Tutti conosciamo e ricordiamo la celebre canzone di Fabrizio de André  Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers,  di cui abbiamo già parlato in un nostro articolo. Perché non dedicare, quindi, un articolo al protagonista di questa canzone: Carlo Martello.

Il contesto

I regni Franchi alla morte di Pipino di HeristalCi troviamo a cavallo tra il VII e l’VIII secolo il popolo franco occupava ormai quasi tutta la Gallia e parte della Germania e godeva di ampio prestigio anche presso il pontefice. Ma prima facciamo un piccolo passo indietro per spiegare meglio il contesto. Alla morte del re Clodoveo il territorio franco venne diviso in regni: l’Austrasia, che comprendeva le terre nord orientali; la Neustria, la parte del territorio franco tra la Senna e la Loira; la Burgundia, comprendente i territori tra le Alpi e il massiccio del Giura e infine l’Aquitania ossia le regioni occidentali del Mezzogiorno. Nel regno franco del VI secolo il potere regale cominciò ad avere sempre meno importanza, a favore della figura del maior domus o maestro di palazzo (potentissimo funzionario, incaricato dell’organizzazione della corte) che in questo periodo passò a designare i funzionari posti dai sovrani a capo dell’amministrazione dei regni di Neustria, Austrasia e Burgundia. 

 

La figura di Carlo Martello

Carlo Martello nacque in questo contesto geopolitico, attorno al 689, unico figlio del maestro di palazzo Pipino di Héristal e della sua concubina Alpaide di Bruyeres. Alla morte di Pipino, avvenuta nel 714, il maggiordomato passò formalmente ai suoi nipoti: Arnolfo e Ugo in Austrasia e Teobaldo in Neustria. In realtà, il potere effettivo fu esercitato dalla vedova Pleltrude. Questa situazione provocò forti tensioni: i Neustriani si ribellarono e numerosi popoli confinanti — Frisoni, Turingi, Alamanni, Sassoni e Aquitani — minacciarono la stabilità del regno.

Carlo, riuniti gli Austrasiani, affrontò i ribelli neustriani e li sconfisse nelle battaglie di Amblève e Vincy nel 717. Successivamente costrinse Pleltrude a riconoscere la sua autorità. Quando i Neustriani cercarono l’appoggio del duca di Aquitania, Carlo li sconfisse nuovamente a Soissons nel 719, riuscendo così a preservare l’unità del regno franco. Pur detenendo il potere regale, Carlo lasciò sul trono sovrani merovingi con funzione puramente nominale: prima Clotario IV, poi Teodorico IV dal 721. 

Contrariamente alla celebre canzone sopracitata che lo definisce re, Carlo, alla morte dei fratellastri, divenne maggiordomo di palazzo dei regni di Austrasia (dal 716), di Burgundia (dal 717) e di Neustria (dal 719). 

Egli consolidò e ampliò i confini dello Stato franco attraverso una lunga serie di campagne militari vittoriose contro Sassoni, Frisoni, Alemanni e Bavari tra il 719 e il 738. Questi popoli infatti minacciavano nuovamente di espandersi in Europa. Dopo il 720 dovette, inoltre, affrontare la minaccia dell’invasione araba, che si estese in Settimania e in Provenza. Gli Arabi giunsero fino ad Autun nel 725 e fino a Poitiers nel 732. Proprio qui, il 17 ottobre 732, Carlo li sconfisse nella celebre battaglia combattuta  nella Francia occidentale, tra la pianura di Poitiers e Tours. Carlo riuscì a sconfiggere e fermare gli Arabi e ad arrestare la loro avanzata in Europa, lasciando i loro confini nella Penisola Iberica.  C’era il pericolo, infatti, di un’incursione musulmana dalla Spagna verso occidente.

Carlo Martello nella battaglia di Poitiers, dipinto da Charles de Steuben nella prima metà del XIX secolo

Questa battaglia gli conferì il ruolo di difensore della cristianità, tanto che accanto all’azione militare, Carlo promosse anche l’opera di evangelizzazione della Germania settentrionale, sostenendo missionari come Pirmino, Willibrordo e Wynfrith, noto come san Bonifacio.

Fu solo nel 737, circa cinque anni dopo la celebre battaglia di Poitiers, alla morte del re merovingio Teodorico IV, che Carlo Martello cominciò ad esercitare effettivamente il potere regale, essendo rimasto il trono vacante. 

 Il nostro Carlo morì il 22 ottobre del 741 a Quiercy-sur-Oise.  Egli alla sua morte divise il regno tra i suoi due figli, Carlomanno e Pipino, padre del più noto Carlo Magno

 

Eleonora Morante

 

Per approfondire:

COGNASSO FRANCESCO, Carlo Martello, Enciclopedia italiana Treccani

GASPARRI STEFANO, Culture barbariche, modelli ecclesiastici, tradizione romana nell’Italia longobarda e franca, da Rivista reti medievali 2005

GASPARRI STEFANO, LA ROCCA CRISTINA, Tempi barbarici. L’Europa occidentale tra antichità e Medioevo (300-900), Carocci editore, Roma 2012

 

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