Una delle prime immagini che anche solo un accenno alla letteratura fantasy evoca è quella di un guerriero in scintillante armatura pronto a sguainare la spada (assieme a quella del drago, ma su questo scottante argomento ritorneremo poi) e lanciarsi eroicamente in battaglia. Ma su tanto fulgido splendore incombe l’ombra di uno dei grandi mali dell’umanità: la guerra.
Tale elemento è più che ricorrente in questo genere, in molte forme: cambia la centralità degli scontri rispetto alla trama, i valori ad esso connessi, la quantità (e la qualità) di dettagli forniti in merito, la luce sotto la quale viene rappresentato.
Quando non è coinvolta la figura del pirata, la maggior parte degli scontri si svolge a terra, e facilmente si trova la magia a fianco delle armi bianche e da lancio sul campo di battaglia, assimilata all’artiglieria degli armamenti reali.
In merito è molto interessante soffermarsi sul libro The Heroes del britannico Joe Abercrombie, che offre prospettive particolari e spesso verosimili. Si tratta di un volume autoconclusivo (anche se la storia si svolge in un mondo in cui l’autore ambienta vari romanzi) di uno degli autori di spicco del panorama fantasy contemporaneo: vanta più di 700 pagine e una settantina di personaggi in scena per descrivere una battaglia di tre giorni. Le famose parole di Churchill “sangue, fatica, lacrime e sudore” sono troppo gentili ed eroiche per descrivere la situazione presentata (a dispetto del titolo o, se si preferisce, in perfetto satirico accordo): non che questi quattro elementi manchino, ma bisogna aggiungere fango, bugie, terrore, stupidità e il capriccio della fortuna.

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