Molti sono stati gli adattamenti delle ballate dedicate all’arciere di Sherwood nel corso degli anni, e non solo in tempi recenti. Ricordiamo per esempio la sua comparsa nel romanzo Ivanhoe di sir Walter Scott, di cui ci ha parlato Valerie. Film, telefilm, cartoni animati, parodie, videogiochi, fumetti, perfino opere liriche e canzoni; non c’è media che non abbia ospitato almeno una volta le avventure del nostro eroe, spesso rimaneggiandone la storia o i personaggi, ma lasciandone intatti i topos letterari: la lotta contro l’oppressione, l’amore, il forte legame di amicizia con i suoi compagni, la fedeltà al regnante legittimo.
Oggi nello specifico parleremo della serie che ha fatto conoscere il mito di Robin Hood alla generazione Bim Bum Bam, cioè quelle persone nate negli anni 80 e cresciuti con i cartoni animati trasmessi sulle reti nazionali e locali.
Intitolata semplicemente Robin Hood, è una serie animata giapponese – o anime, abbreviazione di animêshon, a sua volta traslitterazione giapponese della parola inglese animation – prodotta nel 1990 dalla casa di produzione Tatsunoko Production, già famosa per le saga delle Macchine del Tempo e per i suoi supereroi animati come Kyashan e Hurricane Polimar, e trasmessa per la prima volta l’anno seguente sui nostri schermi da Canale 5.

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