
I Templari furono il bersaglio di Filippo il Bello per poter risanare le finanze di Francia, che versavano in pessime condizioni. Le loro tesorerie in Inghilterra, Aragona e Cipro contenevano centinaia di chilogrammi di argento, come le volte del Tempio di Parigi. Nel 1306 il Tempio forniva ancora servizi contabili essenziali al re, con il suo tesoriere Jean de la Tour, il quale anticipava il credito della corona per effettuare i pagamenti di routine. Questi servizi rendevano preziosi i Templari, ma contribuirono a renderli vulnerabili.
Il processo contro Bonifacio VIII
Nel maggio del 1307 il re francese si recò alla corte papale di Poitiers per costringere un riluttante Clemente V a concedergli il permesso di sottoporre papa Bonifacio VIII a un processo postumo, per un mix di accuse ridicole, tra le quali eresia, sodomia, stregoneria e omicidio.
Infangare la reputazione di Bonifacio aveva un doppio scopo: placare il rancore di Filippo nei confronti del papa, e ribadire quanto la benevolenza di Dio rendesse meravigliosa la regalità francese. Clemente propose un accordo: avrebbe formalmente perdonato tutti quelli coinvolti nell’incidente di Agnani (soprattutto il Nogaret), se il re avesse rinunciato al processo alla memoria di Bonifacio.
I dossier contro i Templari
Quando Jacques de Molay, Gran Maestro dei Templari, incontrò a Poitiers Guglielmo di Nogaret, il ministro del re aveva già iniziato a compilare un dossier sui Templari, grazie a proficui colloqui con i membri dell’ordine che erano stati espulsi, o che erano caduti in disgrazia. Lo scopo di questo dossier è probabile che fosse quello di un libro mastro di “scheletri nell’armadio”, da conservare per uso futuro come munizione contro i Templari.
La testimonianza di Esquin de Floryan
Il primo a contribuire a questo registro fu un dissoluto uomo di città, Esquin de Floryan da Béziers. Attorno al 1305 egli si ritrovò in prigione con un templare fuggito dall’Ordine e, mentre si trovavano rinchiusi, il suo compagno di cella gli confidò storie immorali, con particolare riguardo per le cerimonie di ingresso, con le quali i nuovi cavalieri venivano ricevuti. Esquin parlò di queste storie raccapriccianti con i suoi carcerieri e, al momento del rilascio, tentò di vendere la storia al miglior offerente: la portò così al re di Francia. Al suo arrivo a corte fu mandato direttamente dal Nogaret, il quale intuì l’utilità di tenere traccia di qualsiasi pettegolezzo che potesse danneggiare i Templari in un momento delicato. Esquin venne poi interrogato, e si crearono nuove prove; furono spedite delle talpe nelle case templari di Francia. Presso la corte reale francese si iniziarono a costruire un insieme di voci, dicerie e pettegolezzi. Quando il Gran Maestro de Molay raggiunse la corte papale era tutto pronto ad agire.
Per le storie relative all’accoglienza nell’Ordine raccontate da Esquin de Floryan è interessante soffermarsi su le accuse sostenute: le nuove reclute sarebbero state messe al corrente sui doveri gravosi del fratello che chiedeva di entrare nei Templari, dopodiché sarebbero state interrogate sulla loro disponibilità a dedicarsi alla rigorosa esistenza del cavalierato in Oriente, e promettere che avrebbero ricevuto “ il pane , l’acqua e i vestiti poveri della casa e molto dolore e sofferenza”. Solo allora gli sarebbe stato donato loro il mantello bianco, o nero, ricevevano una preghiera dal cappellano del Tempio, prima che la persona responsabile del reclutamento ( di solito un altro funzionario dell’ordine) lo facesse alzare “e lo baciasse sulla bocca, ed è consuetudine che anche il cappellano lo baci”.
Lo scambio di baci per quel periodo era uno scambio accettato delle relazioni feudali, e un modo comune di esprimere la pace cristiana.
Le accuse
Se fu questo a scioccare il re di Francia e i suoi ministri nessuno ne fece menzione nel primo incontro con il de Molay. E il maestro non fu invitato a trattare altre questioni su presunti contatti sessuali tra i frati dell’ordine.
Diverse clausole denunciavano il peccato della sodomia. Il re scelse di opporsi a un’altra pratica, apparentemente più innocua, quella della confessione irregolare: il Gran Maestro ammise talvolta di avere ascoltato le confessioni di altri cavalieri che non erano disposti a parlare dei loro peccati a un cappellano, per paura delle dure pene che spesso venivano inflitte, anche per piccoli misfatti.
Il testo dell’ordine di Filippo il Bello di agire contro i Templari inizia in questo modo:
«Visto che la verità non può essere del tutto scoperta in altro modo, che un forte sospetto si è impadronito di tutti e che, se ve sono di innocenti bisogna che siano messi alla prova, come l’oro è provato nel crogiolo, e che si liberino dalle impurità attraverso l’esame del giudizio che si impone…».
Le istruzioni nel testo annesse precisano gli inquisitori «esamineranno con cura la verità, ricorrendo alla tortura, qualora sia necessaria».
Immediatamente dopo l’arresto di venerdì 13 ottobre 1307 le torture saranno applicate sui fratelli templari arrestati, violando il diritto canonico e le prerogative del papa. Ci vollero però nove mesi perché l’ordine del pontefice fosse applicato per intero in tutta la cristianità, ma alla fine dell’Ordine del Tempio rimasero solo ceneri.
Matteo Nasi
Per approfondire:
BARBER MALCOM, La storia dei Templari, vita avventurosa, storia e tragica fine dei leggendari monaci guerrieri, Edizioni Piemme, Milano 1997
CARDINI FRANCO, I Templari, Giunti, Firenze 2013
DAN JONES, I Templari, la spettacolare ascesa e la drammatica caduta dei guerrieri di Dio, Hoepli, Milano 2018
DEMURGER ALAIN, I Templari, un ordine cavalleresco cristiano nel Medioevo, Garzanti, Milano 2006
FRALE BARBARA, I Templari, il Mulino, Bologna 2004
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