
Cari medievaleggianti, il film che recensiamo oggi è fresco fresco di visione. Rilasciato nelle sale cinematografiche il 5 dicembre 2024, noi siamo andati a vederlo l’8 sera in compagnia di un nostro utente che ha trovato il coraggio di affrontare questa prova di coraggio insieme a noi.
Il film in questione è Il monaco che vinse l’apocalisse che, come potrete dedurre dal titolo della recensione, parla di Gioacchino da Fiore, figura interessantissima e altrettanto controversa dei secoli centrali del Medioevo. Spiegare il pensiero dell’abate già non è semplice di per sé, figuriamoci condensarlo in un’ora e mezza di pellicola e infatti nonostante il tentativo non ci sono riusciti.
Rispetto a tutti gli altri film che abbiamo recensito ultimamente però questo ha delle note positive che bilanciano la confusione che ti rimane dopo la visione. Innanzitutto, ha una bellezza estetica e fotografica che rimane impressa, complimenti a chi l’ha realizzata perché solo questo “dettaglio” vale la visione della pellicola. Hanno tentato di far permeare un alone storico in sala lasciando i nomi dei dei personaggi in latino, abbiamo apprezzato. Altra grande nota positiva, la presenza della luce! Dopo tanti film in cui il “filtro Medioevo”(buio, cupo, oscuro) abbonda, questo film restituisce un po’ di colore e gioia per gli occhi. Per questa impostazione si sono meritati un punto in più.
Le note dolenti, però, impediscono di dare la sufficienza al film nonostante ci avessimo creduto fino alla fine. Di seguito vi riportiamo i motivi per cui non siamo stati contenti della visione:
- Se non sai chi è Gioacchino da Fiore, esci dal cinema continuando a non saperlo;
- Il pensiero di Gioacchino da Fiore è ridotto a tre cerchi, che rappresentano la Trinità e il passato/presente/futuro, di tutto il resto non c’è dato sapere. Sappiamo che è difficile tradurre su schermo il suo pensiero ma vederlo trasposto in questo modo ci ha lasciato perplessi e non siamo sicuri, tra l’altro, che chi era in sala abbia compreso di cosa si stava parlando. (Giulia ha spiegato molto bene il pensiero di Gioacchino nel suo articolo, che trovate linkato nel testo o a fine pagina);
- Alcune scene sono palesemente inserite a caso e non danno alcun aiuto alla trama: la presenza di tre monaci che cercano di fermare la costruzione dell’abbazia. Sono benedettini? Sono realmente monaci? Sono dei sobillatori? Non lo sappiamo.
- Una visione eccessivamente francescana di Gioacchino da Fiore. Vi giuriamo che durante la visione eravamo in dubbio sul chi fosse il protagonista del film, era San Francesco o Gioacchino da Fiore? Per carità ci sono delle somiglianze tra i due, ad esempio entrambi rinunciano alla vita agiata per abbracciare la fede, ma in generale il film sembra risentire della lettura che si è fatta a posteriori delle opere dell’abate calabrese proprio in ambito francescano.
- Il finale infarcito di dettagli e testi che ti rovinano la comprensione del film, o quello che sei riuscito a trarne fino a quel momento. Insomma, il risultato è un po’ confusionario.
- E soprattutto, in che senso ha vinto l’apocalisse??
Il monaco che vinse l’apocalisse dà l’impressione di essere un film a metà tra l’onirico e il metaforico che non riesce però a trovare una sua dimensione. Esteticamente bellissimo, ma è una di quelle pellicole che ti lascia poco purtroppo. Se volete vederlo, avete ancora qualche giorno di tempo per andare al cinema! (E fateci sapere cosa ne pensate ovviamente).
Noi per adesso ci fermiamo qui, buona visione e alla prossima!
Martina Corona
Per approfondire:
POTESTÀ GIAN LUCA, Il tempo dell’Apocalisse, Vita di Gioacchino da Fiore, Laterza, Bari, 2010
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