Cari amici medievaleggianti, il libro che recensiamo per voi oggi è Medioevo che crea. Innovare, inventare, sperimentare nell’Italia dei secoli X – XIV, a cura di Franco Franceschi, Paolo Nanni e Gabriella Piccinni (Editori Laterza, 2025).

Il senso del volume è racchiuso nell’introduzione curata da Franceschi: La creatività del Medioevo: il senso di una proposta. Il punto non è tanto dimostrare che il Medioevo non è un’epoca buia come ancora capita di sentire, ma imparare a leggere le dinamiche di una società complessa, che per sua natura non può essere ridotta a un semplice contraltare dello stereotipo. Importanti, a questo proposito, sono anche gli altri due saggi introduttivi firmati da Nanni, La consapevolezza del mutare dei tempi, e da Piccinni, Laboratori di comunicazione politica: immagini e parole.

Un’altra scelta che abbiamo particolarmente apprezzato è stata quella di dividere il volume in aree tematiche, cosa che rende la lettura scorrevole e ci restituisce l’intenzione di pubblicare un contributo di più ampio respiro. Oltre ai saggi introduttivi, perciò, troviamo altre quattro aree: Organizzare, finanziare, amministrare le città; Corpo sociale, vita civile, vita politica; Trasformazioni delle tecniche e nuovi saperi; Nuovi linguaggi, idee, rappresentazioni.

Interessanti i contributi di tutti gli autori che con il loro stile lineare e divulgativo hanno permesso di rendere accessibile ogni argomento proposto. Possiamo affermare che questo volume è una boccata d’aria fresca nel panorama delle pubblicazioni di stampo accademico perché ha il pregio importante di interessare il lettore, che non deve essere necessariamente un addetto ai lavori.

A titolo esemplificativo vi cito quattro saggi che mi son piaciuti molto, uno per area tematica, di argomenti mainstream che però sono riusciti a non trattare in maniera scontata:

  • La nascita del processo inquisitorio di Massimo Vallerani;
  • Il potere nelle campagne di Sandro Carocci;
  • Saperi commerciali da Oriente a Occidente di Amedeo Feniello;
  • Identità femminili e lavoro di Beatrice del Bo.

Troppi lavori si concentrano su aspetti iper-specifici e con un linguaggio che non lascia spazio a chi ancora non ha imparato ad interagire con il Medioevo. Questo volume, per fortuna, non rientra nella casistica. Medioevo che crea è un testo capace di incuriosire senza mai banalizzare l’argomento proposto; è un testo di ampie vedute che restituisce alle dinamiche di una società la giusta chiave di lettura con cui andrebbero affrontate; e in ultimo, ma non per importanza, è un testo scorrevole, si lascia leggere da solo. E per quanto a volte non se ne parli, questo è un punto importante per il lettore di ogni genere.

Un contributo da leggere, da esplorare e da cui trarre ispirazione per approfondire aspetti più o meno conosciuti di questo bellissimo (e lunghissimo) periodo storico.

Consigliato!!

 

Martina Corona

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