Iniziamo questa settimana parlando delle crociate, un elemento importante del Medioevo che noi tutti conosciamo e ricordiamo. Quello che in pochi sanno tuttavia è che il termine “crociata” fu coniato dalla storiografia soltanto nei secoli successivi, mentre precedentemente l’impresa veniva chiamata “passagium”, “peregrinatio”, “expeditio”, “iter”: passaggio, pellegrinaggio, spedizione, cammino (o spedizione militare).
Ai primordi di questo fenomeno storico troviamo un episodio singolare: la crociata dei poveri, detta anche la crociata dei pezzenti, la crociata zero o la precrociata. È stata infatti chiamata in tanti modi dalla storiografia, tutti per distinguere questa impresa popolare dalla prima crociata ufficiale a cui parteciparono i potenti e i nobili. Ma in qualsiasi modo tale evento venga definito, questo è il primo che mi viene in mente quando sento nominare le crociate e perciò non immagino altro argomento da trattare alla partenza del nostro viaggio che si svilupperà in più articoli.
Con il Concilio di Clermont-Ferrand (novembre 1095) Papa Urbano II bandiva la prima crociata, affermando di voler liberare il Santo Sepolcro e conquistare Gerusalemme (terra simbolo della cristianità), con l’intento di strappare la Terra Santa ai musulmani per venire in aiuto ai cristiani d’Oriente. Urbano II promise a chiunque fosse partito la remissione totale della pena per i peccati dell’uomo, che probabilmente fu il motivo principale che mosse moltissima gente a prendere parte alla spedizione.

Forse il pontefice non si aspettava che anche persone povere, umili e disorganizzate accorressero alla sua chiamata. Questa prima impresa fu il frutto della predicazione ad opera del monaco Pietro D’Amiens. Pietro, meglio conosciuto come l’Eremita, in groppa ad un asino e con indosso una camicia di lana e un mantello, riuscì ad attirare a sé un numeroso gruppo di gente, soprattutto contadini, analfabeti, donne ed anche bambini.
Una folla disorganizzata, al grido “Dieu le veult” (Dio lo vuole), cominciò la sua marcia alla volta di Gerusalemme.
Insieme alle truppe del cavaliere francese Gualtieri Senza Averi, partirono già nel marzo 1096 (molti mesi prima della partenza della prima crociata) dalla Francia per raggiungere dapprima la Germania, fermandosi nella città di Colonia nell’aprile dello stesso anno. Pietro riuscì a raggruppare  migliaia di uomini, che giunsero poi a Costantinopoli i primi di agosto 1096.
Il viaggio fu segnato da devastazioni e saccheggi, nonché da episodi di violenza e massacri ai danni soprattutto degli ebrei. Anche nella stessa Costantinopoli furono commessi delitti ed eccessi, tanto che l’imperatore d’Oriente Alessio I Comneno fu costretto ad ordinare un rapido spostamento del gruppo in Asia Minore. Lì, ancor prima di arrivare a Gerusalemme, questi primi crociati furono annientati dai Turchi nell’ottobre 1096. Pochi sopravvissero, tra cui lo stesso Pietro l’Eremita, il quale era scampato al massacro perché si stava recando dall’imperatore di Costantinopoli per chiedere rifornimenti per il suo contingente.
In conclusione questa crociata fu un completo fallimento e i componenti del gruppo sopravvissuti si unirono all’esercito ufficiale capitanato da Goffredo di Buglione, protagonista della prima crociata.
Eleonora Morante
Per approfondire:
RUNCIMAN STEVEN, Storia delle Crociate, Einaudi, Torino 1966.
RUSSO LUIGI, Il problematico carisma del crociato: Ademaro di Puy e Pietro l’Eremita in Il carisma nel secolo XI. Genesi, forme e dinamiche istituzionali. Atti del 27° Convegno del Centro di studi avellaniti, Gabrielli Editore, Verona 2006, pp. 103-125.
TYERMAN CHRISTOPHER, L’invenzione delle crociate, Einaudi, Torino 2000.