Di tutti gli islandesi è probabilmente uno dei più conosciuti, e se si guarda al Medioevo dell’isola di ghiaccio e fuoco il suo nome è in cima alla classifica. Tutt’oggi, quasi ogni libreria ha tra i suoi scaffali la sua opera più famosa. Sto parlando dello scaldo per eccellenza a cui dobbiamo moltissimo della nostra conoscenza dei miti norreni e della loro affascinante, complessa poesia scaldica: Snorri Sturluson.
Figlio di Sturla Þórðarson e Guðý Böðvarsdóttir, Snorri nacque nell’Islanda occidentale, a Hvammr, da una famiglia potente, politicamente ed economicamente (la stessa famiglia di cui si narrano le vicende nella Sturlunga saga, la saga degli Sturlungar, ma questa è un’altra storia e dovrà attendere). Sull’anno di nascita del poeta non abbiamo certezze assolute, se si trattasse del 1178 o 1179.
Snorri crebbe a Oddi (nell’Islanda meridionale), sotto la tutela di Jón Loptsson, a sua volta di illustre discendenza: suo nonno era SæmundrSigfússon inn froði (“il saggio”, altra importante figura della cultura islandese medievale) e la madre era imparentata col re norvegese Magnús III.
Nel 1199 sposò Herdís Bersadóttir e nel 1202 si trasferì a Borg, ereditando i possedimenti del suocero Bersi inn auðgi (“il ricco”), e dopo quattro anni si stabilì a Reykjaholt (entrambe le località si trovano nell’Islanda occidentale), oggi chiamata Reykholt e dov’è tutt’ora celebrato con una statua dell’artista norvegese Gustav Vigeland.

Snorri non era figlio unico, e sappiamo che i suoi rapporti coi fratelli Þórðr e Sighvatr, e col nipote Sturla Sighvatsson, furono incostanti, sfociando nel burrascoso, tanto che nel 1227-1228 Snorri e Þórðr spodestarono dal ruolo di goði (importante carica politico-religiosa) il nipote Sturla, il quale poi nel 1236 attaccò la fattoria di Snorri a Reykjaholt e mutilò suo figlio Órækja.
Grazie alla posizione sociale garantita dalla sua nascita, allo studio e alle proprie abilità Snorri divenne una figura di spicco, venendo scelto nel 1215 come lögsögumaðr, ovvero l’ “uomo che dice la legge”, figura custode delle leggi, che conosceva a memoria e recitava in caso di necessità, specialmente durante le dispute giudiziarie. La nomina, che durava circa tre anni, era assegnata dall’assemblea generale islandese, l’Alþingi.
Snorri mantenne questa carica, a cui si accompagnò una crescente ricchezza, fino al 1218 e dal 1222 al 1231.
Ma Snorri non fu impegnato politicamente solo in Islanda: si recò due volte in Scandinavia, raggiungendo non solo la Norvegia, ma anche la Svezia nel suo primo viaggio del 1218-1220. In questa occasione conobbe il reggente norvegese, lo jarl Skúli Bárdsson ed il giovane re Hákon Hákonarson (Hákon IV), che gli riservò molti onori.
Ma la posizione di Snorri, per quanto scaltro fosse, non era delle più facili, ritrovandosi a doversi giostrare tra la fedeltà alle proprie origini islandesi e le mire di annessione norvegesi, presso la cui corte cercava di mediare, senza dimenticare mai il proprio profitto.
Il secondo viaggio in Norvegia, negli anni 1237-1239, pose Snorri in una situazione ancora più complessa: i rapporti tra re Hákon e lo jarl Skúli erano deteriorati in maniera irrimediabile, e nel momento di scegliere a chi riservare il proprio appoggio Snorri fece un errore che gli si rivelò fatale scegliendo lo jarl. La decisione di rientrare in Islanda, a dispetto del volere del sovrano, peggiorò la situazione. Hákon dichiarò che Snorri venisse condotto al suo cospetto o ucciso, ed infatti, il 23 settembre 1241, lo scaldo trovò la morte nella sua fattoria a Reykjaholt, assassinato durante la notte.
Ciò che rende Snorri Sturluson una figura attraente per tanti è però la sua produzione letteraria (o almeno ciò che ne è sopravvissuto fino ai giorni nostri). Per prima non possiamo che nominare l’Edda di Snorri Sturluson, conosciuta anche come l’Edda in prosa per distinguerla dall’Edda poetica, antecedente e d’autore sconosciuto. Di poesia tratta anche il testo di Snorri, sebbene sia, appunto, un testo in prosa e di mitologia: il testo infatti si propone di istruire il lettore nella complessa arte scaldica che durante la vita di Snorri era già in declino per varie motivazioni, tra cui le influenze letterarie continentali ed il suo stretto legame con il paganesimo. Era infatti necessaria una buona conoscenza di tutti i racconti mitici ed eroici per comprendere l’elaborato sistema di metafore e riferimenti in uso, e Snorri proprio di questi ci parla, oltre che dei vari metri in uso, in questo studio di poetica.
Snorri fu anche uno storico: a lui è attribuita la monumentale Heimskringla (in antico norreno “cerchio del mondo”), che narra le vicende dei re norvegesi dalla supposta discendenza dal dio Odino a Magnus Erlingson (Magnus V). Il titolo attuale dell’opera deriva dalle prime parole con cui inizia: kringla heimsins, che vennero scelte per creare il titolo con cui oggi l’opera è conosciuta dall’editore Peringsköld nel 1697.
Si è inoltre supposta una sua paternità anche per la Egils saga Skallagrímssonar.
Rimanendo nel mondo delle saghe, Snorri è a sua volta un personaggio, immortalato nella saga scritta da suo nipote Sturla Êórõarson, la Íslendinga saga, parte della sopracitata Sturlunga saga.
Ma questa non è la sua unica apparizione nel mondo delle saghe, tanto che conosciamo di lui più di quanto non sappiamo di tanti altri autori del suo tempo.
Valérie Morisi
Per approfondire:
BROWN NANCY MARIE, Song of the Vikings: Snorri and the Making of Norse Myth, Palgrave Macmillan, 2012.
SANGRISO FRANCESCO (a cura di), Snorri Sturluson. «Heimskringla»: le saghe dei re di Norvegia (I), Edizioni dell’Orso, Alessandria 2013 (prima parte dell’opera).
STURLUSON SNORRI, Edda, tradotto con introduzione e note di Gianna Chiesa Isnardi, Garzanti, Milano 2016.