
INTRODUZIONE:
Dante lo ha reso immortale, inserendolo nella sua Divina Commedia come «colui che fece, per viltade il gran rifiuto». Stiamo parlando di Celestino V, il pontefice che decise di abdicare. Al secolo si chiamava Pietro del Morrone, ma cosa sappiamo veramente di lui? Gli abbiamo dedicato, quindi, un articolo biografico.
BIOGRAFIA:
Pietro nacque nel 1209 o nei primi mesi del 1210 nella contea di Molise, appartenente al Regno di Sicilia. Crebbe, assieme ai suoi fratelli, con i genitori Angelerio e Maria. Dopo la morte prematura del padre, rimase sotto la tutela della madre. Verso il 1231 Pietro iniziò a orientare la propria esistenza verso una forma di vita consacrata alla solitudine e alla preghiera. Per poter realizzare questo progetto e accedere al sacerdozio, si mise in cammino alla volta di Roma. Durante il viaggio trovò rifugio sul monte Porrara, dove trascorse un periodo di ritiro prima di raggiungere la città, tra il 1233 e il 1234, e ricevere l’ordinazione sacerdotale. Tra il 1235 e il 1240 Pietro si stabilì sul monte Morrone, vivendo in una grotta.
La presenza sempre più numerosa di fedeli, attratti dalla fama religiosa di Pietro, rese progressivamente più difficile il mantenimento del suo isolamento. Per ritrovare condizioni favorevoli alla contemplazione, egli lasciò quindi il monte Morrone e si stabilì in un’area più appartata della Maiella. Qui, tra il 1240 e il 1245, raccolse intorno a sé altri uomini desiderosi di seguire uno stile di vita eremitico, dando origine a una comunità religiosa. La comunità fondata da Pietro si sviluppò senza assumere inizialmente i caratteri di un Ordine religioso autonomo. Il suo inserimento nell’organizzazione monastica benedettina fu sancito da papa Urbano IV il 1° giugno 1263, quando la Congregazione venne ufficialmente ricondotta a tale tradizione. L’esperienza religiosa di Pietro si collocava in un periodo attraversato da attese di rinnovamento della Chiesa. Alcune correnti spirituali, influenzate dagli scritti e dalle interpretazioni del pensiero di Gioacchino da Fiore, immaginavano una futura fase della storia cristiana caratterizzata da una più intensa presenza dello Spirito Santo. In questo clima prese forma anche l’aspettativa di un pontefice capace di promuovere una profonda riforma ecclesiastica, figura che la tradizione avrebbe associato in seguito a Celestino V.
Per consolidare la posizione della propria comunità, Pietro raggiunse la Curia pontificia a Lione alla fine del 1274. Il rapporto con Gregorio X portò a un importante riconoscimento: il 22 marzo 1275 il pontefice gli concesse un privilegio relativo all’inquadramento della Congregazione nell’Ordine benedettino e ai beni di cui essa disponeva. Il provvedimento contribuì a definire ulteriormente la posizione istituzionale della comunità e a tutelarne il patrimonio.
Negli anni seguenti, Pietro si impegnò nel coordinamento e nello sviluppo della Congregazione, recandosi presso i diversi monasteri e seguendo da vicino tanto la formazione religiosa dei confratelli quanto la gestione delle comunità. Nel 1276 gli fu affidata l’abbazia di Santa Maria di Faifula, che diresse per due anni, periodo nel quale riuscì a risanare le finanze del monastero. In quegli stessi anni instaurò rapporti con Carlo I d’Angiò, che nel 1278 accordò la propria tutela alla comunità. In seguito, Pietro raggiunse la Puglia e assunse per un breve periodo la guida di San Giovanni in Piano, dedicandosi al recupero del monastero. Entro il 1291 fece ritorno a San Spirito a Maiella. In dieci anni, la Congregazione si ingrandì sempre di più e entro il 1290 aveva incluso nuove chiese e strutture monastiche. I monaci promuovevano una vita austera, vivevano con semplicità con regole precise sull’abbigliamento e l’alimentazione, compreso il digiuno. Nel 1286 Pietro si ritirò ancora una volta in solitudine, scegliendo come dimora San Giovanni Evangelista, situato in posizione elevata rispetto alla valle dell’Orfento. Successivamente maturò l’idea di spostare il centro della Congregazione in una località più facilmente raggiungibile dai fedeli. Nel 1293 tornò nella zona del Morrone, ma decise di stabilirsi nell’eremo di Sant’Onofrio, all’interno di una grotta, piuttosto che risiedere nel più ampio complesso monastico.
La morte di Niccolò IV, avvenuta il 4 aprile 1292, aveva lasciato la Chiesa priva di una guida. Per oltre un anno, i cardinali furono incapaci di trovare un’intesa sul nome del nuovo pontefice. Non è possibile affermare con certezza che Pietro fosse già tra i candidati presi in considerazione, anche se la sua figura era apprezzata negli ambienti della corte regia. Una lettera che l’eremita indirizzò al Collegio cardinalizio potrebbe aver influito sugli avvenimenti successivi. La crisi si aggravò ulteriormente nella primavera del 1294, quando le tensioni a Roma e i contrasti tra il Comune di Orvieto e i territori pontifici resero ancora più difficile la situazione. Di conseguenza, il 5 luglio i cardinali tornarono a riunirsi in conclave per eleggere il successore di Niccolò IV.
Si conclude qui la prima parte dedicata alla lunga e avventurosa vita di Pietro del Morrone, seguirà a breve una seconda parte dedicata alla sua figura come pontefice.
Eleonora Morante
PER APPROFONDIRE:
P. Herde, Celestino V, papa, Dizionario biografico degli italiani, Enciclopedia treccani 1979
F. Vigliotti, Celestino V. L’uomo, il papa, il santo, Cosmo Iannone editore 2025
SHARE THIS STORY ANYWHERE
Join the community
Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.
social media
Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!

