Augusto, Carlo Magno e poi …Ottone III.
Perché? Cosa c’entra?
Ora ve lo spiegheremo noi. Intanto introduciamo il personaggio storico di oggi: l’imperatore Ottone III.
Dalla seconda metà del X secolo il Sacro Romano Impero era nelle mani della dinastia degli Ottoni; figlio del precedente imperatore Ottone II e della principessa bizantina Teofano, Ottone III venne incoronato re ad Aquisgrana e succedette al padre già all’età di tre anni (nel 983). Naturalmente dapprima lo stato era sotto la reggenza della madre del giovanissimo sovrano, e alla morte di quest’ultima, nel 991, sotto la tutela della nonna Adelaide di Borgogna. Educato dai migliori maestri (tra i quali va ricordato Gerberto di Aurillac), Ottone III assunse pieno potere soltanto nel 994.
Egli dapprima elesse papa il cugino, che, prendendo il nome di Gregorio V, incoronò Ottone a Roma nel 996. Dopo aver sconfitto gli Slavi in due battaglie nel 997, l’anno successivo tornò alla città eterna perché Gregorio V era stato cacciato a causa delle minacce di Crescenzio Nomentano, un politico di notevole importanza diventato senatore. Infatti Roma, sotto la guida di quest’ultimo, aveva eletto un antipapa, Giovanni Filagatone di Rossano, che, incoronato dallo stesso Crescenzio, prese il nome di Giovanni XVI. Ottone però riuscì a sedare la rivolta, che terminò nel sangue.
Morto misteriosamente Gregorio V nel 999, gli succedette Gerberto di Aurillac (nominato pocanzi) che divenne papa prendendo il nome di Silvestro II. Questo nome venne scelto come tributo, non casuale, a Silvestro I, il papa ai tempi dell’imperatore Costantino che secondo la leggenda avrebbe scritto la famosa Donazione. Questo piccolo excursus non c’entra molto con l’articolo direte voi, ma se continuate a leggere scoprirete invece che non è così.

Avrete sicuramente notato dalle righe precedenti come Ottone III passasse gran parte del suo tempo a Roma, ed infatti stava perseguendo un programma politico, la renovatio imperii Romanorum, che si rifaceva sia a Carlo Magno sia alla tradizione imperiale romana, a partire da Augusto. A dimostrazione di ciò il nostro imperatore decise la costruzione sul Palatino di un nuovo palazzo imperiale.
Quello che il suo programma aveva in comune con Carlo Magno (di cui fece riaprire la tomba ad Aquisgrana per prenderne le reliquie) e il Sacro Romano Impero invece era la sua fede cristiana (probabilmente dovuta alle origini bizantine materne), tanto che nel 1001 assunse il titolo di servus Iesu Christi ed istituì due nuovi arcivescovati in Polonia e in Ungheria.
Il pensiero ottoniano riguardo i  rapporti tra papato e impero condusse ad uno scontro tra Ottone III e Silvestro II. Infatti, ironia della sorte, l’imperatore sosteneva la falsità della Donazione di Costantino: fu il primo che notò una serie di problemi che ne minavano la veridicità pur non avendo competenze filologiche per affermarlo (questo lo faranno poi Niccolò Cusano e Lorenzo Valla nel 1440).
La tensione tra Ottone e Silvestro era evidente, ma i due non ebbero il tempo di affrontarla perché vennero cacciati dai romani, non contenti della benevolenza dimostrata dall’impero nei confronti della sconfitta città di Tivoli.
Il nostro Ottone III non riuscì mai a rientrare a Roma e morì pochi mesi dopo il suo allontanamento, aspettando i rinforzi nel tentativo di riconquistarla il 23 gennaio del 1002.
Eleonora Morante
Per approfondire:
Enciclopedia Treccani, Ottone III. Imperatore e re di Germania (http://www.treccani.it/enciclopedia/ottone-iii-imperatore-e-re-di-germania/).
KELLER HAGEN, Gli ottoni. Una dinastia imperiale fra Europa e Italia, Carocci Editore, Roma 2012.