Sviluppato da The Dust e pubblicato da Kalypso Media, The Inquisitor ci porta in una realtà alternativa alla nostra, in un Medioevo ucronico.

Basato sui romanzi dello scrittore polacco Jacek Piekara, la storia alla base dell’ambientazione, simile a quella del nostro mondo, diverge nella scelta di Gesù che, al momento della crocifissione, decide di non sacrificarsi ma bensì di liberarsi e vendicarsi sui suoi persecutori, romani ed ebrei, portando i cristiani a conquistare violentemente l’Impero Romano. Un dark fantasy quindi, dove il Cristianesimo ha un’impronta più violenta e spietata, in cui caratteristiche come la pietà ed il perdono sono visti come peccati mortali, ed in cui l’Inquisizione si muove attivamente per combattere i nemici della fede: eretici, streghe e vampiri.

Come nei romanzi di Andrzej Sapkowski dedicati allo strigo Geralt di Rivia, su cui hanno basato videogiochi e serie televisive, anche nelle storie di Piekara sono presenti il sovrannaturale e la magia, che nel videogioco si riflettono soprattutto nella trama principale che il nostro avatar si troverà ad affrontare.

Nel gioco, uscito a febbraio, ci troveremo a vestire i panni dell’inquisitore Mordimer Madderdin, protagonista anche dei romanzi, che per ordine del vescovo di Hez Hezron si recherà nella cittadina di Königstein (basata sull’omonima città tedesca) per indagare sulle voci riguardanti la presenza di un vampiro. Si troverà così al centro di un complotto, tra assassini rituali e lotte di potere, che l’inquisitore, con la nostra guida, dovrà affrontare grazie alle sue capacità marziali e di investigatore, grazie anche all’accesso ad un piano spirituale, chiamato Unworld, che gli permette di esaminare le prove e le testimonianze raccolte ed allo stesso tempo rivivere gli eventi passati legati agli oggetti che troveremo.

Un misto di azione ed investigazione, quindi, ma purtroppo il gioco non convince in nessuna delle due modalità. I combattimenti, infatti, sono abbastanza monotoni, con un sistema di attacchi e parate quanto mai rudimentale e semplicistico, che porta a scontri spesso ripetitivi, in cui a variare è solo il numero di avversari che ci troveremo ad affrontare. Sul piano investigativo, nonostante la presenza del piano alternativo, abbiamo un gioco che ci conduce per mano verso la soluzione delle missioni, con il gioco che non ci permette di passare da una zona all’altra della città o di interagire con i personaggi non giocanti se non quando necessari all’avanzamento della storia, che spesso corrisponde alla raccolta di tutti gli indizi presenti nell’area. Indizi che, sebbene nascosti nella mappa, potremmo tranquillamente scoprire grazie ad un altro potere del nostro personaggio, che gli permette, ritirandosi in preghiera, di evidenziare gli oggetti e le persone con cui può interagire.

Uno svolgimento dell’avventura principale monotono, ma che viene reso leggermente più dinamico dalla presenza di altri (pochi) elementi interattivi nelle zone di gioco, come mini giochi o eventi e libri che, come in altri videogiochi, permettono di approfondire la storia della città e dell’ambientazione. Le interazioni con i personaggi non giocanti inoltre, sia legati alla trama che al mondo di gioco, forniscono la possibilità al giocatore di decidere il modo in cui comportarsi, scegliendo un approccio più duro ed, appunto, inquisitorio o un atteggiamento più diplomatico e pacato, andando ad influire così sui rapporti con i personaggi non giocanti e sullo svolgersi degli eventi. Sono altresì presenti dei quick time event, la cui riuscita o meno impatta sull’avanzamento della trama.

Per quanto riguarda il comparto audiovisivo, purtroppo, ci troviamo di fronte ad un prodotto appena sufficiente. Le ambientazioni, siano esse esterne che interne, sono realizzate in maniera impeccabile, dando quasi l’impressione di trovarsi veramente in una cittadina medievale, ma i modelli dei personaggi non reggono il confronto con altri titoli odierni, e non parlo di titoli tripla A. Al momento non ho riscontrato bug, ma il motore grafico ha una qualità altanellante, con le animazioni, in particolare dei volti, che rendono i modelli nel migliore dei casi inespressivi, il che va ad impattare anche sull’immersività (nonostante il buon lavoro di doppiaggio di alcuni personaggi, in primis il protagonista).

Nel complesso parliamo quindi di un titolo che si basa interamente sull’appeal dell’ambientazione e delle vicende, ma che purtroppo non convince dal lato tecnico. Vi consiglio comunque di provarlo, la demo è scaricabile gratuitamente su Steam e sugli store di Playstation e XboX. Unico avviso, il gioco non è disponibile in italiano.

 

Dario Medaglia

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Written by : Redazione

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