
Tra le materie più odiate dagli studenti, almeno fino all’università, la Storia compare sicuramente tra i primi posti. Le ragioni di tutto questo, al di là dei gusti personali, vengono spesso rintracciate nelle modalità di presentazione della materia nelle scuole: la Storia risulta troppo spesso essere una sequela di fatti e date da dover imparare a memoria. Fortunatamente la situazione non è così tragica, c’è chi crescendo rivaluta la conoscenza del passato e tra podcast, conferenze, libri e social colma le sue lacune e scopre nuovi mondi ma non tutti cambiano atteggiamento in positivo nei confronti della disciplina.
Consapevoli dei diversi limiti dell’insegnamento della storia, limiti che vanno dalla scarsa preparazione dell’insegnante al rispetto degli astrusi piani di studio previsti dal ministero, i docenti Andrea Micciché, Igor Pizzirusso, Marcello Ravveduto hanno deciso di cimentarsi nella scrittura di di manuale d’insegnamento per le nuove generazioni di docenti.
Gli autori di “ Il primo libro di didattica della storia (Einaudi 2025), partono dalla fondamentale premessa che l’insegnamento della Storia non si basa solo l’apprendimento di contenuti ma soprattutto sull’alfabetizzazione storica degli studenti che saranno anche i cittadini del domani.
Con l’avvento di nuove tecnologie e con studenti che sono sempre più addentro al mondo virtuale. la metodologia didattica dovrà per forza cambiare, e in parte lo sta già facendo, e il volume oggetto di questa recensione s’inserisce proprio nella rotta del cambiamento che vede un dialogo sempre più serrato tra disciplina storica e tecnologia.
Il volume è denso di contenuti. Dopo un primo capitolo dedicato ai metodi della storia, cioè a come si forma “ la cassetta degli attrezzi” dello storico, capitolo che consiglio di leggere soprattutto a chi pensa che per fare storia basti leggere dei libri, si arriva a descrivere una didattica che miri a coinvolgere lo studente in prima persona. Proseguendo nella lettura ci s’imbatte in quello che a mio giudizio è tra i capitoli più importanti intitolato “Le sfide della didattica della storia” che punta a spiegare quale sia il ruolo della Storia non solo nelle scuole ma e soprattutto nella società, dopotutto i docenti stanno formando i cittadini del futuro. E proprio per far capire a cosa serve la storia, perché è importante conoscerla, che mi permette di reputarlo uno dei capitoli più interessanti e fondamentali di tutto il libro. Proprio per sottolineare quanto sia fondamentale ve ne lascio un brevissimo estratto nella speranza che gli autori mi perdonino per il piccolo spoiler:
A causa dei discorsi che si generano nella sfera pubblica, gli studenti hanno difficoltà a cogliere le differenze tra le opinioni sul passato e le analisi degli storici. È necessario mostrare, perciò, la differenza tra un parere personale e il metodo scientifico per dimostrare che la verità storica non esiste senza una meticolosa attività di ricerca. Gli studenti che nascono, crescono e vivono nell’ambiente mediatizzato equiparano la ricostruzione storica al racconto mediale giungendo alla conclusione che l’interpretazione dello storico è un’opinione di parte, una manomissione della «verità» esistente, in perenne attesa di essere trovata nella sua unicità. La confusione tra interpretazioni storiche e opinioni personali produce la relativizzazione della ricerca scientifica. I risultati a cui arriva lo storico sono considerati una della tante ipotesi plausibili.
Spero che abbiate trovato illuminante quanto me questo passaggio, ma ve ne sono tanti altri nel libro di altrettanta profondità.
Detto ciò, non mi resta che dirvi che il volume non si basa solo sulla teoria ma vi è anche una parte che possiamo definire pratica che analizza i vari tipi di fonti e come si possono usare a lezione, come integrare le risorse digitali nella didattica (non viene demonizzato alcun prodotto digitale anzi viene dimostrato come anche un meme può essere utile).
Concludendo, questo libro lo consiglio non solo ai docenti delle scuole di tutti gradi e indirizzi ma anche agli studenti universitari e non che desiderano apprendere come la Storia sia fondamentale nella nostra società e come s’inserisce nel dibattito pubblico, ma soprattutto che ruolo deve avere lo storico nel nostro mondo.
Giulia Panzanelli
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