Se la materia di Bretagna, meglio conosciuta dal grande pubblico per i numerosi racconti che ruotano attorno alla figura di re Artù, è uno sconfinato mare magnum di leggende, varianti e rielaborazioni legate al mondo celtico, la materia nibelungico-volsungica-teodericiana ne è il corrispettivo germanico (non da intendersi come esclusivamente tedesco). Certo è un nome che riempie la bocca, e gli occhi per chi lo legge: il grande racconto di Sigfrido l’uccisore del drago, dei suoi amori turbolenti prima con Brunilde e poi con un’altra principessa (e già in questo brevissimo accenno incontriamo la prima difficoltà, poiché viene designata con almeno due nomi differenti a seconda del ramo della tradizione che seguiamo, Gudrun e Crimilde), del suo omicidio, della vita della vedova che gli sopravvive e di una folta selva di personaggi che lo circondano.
Questa storia, dapprima in forma orale e poi trascritta, si è diffusa dalle Alpi alla Scandinavia, dall’Inghilterra all’Islanda, mutando, evolvendosi, fissandosi in moltissimi testi differenti sotto forma di poesia e prosa ma non solo. Compiendo i primi passi nella Lex Burgundionum, opera legislativa del sovrano burgundo Gundobado in cui compaiono i nomi di alcuni sovrani che svolgono ruoli importanti nella narrazione, procedendo poi attraverso i secoli, percorrendo anche il cammino dell’arte, incisa nella pietra e nel legno, come ad esempio nei piedritti del portale della chiesa norvegese di Hylestad (XII-XIII secolo).
La leggenda dei Nibelunghi/Volsunghi è una di quelle storie che vengono dalla Storia, in questo caso da alcuni eventi della storia burgunda e franca del V e VI secolo. Dietro alla straordinaria Brynhildr norrena dell’Edda di Snorri Sturluson, la valchiria che riposa chiusa nella sua armatura come punizione per la sua ribellione al Padre degli Dei, e alla Brünhild del Nibelungenlied (la canzone dei Nibelunghi) regina guerriera d’Isenstein si suppone esserci la principessa visigota Brunechildis.
Facendo un passo indietro, proviamo ad inquadrare in maniera semplice il periodo storico: il re franco Clovis I, della dinastia merovingia, dopo aver riunito sotto di sé un ampio dominio, lo divise tra i suoi figli. Due di questi, Chilperich I re di Neustria e Sigibert I re di Austrasia, e soprattutto le relative spose, sono figure storiche che paiono aver contribuito alla nascita del mito.
Sigibert I aveva sposato la principessa Brunechildis, figlia del re dei Visigoti Atanagild, e il fratello Chilperich I, che governava il più piccolo dei regni e covava mire espansionistiche nei confronti dei domini dei fratelli, sposò la sorella di Brunechildis, Galswintha. Ma secondo Gregorio di Tours, autore della Historia Francorum, l’amante del re Chilperich, Fredegund, fece presto assassinare la regina, prendendone poi il posto.
Sigibert I, in conflitto con il fratello Chilperich I, morì all’apice del suo successo militare, nel 575, secondo Gregorio di Tours ucciso da sicari inviati dalla regina Fredegund.
Il figlio di Sigibert I, Childebert II, ereditò il regno del padre e raggiunta la maggiore età lo governò affiancato della madre Brunechildis.
Chilperich I morì pochi anni dopo e Fredegund, che gli sopravvisse, governò in sua vece, rivelando poco dopo il trapasso del marito di aspettarne l’erede, il futuro Chlothar II.
Molti anni dopo la scomparsa della madre di Fredegund, Brunechildis venne tradita e finì nelle grinfie del figlio della donna che era stata tanto a lungo sua nemica, il quale, nonostante l’età avanzata della donna, le riservò una morte cruenta nel 613.
Valérie Morisi
Per approfondire:
ANDERSSON THEODORE M., The Legend of Brynhild, Cornell University Press, London 1980.
BATTAGLIA MARCO, Medioevo volgare germanico, Pisa University Press, Pisa 2016.
HAYMES EDWARD R.; SAMPLES SUSANN T., Heroic Legends of the North: An Introduction to the Nibelung and Dietrich Cycles, Garland Publishing, 1996.