Di tutti gli islandesi è probabilmente uno dei più conosciuti, e se si guarda al Medioevo dell’isola di ghiaccio e fuoco il suo nome è in cima alla classifica. Tutt’oggi, quasi ogni libreria ha tra i suoi scaffali la sua opera più famosa. Sto parlando dello scaldo per eccellenza a cui dobbiamo moltissimo della nostra conoscenza dei miti norreni e della loro affascinante, complessa poesia scaldica: Snorri Sturluson.
Figlio di Sturla Þórðarson e Guðý Böðvarsdóttir, Snorri nacque nell’Islanda occidentale, a Hvammr, da una famiglia potente, politicamente ed economicamente (la stessa famiglia di cui si narrano le vicende nella Sturlunga saga, la saga degli Sturlungar, ma questa è un’altra storia e dovrà attendere). Sull’anno di nascita del poeta non abbiamo certezze assolute, se si trattasse del 1178 o 1179.
Snorri crebbe a Oddi (nell’Islanda meridionale), sotto la tutela di Jón Loptsson, a sua volta di illustre discendenza: suo nonno era SæmundrSigfússon inn froði (“il saggio”, altra importante figura della cultura islandese medievale) e la madre era imparentata col re norvegese Magnús III.
Nel 1199 sposò Herdís Bersadóttir e nel 1202 si trasferì a Borg, ereditando i possedimenti del suocero Bersi inn auðgi (“il ricco”), e dopo quattro anni si stabilì a Reykjaholt (entrambe le località si trovano nell’Islanda occidentale), oggi chiamata Reykholt e dov’è tutt’ora celebrato con una statua dell’artista norvegese Gustav Vigeland.

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