In noi la parola eresia evoca immagini di persone che vivono nell’ombra, impossibilitate a dire la loro opinione, di professare la propria fede, visioni di roghi con gente urlante sotto gli sguardi soddisfatti di inquisitori, di pubblica umiliazione. Che sia stato realmente così non vi sono dubbi, anche se nell’interpretare questo fenomeno occorre stare attenti a non utilizzare il nostro punto di vista. Ma cosa vuol dire eresia?
Partiamo dall’etimologia. Eresia deriva dal greco aìresis che letteralmente significa «prendere per se stessi» in senso più ampio «scelta», «modo di vedere particolare e tendente alla separazione». L’eresia o l’eterodossia, i termini si equivalgono, si definiscono in base a un’ortodossia. Nel Nuovo Testamento il termine «eresia» viene usato nel senso di divisione; San Paolo, intorno alla metà del I secolo D.C., sosteneva che le eresie, le divisioni fra cristiani, erano necessarie affinché si potesse conoscere chi praticava la vera fede, e ovviamente i credenti non erano esonerati dalla lotta contro chi sbagliava.
Read More