Avevo già trattato il mito di Carlo Magno in età alto-medievale, e nella costruzione ideologica della Comunità Europea. È arrivato il momento di parlare del controverso processo di canonizzazione del primo imperatore carolingio, risalente al 1165, per conto di Federico I Hohenstaufen.

Carlo Magno divenne fonte di grande ispirazione per il regno del Barbarossa che, di concerto con il re d’Inghilterra Enrico II Plantageneto, ne organizzò la cerimonia di beatificazione, inserendolo nel pantheon dei santi nazionali “tedeschi”. Questa era una pratica in via di affermazione nell’Europa medievale del XII secolo.

Con questa mossa inaspettata il Barbarossa, in forte difficoltà per via dell’aumento delle tensioni con il papa romano Alessandro III, poteva legittimare la propria attività politica nei confronti dei suoi nemici, e rafforzare l’autorità dell’antipapa Pasquale III. I preparativi della cerimonia furono preceduti da una serie di iniziative, come ad esempio la ricerca della tomba del defunto imperatore, ritrovata con l’aiuto del favore divino nelle cripte della cappella palatina di Aquisgrana. Sappiamo inoltre che venne asportato un braccio dalla salma del sovrano carolingio, posto poi in un reliquiario.

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