
Cari amici medievaleggianti, il libro che recensiamo oggi è il romanzo L’ultima candela di Krujë di Stefano Amato edito da Neri Pozza nel 2023.
Inizio subito col dire che questo romanzo mi ha colpito per diverse ragioni, prima fra tutte l’ambientazione. E’ la prima volta, infatti, che mi capita di leggere un romanzo ambientato nell’Albania medievale e di fare la conoscenza di alcuni dei suoi eroi nazionali.
La storia si svolge in un arco di tempo che va dal 1447 al 1520, ripercorrendo la vita della protagonista Hënëza (Enza) che ci mostra attraverso i suoi occhi la guerra per l’indipendenza albanese. Interessante anche la scelta di approfondire tutte le tappe della guerra, combattuta principalmente dall’eroe nazionale Gjergj Kastrioti Skënderbeu (Giorgio Castriota), che fa sia da cornice che da protagonista. Scegliere un’ambientazione e un pezzo di storia poco noti, ha reso il libro affascinante, un viaggio verso terre lontane ma che in realtà sono, ed erano, molto vicine al Bel Paese. E non a caso, in questo scontro infinito per liberare l’Epiro dal giogo turco, l’Italia e le sue dinamiche hanno un ruolo fondamentale tanto che incideranno sull’esito finale dello scontro. La guerra è vissuta da ogni punto di vista: condottieri, principi, generali, contadini e servi. E questo è un altro punto a favore.
Abbiamo la possibilità di viaggiare attraverso la storia imparando a immedesimarci in ogni strato della popolazione, dagli alti ranghi ai fruttivendoli del mercato, e questo rende il libro estremamente attuale, come anche la scelta di far lasciare la terra natia alla nostra protagonista. L’autore riesce a rendere vivida, attuale, cruda ma senza mai l’uso di una retorica eccessiva, la sensazione di disperazione e di dolore degli esuli, di chi è costretto a lasciare la propria terra per sopravvivere, di chi parte ma in realtà vorrebbe restare. Questa forse è la parte emotivamente più coinvolgente, perché la viviamo oggi ogni giorno.
“E ancora c’era chi piangeva perché aveva semplicemente paura. La paura del domani, quel foglio bianco che solo Dio poteva dipingere.” Una paura però che è anche coraggio e voglia di vivere, che si scontra ma non soccombe all’ostilità della terra che accoglierà i profughi. Riti religiosi diversi, lingue, culture, portano con sé lo stigma del pregiudizio e leggerlo ben contestualizzato in un romanzo ad ambientazione medievale trovo che abbia reso questo periodo storico più umano, meno epico e asettico. Non solo una guerra che epica e sanguinosa lo è stata davvero, e che meriterebbe di essere approfondita di più, ma anche i suoi risvolti. Questo è il grande pregio del romanzo di Amato: l’umanità, la quotidianità, la fotografia delle vite vissute e di come cambiano, delle speranze e dei sogni che si scontrano con la vita vera ma che resistono e tentano di ricostruirsi.
Quella dell’autore è stata una scelta coraggiosa, ma che ho apprezzato perché è un romanzo che non si fa leggere per noia ma che ti costringe a riflettere e anche a confrontarti con te stesso. Mi sento di fare i complimenti all’autore e ad invitarlo a scrivere di altre “storie dimenticate”, perché gli eroi che combattono e quelli che sopravvivono meritano di essere ricordati.
Martina Corona
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