Rabano è qui, e lucemi dallato 

il calavrese abate Giovacchino, 

di spirito profetico dotato.

(Paradiso, XII 139-141)

Tra gli uomini più influenti  in campo intellettuale del Medioevo, sicuramente Gioacchino da Fiore occupa un posto abbastanza alto in classifica. Fu uno scrittore assai prolifico e le sue opere non caddero nell’oblio dopo la sua morte, anzi acquistarono maggiore fama! 

Se volete saperne di più sulla vita di questo personaggio vi rimando a un articolo dedicato, mentre in questo proverò a descrivervi il pensiero e le opere di Gioacchino da Fiore, compito assai arduo visto che dovremmo essere tutti dei profondi conoscitori della Bibbia e dei Padri della Chiesa, ma proveremo lo stesso.

Poco tempo dopo che Gioacchino decise di abbandonare la vita laicale in favore di quella monastica, si dedicò alla stesura della Genealogia: breve testo la cui particolarità risiede nella presenza di un diagramma raffigurante l’albero delle generazioni, un elemento grafico ricorrente negli scritti gioachimiti, che rappresenta la storia del mondo da Adamo fino a Cristo, dall’Incarnazione fino al ritorno di Cristo Giudice e la fine del mondo. 

In questo testo già viene alla luce quello che è il pensiero di Gioacchino, infatti la sua dottrina storica prevedeva d’interpretare gli avvenimenti dell’Antico Testamento in correlazione con quelli del Nuovo, facendo sì di prevedere gli eventi futuri basandosi su quelli già accaduti.

Ma è durante il suo soggiorno nell’abbazia cistercense di Casamari (attuale provincia di Frosinone) che il calabrese scrive le sue opere più importanti: Psalterium decem chordarum, il Liber concordiae Novi ac Veteris Testamenti e l’ Expositio in Apocalypsim

Il primo testo comprende una prima parte dedicata alla natura della Trinità, che ancora all’epoca era materia di discussione. Gioacchino si schiera, anche se non apertamente, contro il teologo Pietro Lombardo il quale non riconosceva l’unità tra la natura divina e le tre Persone, sostenendo che fosse accidentale, paventando così secondo Gioacchino una sorta di quaternità. Il resto del libro comprende una sezione dedicata ai Salmi e ai tre ordini che compongono la società cristiana, mentre l’ultima parte riporta un breve canone per la recita dei salmi.

L’originalità del pensiero di Gioacchino risiede proprio nella sua interpretazione della dottrina trinitaria: è operante nella Storia, comanda il corso degli avvenimenti, che vanno letti in ottica biblica. 

Il monaco divide le epoche in tre età: del Padre, che risale alle vicende che hanno attanagliato il popolo ebraico; del Figlio, che è il presente; infine verrà quella dello Spirito Santo

Se prima di lui si interpretava la storia “alla maniera” di Sant’Agostino, quindi si attendeva passivamente l’arrivo dell’Anticristo e il Giudizio Universale, con Gioacchino si aggiunge una nuova fase che si colloca prima della fine del mondo, durante la quale si raggiungerà la pienezza della Storia e la definitiva comprensione delle Sacre Scritture. Una nuova spiritualità caratterizzerà questo periodo. 

Questi concetti vengono ulteriormente sviluppati negli altri due testi scritti a Casamari.

Nel Liber concordiae Novi ac Veteris Testamenti, composto da cinque libri, si sviluppa meglio la teoria descritta sopra. Gioacchino ripercorre la storia del racconto dell’Antico Testamento, in particolare, trovando corrispondenze con la realtà a lui contemporanea. 

I sette giorni della Creazione sono interpretati come i sette periodi della storia dell’Antico Testamento, da Adamo a Gesù Cristo; come i sette periodi della storia del Nuovo Testamento, da Gesù Cristo alla contemporaneità di Gioacchino; e infine, come i sette tempi futuri, dal presente fino alla fine del mondo. 

In particolare, il tempo di Gioacchino è il sesto periodo dell’Età del Figlio, che secondo il monaco sarebbe finito a breve e quindi il mondo stava entrando nel settimo periodo, che sarebbe durato fino all’avvento dell’Età dello Spirito. 

Il computo delle ere fatto da Gioacchino utilizza come unità di misura la generazione: quarantadue erano le generazioni intercorse da Abramo a Cristo, altrettante sarebbero state quelle successive. Il monaco, però, non dà mai una data precisa per l’inizio dell’ultima Età, che solo molto dopo la sua morte viene identificato con il 1260

Infatti, in questo fatidico anno prende vita il movimento dei flagellanti che tramite la mortificazione del proprio corpo cerca l’espiazione non solo per sé ma anche per gli altri, soprattutto in periodi di carestia, epidemia, ecc. E sempre in questo anno inizia la predicazione di Gherardo Segarelli, che viene identificato da Dolcino stesso come il fondatore del movimento degli apostolici.  

L’altro testo, iniziato a Casamari, è l’Expositio in Apocalypsim. Composto da 8 libri, è forse il suo testo di maggior successo e che ha influenzato almeno una parte dei pensatori successivi.

Come intuibile, questo libro interpreta l’Apocalisse non come un testo profetico ma come racconto reale del passato, presente e futuro della Chiesa. Questa interpretazione si forma attraverso la comparazione di due serie di Sette Sigilli, quelli che si trovano nel testo di Giovanni e quelli legati ai patimenti del popolo ebraico, e in questo sta l’originalità di Gioacchino. Infatti, prima di lui ci si era limitati ad associare i Sigilli dell’Apocalisse alla storia cristiana e non a quella degli ebrei.

Insomma, volendo semplificare, Gioacchino da Fiore piega la simbologia apocalittica e non alla sua concezione della progressione storica.

Questi sono i testi più importanti e che hanno avuto maggiore influenza nel periodo successivo alla sua morte, che non ha fermato la diffusione dei suoi scritti e la loro successiva interpretazione, come si è accennato qua e là. 

Ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un prossimo articolo!

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

AA.VV., Gioacchino da Fiore tra Bernardo di Clairvaux e Innocenzo III, Atti del V Congresso Internazionale di Studi Gioachimiti, a cura di R. Rusconi, Viella, Roma 2001

AA.VV., Storia e messaggio in Gioacchino da Fiore, Atti del I Congresso Internazionale di Studi Gioachimiti, a cura di A. Crocco, San Giovanni in Fiore 1980

D’ELIA FRANCESCO, Gioacchino da Fiore. Un maestro della civiltà europea, Rubbettino, Catanzaro 1999

 

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