Eccoci tornati, come promesso, con la seconda parte della vita di questa celebre sovrana: Giovanna I d’Angiò.

Dove eravamo rimasti?

Luigi, il nuovo marito di Giovanna, nel frattempo diventato conte di Provenza e successivamente re del Regno di Napoli, voleva essere parte attiva nel governo. Cominciò a rimuovere numerosi collaboratori cari a Giovanna e si dimostrò essere una persona violenta, trattando male la moglie ed escludendola dal governo. 

Luigi d’Ungheria nel 1350 si preparava per una seconda spedizione e, inoltre, voleva sposare Maria (la sorella minore di Giovanna) per stabilire un’alleanza matrimoniale e poter concorrere alla corona. Giovanna avrebbe dovuto rinunciare al trono di Napoli, mantenendo la Provenza. Questa spedizione però non ebbe gli stessi effetti della prima e fallì. Ci fu una tregua nel 1351, Giovanna e Luigi d’Ungheria stabilirono un accordo: avrebbero atteso la sentenza sull’assassinio di Andrea. Se Giovanna fosse risultata colpevole allora avrebbe dovuto lasciare la corona del Regno. Entrambi dovettero lasciare il Regno di Napoli nell’attesa.

Nel mentre c’erano diverse tensioni tra Giovanna e Luigi di Taranto. Quest’ultimo fu costretto a imbarcarsi per la Provenza ma riuscì a prendere il sopravvento e con l’aiuto degli abitanti di Gaeta riuscì a prendere con la forza la galera dove si trovavano e costrinse la moglie a trascorrere lì l’inverno.

Nel 1354 fu stipulato un patto che prevedeva il ritorno degli Angiò in Sicilia solo a condizione che non venissero nominato funzionari provenzali e l’obbligo di tenere la residenza a Palermo per tre anni. Sempre nello stesso anno, quindi, quasi l’intero territorio dichiarò fedeltà a Giovanna e Luigi. 

Nel corso della vita di Giovanna non mancarono anche conflitti con il papato, tanto che il pontefice Innocenzo VI li scomunicò entrambi nel 1355, poiché Luigi aveva nominato vicario generale degli Abruzzi Galeotto Malatesta, avverso al papa che era stato anche lui scomunicato.  

Il potere della coppia, soprattutto del marito, era ristretto a Napoli e dintorni.  Messina, tuttavia, venne ripresa e consegnata a Luigi e Giovanna nel 1356. Al contrario fallirono la spedizione presso Acireale dove vennero sconfitti dai Catalani e perdendo ogni possibilità di conquistare completamente tutta l’isola. Nel 1359 ci fu una ribellione di Luigi di Durazzo e nel marzo del 1360 Luigi di Taranto si recò in Puglia di persona e Giovanna, invece, rimase a Napoli dove fece demolire i palazzi di alcuni fedeli a Luigi.

In questo periodo sembrava essere meno turbolenta la situazione in Provenza, dove a turbare gli animi ci fu giusto la figura di “re Giannino” (Guccio Baglioni), il quale pretendeva di essere il prossimo sovrano di Francia. Si rifugiò in Provenza ma venne arrestato con la complicità di Giovanna e Luigi, messi sotto pressione dal pontefice. Lo fecero trasferire a Napoli, dove morì nel 1369. 

In Sicilia la situazione andava di male in peggio, la coppia regale non era in grado di imporsi anche a causa della forte presenza dei Catalani in una parte dell’isola. A causa di una malattia Luigi morì nel 1362

Per due giorni Giovanna si tenne per sé la morte del marito per poter informare il pontefice tenendo a bada i rivali per la corona, soprattutto Filippo e Roberto di Taranto che volevano sostituirla con Maria, moglie di Filippo e sorella di Giovanna. Questi, infatti, temevano un matrimonio di Giovanna con il loro avversario Luigi di Durazzo. 

Era impellente, comunque, la necessità di trovarsi un nuovo marito, che non fosse tanto ambizioso quanto lo era stato Luigi di Taranto. Giovanna scelse Giacomo III di Maiorca. La dispensa venne concessa da papa Urbano V non appena venne eletto. Le nozze furono celebrate nel 1363. 

Anche questo matrimonio, tuttavia, fu problematico. Giacomo, come il suo predecessore, volle essere coinvolto nelle questioni di governo, cosa che gli era stata negata dal contratto. Giovanna venne costretta con la forza e la violenza ad assentire alla nomina del marito a capitano generale del Regno. Ci furono numerosi scontri pubblici tra Giovanna e Giacomo e questo fece aumentare l’avversione di Giovanna per il nuovo consorte.  La malattia mentale di Giacomo e i suoi deliri progredivano, tanto che Giovanna fu costretta a farlo sorvegliare evitando di rimanere sola con lui. 

Anche se questi furono degli anni positivi per il governo di Giovanna, il suo matrimonio, partito con i peggiori auspici, non diede gli eredi sperati e Giacomo morì nel 1375. 

Fu il cancelliere della Curia Niccolò Spinelli a proporre un quarto matrimonio per Giovanna e propose il principe tedesco Ottone di Brunswick – Grubenhagen. Ottone sembrò un ottimo candidato e Gregorio XI approvò l’unione.  Nel 1376 i due convolarono a nozze.  Anche a lui venne vietato di interferire in questioni governative. Quando, tuttavia, sembrava che la potenza pontificio-angioina stesse andando verso il successo Gregorio XI morì  e prese il suo posto Urbano VI

Questo evento pose fine ai cosiddetti “anni d’oro”. Iniziò il periodo drammatico della vita della sovrana. 

Giovanna cominciava a nutrire dubbi sulla legittima elezione del nuovo pontefice influenzata da alcuni membri del collegio cardinalizio. Non appoggiò il papa ma anzi appoggiò i cardinali secessionisti. Venne eletto un antipapa che prese il nome di Clemente VII, che Giovanna riconobbe nel 1378. La decisione provocò notevole malcontento sia in Provenza che a Napoli in cui vigeva la fedeltà a Urbano VI. 

Preoccupata per la situazione Giovanna non riusciva a decidere: dapprima fu favorevole a Urbano VI, successivamente ritornò sui suoi passi a favore di Clemente VII. Urbano reagì e aprì un processo contro di lei per favoreggiamento di eresia e dello scisma.  Urbano offrì la corona di Napoli a Carlo di Durazzo. Quest’ultimo nel 1381 riceveva l’investitura feudale con il nome di Carlo III dal pontefice Urbano VI. Il Regno di Napoli venne conquistato facilmente e vennero sconfitte le truppe di Ottone.  

Giovanna si rinchiuse  in Castelnuovo che venne messo sotto assedio, facendo capitolare la regina. Il governo di Giovanna così si concluse dopo quasi quarant’anni. Ella venne rinchiusa in Castel dell’Ovo e successivamente nel 1382 venne trasferita nel castello di Muro Lucano, in Basilicata. Fu lì che probabilmente Carlo la fece soffocare. Giovanna morì nel 1382.

 

Eleonora Morante

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