I Longobardi li conosciamo, sono arrivati e si sono stanziati in Italia nel 568 con il loro re Alboino. Ma quanto conosciamo le loro tradizioni? Oggi dedichiamo questo articolo al mondo femminile e all’istituzione del matrimonio, cercando di dare delle prime indicazioni sui riti e sulle tradizioni di questo popolo così affascinante ma anche così diverso dal nostro.

 

La famiglia longobarda

Nel mondo longobardo la famiglia era costituita come un organismo chiuso e la donna era considerata da tutelare e da difendere in quanto non idonea alle armi e insieme preziosa per la società. Nel quadro patrimoniale della famiglia la donna costituiva un “valore” e alla sua persona si dava un “prezzo”, come del resto si faceva anche per gli uomini. Il valore della donna non era stabilito in considerazione delle sue personali qualità, ma in base alla dignità e alla nobiltà della stirpe e della parentela a cui apparteneva. Solo un uomo, comunemente il padre, aveva un potere specifico, a forte contenuto patrimoniale, rappresentato dal mundium: l’immagine che emerge è quella di una donna generalmente assoggettata a questo potere e privata della capacità di agire.

Il mundio

Il titolare del mundio, denominato mundoaldo, è chiamato ad autorizzare tutti i negozi o atti giuridici che la donna voglia compiere. Secondo l’editto di Rotari, il mundio è innanzitutto una potestas dalla quale discende il diritto di autorizzare i contratti della donna, quello di compierne, tra gli altri, la consegna al marito all’atto del matrimonio, nonché di esercitare nei suoi confronti un modico potere disciplinare.

Le leggi longobarde indicano che il mundio sulle donne non s’identificava affatto con il potere del capofamiglia. Sul sesso femminile convergeva in realtà una doppia potestas:

quella familiare in senso largo e quella specifica del mundio e non era necessario che stessero nelle stesse mani. Il potere familiare, infatti, poteva spettare al marito e la titolarità del mundio, invece, restare nella famiglia d’origine, in capo al padre della donna o al fratello, tanto per citare un esempio. 

Il matrimonio

Il matrimonio non mutava automaticamente questo stato di fatto; finché il mundium non veniva trasmesso al marito, la donna rimaneva sotto il controllo legale del mundualdus originario. Questa modalità si rinviene in una specifica forma di matrimonio germanico, nota come Friedelehe, un matrimonio sprovvisto del carattere ufficiale di atto giuridico, che non garantiva, pertanto, il controllo dello sposo sul mundium della moglie. Quest’ultima rimaneva sotto la tutela legale del mundualdus, parente o meno, dal quale non poteva sperare di ottenere l’emancipazione. La forma più chiaramente codificata di matrimonio longobardo prevedeva il trasferimento giuridico completo della tutela della donna dal padre al marito, e quindi conferiva il mundio.

La cerimonia

Il matrimonio presupponeva la fase preliminare degli sponsali in cui tutti gli assetti patrimoniali venivano decisi, si compravendeva eventualmente il mundio e le parti si obbligavano alle nozze. Cambiare idea comportava per entrambe le famiglie il pagamento di penali. Lo stesso avveniva per la falsa accusa di adulterio per la donna.  Andando sposa, la donna longobarda portava nella nuova casa alcuni beni che il padre o il fratello le assegnavano. Erano detti faderfio: si trattava per lo più di cose mobili, vesti, utensili (corrispondono più al nostro concetto di corredo). La cerimonia nuziale longobarda consisteva dapprima nel trasferimento della sposa dai suoi parenti in casa del marito, che pagava un corrispettivo, chiamato meta, in cambio del riconoscimento del mundium sulla moglie. Le cerimonie giungevano a compimento il mattino successivo alla consumazione dell’unione, quando il marito offriva pubblicamente alla moglie la morgengabe, un dono di valore cospicuo che rappresentava il riconoscimento della verginità della sposa e l’attestazione dei propri diritti sessuali. Questi erano i due doni fondanti il matrimonio longobardo e corrispondevano all’affermazione del pieno possesso legale e sessuale dello sposo sulla sposa. 

In seguito, soprattutto dopo che i Longobardi si furono stanziati in Italia, molte di queste consuetudini si modificarono e per certi versi, assunsero una forma più gentile. 

Eleonora Morante

Per approfondire:

M. Bellomo, La condizione giuridica della donna in Italia: vicende antiche e moderne, Il
cigno Galileo Galilei, Roma, 1996.

D. O. Hughes, Il matrimonio nell’Italia medievale, Laterza Bari 1996

P. Delogu, L’editto di Rotari e la società del VII secolo, All’insegna del Giglio, Roma, 1997.

 

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