Alla fine del XIII secolo, dopo una serie di disastrose spedizioni militari, la Terrasanta fu perduta definitivamente. Nel 1291 i Saraceni espugnarono la roccaforte di San Giovanni d’Acri; i cristiani videro così tramontare il sogno di controllare in modo permanente la Terrasanta. Anche se venne a mancare lo scopo originario dell’Ordine dei Templari, non venne a meno la speranza di una riconquista, che continuò a riemergere nei secoli successivi. 

La situazione in Francia

I re di Francia, nel frattempo, consolidavano il loro potere sottomettendo uno ad uno i vassalli recalcitranti a inginocchiarsi alla loro politica di accentramento, che sempre meno ammetteva la sopravvivenza di poteri autonomi all’interno del regno. L’Ordine dei Templari era sovrano: godeva dello status di extraterritorialità, non era legato ad altro potere che a quello del papa, e i costumi dei Templari, sempre meno combattenti e sempre di più amministratori di beni, si corruppero in modo inesorabile. 

La fama della vita specchiata dei fratres si appannò.

Lo scontro tra il re di Francia e il papa

papa bonifacio VIIIQuando l’Ordine iniziò a prestare quantità ingenti di denaro anche al re di Francia, finanziandone la politica di accentramento, la loro posizione si fece ancora più delicata. Il fattore che la rese critica fu lo scontro tra papa Bonifacio VIII (1235-1303) e Filippo IV il Bello (1268-1314). Questo scontro si risolse nella sconfitta del pontefice: Bonifacio cercò di estendere i privilegi papali, sulle nomine dei vescovi, la distribuzione delle decime e molti altri punti importanti. Il re di Francia si era ovviamente opposto, facendolo aggredire da Guglielmo di Nogaret, nel famoso episodio dello “schiaffo di Anagni”. Bonifacio fu imprigionato dal Nogaret, ma venne liberato dalla popolazione, e morì, però, pochi mesi dopo. 

I protagonisti

Per comprendere l’arresto, il processo e il rogo dei Templari è necessario capire chi fossero i protagonisti e cosa li ha spinti a sopprimere e spogliare di gran parte delle loro ricchezze un ordine che, fino a qualche tempo prima, era stato al centro della vicenda crociata. Il 15 novembre del 1305 buona parte della cristianità era riunita a Lione per celebrare l’incoronazione del nuovo pontefice, Clemente V. La proclamazione nella città era un chiaro segno dell’influsso francese che ci si sarebbe aspettati dal pontificato di Clemente: era un politico capace e sagace, dato che aveva condotto una carriera di successo a Bordeaux. 

Ritratto settecentesco del sovrano di Francia Filippo 4 il belloL’altro protagonista era Filippo IV il Bello, il quale apparteneva alla dinastia dei Capetingi, che avevano governato la Francia per più di quattro secoli. 

Durante il XIII secolo avevano ampliato in modo notevole lo spazio di azione della corona in tutto il regno, e affermò un’autorità diretta su Normandia, Angiò, Bretagna e Tolosa, le quali in precedenza erano state governate da figure importanti indipendenti, o da re stranieri. I Capetingi erano riusciti a dominare la maggior parte del litorale occidentale del regno, e avevano piantato la loro bandiera anche a sud dei Pirenei e a est del fiume Rodano. La religiosità di re Filippo non era lontana dalla pomposità, la quale suscitava spesso ilarità tra i suoi sudditi. 

Egli era un uomo di poco calore, e mancava di curiosità intellettuale, ma era uno scrupoloso calcolatore, capace di convincersi delle peggiori intenzioni degli altri, e di non temere di distruggere chi gli sbarrasse la strada. 

Esempio più noto di ciò fu la vendetta del re francese contro papa Bonifacio VIII, tra il 1296 e il 1301. Iniziò con i tentativi di Filippo di ottenere la concessione di spendere il gettito fiscale della Chiesa francese, per i suoi progetti militari, ma tutto ciò si trasformò in un concorso per l’autorità assoluta. Bonifacio cercò di vessare Filippo con una serie di editti papali, i quali culminarono con la bolla Unam Sanctam, che definiva in modo aggressivo la superiorità spirituale della Chiesa, e sosteneva che ci si aspettava obbedienza verso la sede di Roma da tutti gli uomini, re compresi. La risposta di Filippo fu semplice e brutale: il fidato ministro Guglielmo di Nogaret (personaggio chiave anche nella vicenda del processo templare), nel 1303 portò con sé diverse migliaia di mercenari a Anagni, vicino Roma, circondando Bonifacio nella residenza pontificia, per poi fare irruzione e malmenarlo. 

Le politiche di guerra

Il successore di Bonifacio, Benedetto XI, morì dopo nove mesi di pontificato, e i francesi ebbero la strada spianata per l’elezione di Clemente V. Il bisogno pressante di denaro del re, vero leitmotiv del processo templare, derivava soprattutto dal continuo coinvolgimento della Francia nelle guerre contro i suoi vicini. Dal 1285 fu invischiato in un’aspra lotta con l’Aragona, che non aveva dato buoni frutti e costò parecchio denaro. Alla fine degli anni ‘80 del Duecento furono portate avanti campagne militari contro il vecchio re-guerriero di Inghilterra Edoardo I, per colpa del suo rifiuto di interpretare la sua parte di suddito francese, a causa dei suoi possedimenti in Guascogna; la questione era stata risolta nel 1305 con un trattato di pace. I problemi finanziari del regno di Filippo si possono riassumere in una marcata crisi monetaria.

Il costo delle campagne contro l’Inghilterra e le Fiandre era stato enorme, e il governo ricorse a una serie di provvedimenti precari per far fronte alle pressioni esercitate sul tesoro. La più dannosa di queste era stata la manipolazione valutaria. La moneta di Luigi 9Luigi IX intraprese un importante revisione del conio emettendo, nel 1266, una nuova moneta d’argento quasi puro, conosciuto come gros tournois

La crisi monetaria

Questa moneta valeva dodici denari, la moneta comune del regno. Il valore monetario ufficiale del gros in un primo momento fu stabile, e la moneta ispirava fiducia. Ma nel 1295 la situazione cambiò, quando Filippo il Bello e i suoi ministri iniziarono a svalutare la moneta per soddisfare le esigenze della politica militare del re. Per raccogliere fondi per la tesoreria reale, i gros furono rivalutati a 15 denari,e la quantità di argento in ogni moneta venne ridotta. Questa politica fallimentare fece crollare la valuta francese, causando un inflazione rapida e dannosa, e riducendo il valore reale del denaro di più di tre volte. Nel 1306 i ministri del governo francese tentarono di invertire la rotta togliendo una grande quantità di denaro dalla circolazione. Ma una politica deflazionistica era impopolare, dal momento che la gente avrebbe dovuto restituire le sue monete alle zecche reali, dove venivano pagate una quantità molto inferiore rispetto a quanto valevano. Nel frattempo, i debiti e i prezzi dei generi alimentari erano ancora contabilizzati con il vecchio denaro “cattivo”, che rimaneva in circolazione. Il 30 dicembre del 1306 a Parigi si verificarono rivolte così imponenti, a causa dell’aumento del costo della vita, che il re fu costretto a rifugiarsi dietro le porte del Tempio, a suo parere una rocca molto più sicura dell’Ile de la Cité. 

Nonostante avesse trovato rifugio tra i Templari, Filippo il Bello non esitò a ordire una vera e propria congiura contro di loro, che scopriremo nel prossimo articolo.

 

Matteo Nasi

 

Per approfondire: 

BARBER MALCOM, La storia dei Templari, vita avventurosa, storia e tragica fine dei leggendari monaci guerrieri, Edizioni Piemme, Milano 1997

CARDINI FRANCO, I Templari, Giunti, Firenze 2013

DAN JONES, I Templari, la spettacolare ascesa e la drammatica caduta dei guerrieri di Dio, Hoepli, Milano 2018

DEMURGER ALAIN, I Templari, un ordine cavalleresco cristiano nel Medioevo, Garzanti, Milano 2006

FRALE BARBARA, I Templari, il Mulino, Bologna 2004

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