
Impiccheranno Geordie con una corda d’oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re,
vendendoli per denaro.
Chi non conosce questo ritornello? In pochi, probabilmente. È quindi necessario un articolo dedicato a questa celebre ballata cantata da Fabrizio De André. Geordie è una delle canzoni di Fabrizio De André che più di altre ci riporta a un immaginario medievale, insieme, ad esempio, a Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers. Dietro questi versi si nasconde infatti una storia molto più antica.
Il brano è la traduzione e reinterpretazione di un’antica ballata britannica composta tra il XV e il XVI secolo, tramandata in numerose varianti. In alcune versioni il protagonista è accusato di aver ucciso un nobile. Anche se, contrariamente alla versione che conosciamo, in questo caso la moglie riesce a salvarlo pagando una somma ingente di denaro.
Una delle ipotesi collega la vicenda alla figura di George Gordon, coinvolto in una cospirazione contro Giacomo VI di Scozia (il futuro Giacomo I d’Inghilterra), vissuto tra la fine del XVI e la prima metà del XVII secolo, fu il primo sovrano a regnare su tutte le isole britanniche. George Gordon, accusato di tradimento, fu in seguito graziato dal sovrano.
Ricorderete, tuttavia, l’inizio della celebre canzone:
Mentre attraversavo London Bridge,
un giorno senza sole
Vidi una donna pianger d’amore
piangeva per il suo Geordie
Vi chiederete: ma non si stava parlando della Scozia? Infatti, la versione più celebre della ballata e quella alla quale fa riferimento Fabrizio De André è raccolta nelle The English and Scottish Popular Ballads, curate nel 1882 da Francis James Child (Child Ballads, n. 209). In questa versione la storia viene trasferita in Inghilterra poiché nel XVIII secolo la rivoluzione agricola aveva dato inizio alla privatizzazione dei boschi e dei prati, divenuti proprietà privata. Anche le foreste divennero proprietà regale e chiunque vi si introducesse veniva incriminato e impiccato. Nella ballata vengono citati anche i cervi, infatti questi animali offrivano un enorme vantaggio ai proprietari sia dall’attività venatoria sia dalla carne di cervo, considerata un cibo prestigioso. Vennero composte numerose ballate sull’argomento e così anche la versione della storia di Geordie.
De André reinterpreta questa canzone nel 1966 assieme a Maureen Rix alla quale viene affidata la voce femminile nel duetto. Faber si ispira alla versione incisa da Joan Baez nel 1962 nell’album Joan Baez in Concert, basata su una versione tradizionale del Somerset, in Inghilterra. La storia è quella di un giovane bracconiere che viene catturato per aver rubato e ucciso dei cervi nel parco del re. Storicamente si è ipotizzato che il protagonista potesse essere un rapinatore inglese di nome George Stoole, giustiziato nel 1610.
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent’anni ancora.
Cadrà l’inverno anche sopra il suo viso, potrete impiccarlo allora
Nonostante le suppliche della sua amata, purtroppo Geordie viene condannato all’impiccagione, concludendo in questo modo anche la celebre ballata:
Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare
Anche se piangeranno con te
La legge non può cambiare
Così lo impiccheranno con una corda d’oro
È un privilegio raro
Rubò sei cervi nel parco del re
Vendendoli per denaro
La canzone venne poi inclusa da Faber nell’album del 1969 Nuvole Barocche e anche nella versione live Fabrizio De André in concerto del 1999 dove la voce femminile questa volta è affidata a Ludovica Vittoria (detta Luvi), figlia dello stesso Fabrizio e di sua moglie Dori Ghezzi.
Eleonora Morante
Per approfondire:
PISTARINI WALTER, Fabrizio De André. Il libro del mondo. La storia dietro le canzoni, Giunti Editore, Firenze 2010.
GUASTELLA GIANNI; PIRILLO PAOLO, (a cura di) Menestrelli e Giullari: il Medioevo di Fabrizio De André e l’immaginario medievale nel Novecento italiano, Edifir, Firenze 2012.
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