La confraternita Preraffaellita nasce nella Londra di metà Ottocento, più precisamente nel 1848, da tre studenti della Royal Academy insofferenti allo stile istituzionale. Dante Gabriele Rossetti, figlio di un carbonaro rifugiatosi in Inghilterra per motivi politici, William Holman Hunt e John Everett Millais. Oltre ai già citati, saranno Preraffaelliti di prima generazione Frederic George Stephens, Thomas Woolner, James Collinson e il fratello di Rossetti, William Michael. 

La vera novità rappresentata da questi artisti è la scelta dei temi, e ancor più il trattamento dei soggetti: questi sono generalmente mitologico-letterari o religiosi, ma le ambientazioni non sono solenni, bensì quotidiane, dimesse, quasi per rendere il mito o il fatto religioso alla portata di tutti. Questa scelta è alla base dello scandalo che generò la pittura preraffaellita, insieme all’abbandono della prospettiva e delle regole del chiaroscuro in favore della resa del dettaglio.

L’aver calato l’ideale nel quotidiano suscitò critiche sia nel pubblico conservatore, il quale non apprezzava che i fatti sacri mancassero così di solennità, che in quello progressista, che invece avrebbe voluto, nel realismo preraffaellita, ritrovare istanze sociali che sono invece spesso assenti, nonostante stessero a cuore ai nostri pittori.

Se è vero che i Preraffaelliti si aprono a una contaminazione col realismo, rifiutando l’artificiosità accademica di derivazione rinascimentale per ritornare alla natura come principale ispirazione, il risultato non sarà mai la resa del reale, ma dell’ideale. Nei loro quadri, dunque, non troveremo ‘la realtà’, ma ‘un’altra realtà’, filtrata dalla letteratura e dal folklore, una realtà elegante, placida e colta. Possiamo dunque inserire i Preraffaelliti in un orizzonte fra il tardo-romantico e il proto-simbolista, con l’avvertenza però di intendere queste ‘etichette’ come vaghe e passibili di revisione caso per caso.

Un altro punto di innovazione dei Preraffaelliti è la presentazione come confraternita in sigla PRB-preraphaelite brethren

Tuttavia, già il termine ‘confraternita’ generava diffidenza nella Londra vittoriana dal momento che non traspariva il riferimento al concetto medievale di confraternita, ma solo quello a un gruppo ristretto, forse politicamente attivo, forse segreto, come la carboneria italiana, molto conosciuta nella capitale britannica che ne ospitava diversi esponenti, fra i quali il padre di Rossetti.                                                                                                                                                 

Invece, secondo i pittori, riunirsi in una confraternita doveva essere un modo per esplicitare la loro ispirazione al Medioevo, non solo nell’organizzazione ma anche nell’intento sociale di solidarietà e mutuo soccorso, e nell’ideale di sviluppo collettivo, in contrasto con l’individualismo capitalista che imperava nella Londra vittoriana.                    Ci troviamo dunque davanti ad artisti che non solo si ispirano al Medioevo, ma si sentono in grado di riportarne in vita i pregi nella contemporaneità, presentandosi essi stessi come paladini di una novella tavola rotonda, investiti del compito di comunicare come il mondo dovrebbe essere.

Se al termine di ‘confraternita’ abbiamo attribuito diverse sfumature di significato, l’aggettivo che la caratterizza, ‘preraffaellita’, funge da dichiarazione d’intenti: per Rossetti, Millais, Hunt infatti è necessario recuperare l’arte cristiana del tardo medioevo.

D’altra parte, l’avversione a Raffaello va collocata nella prima fase del movimento, in cui l’intento degli artisti è quello di recuperare una dimensione più reale e quotidiana.

L’ispirazione veniva dunque dagli artisti del Quattrocento toscano, in primo luogo dagli affreschi di Benozzo Gozzoli al Camposanto di Pisa ma anche da Giotto, Beato Angelico, Ghirlandaio, tutti conosciuti tramite  cromolitografie. Fondamentalmente, i tre fondatori della Confraternita conoscono l’arte italiana in maniera indiretta, attraverso le incisioni e gli scritti di John Ruskin, il quale incita i pittori contemporanei a recuperare l’intrecciarsi di realismo e simbolismo della pittura medievale.

Il Medioevo italiano resta per i Preraffaelliti delle origini, un altrove e un mito: Rossetti non andrà mai nel Paese natale dei suoi genitori, scegliendo di conoscere l’Italia solo attraverso l’arte e la poesia, e quindi di cristallizzarla in una visione. Invece, Hunt e Burne-Jones trascorreranno diversi periodi nel Bel Paese.

L’esperienza della confraternita è abbastanza breve, potendola includere negli anni dal 1848 al 1853, nei quali gli artisti si impegnano effettivamente a seguire uno stile comune, neomedievale e realista. 

A partire dal 1853 i destini dei confratelli si separano: Hunt, il più legato al realismo dei tre fondatori, viaggia in Egitto e Palestina, mentre Millais, che era entrato in accademia a soli 12 anni, vi ritorna trionfante dopo gli anni di ribellione, conscio del successo ottenuto facendo virare lo stile preraffaellita su temi di genere.

La scelta accademica di Millais genererà risentimento e Rossetti, determinato ad assumere la leadership del movimento, porterà alle estreme conseguenze l’ispirazione letteraria trascendendo la realtà e approdando al recupero del Rinascimento, arrivò a riconoscere che la sua affiliazione ad Hunt e Millais dipendeva più dallo spirito cameratesco che da un’unità di intenti a lungo termine.  

Dopo lo scioglimento della confraternita originale, Rossetti ebbe modo di creare un nuovo sodalizio, stavolta informale, con altri giovani artisti affascinati dalla sua linea elegante e dai suoi temi romanzeschi: Edward Burne-Jones e William Morris. E il contributo di Burne-Jones al rinfocolamento del gusto preraffaellita è fondamentale, ma la sua arte era esclusivamente pittorica. 

L’amico William Morris, invece, fu capace di far compiere un passo successivo all’estetica rossettiana facendola approdare al design. Già dal 1857 i due condividevano un atelier a Red Lion Square arredato con mobili costruiti da loro stessi, di gusto neogotico, e nel 1858, decoreranno, con Rossetti, la sede della Union Society ad Oxford con storie arturiane. In un primo momento l’influenza di Rossetti è totalizzante: Morris lo conosce attraverso Burne-Jones e ne resta ammaliato, tanto da convincersi a sperimentare la pittura su consiglio del maestro, nonostante si stesse, in quegli anni, dedicando all’architettura. La sua esperienza come pittore sarà tuttavia limitata, dato il suo (vincente) interesse a portare il mondo preraffaellita nelle case britanniche attraverso il design: nel 1861 fonda un’azienda con gli amici Marshall e Faulkner, poi nota come Morris and Co., dedita in un primo momento alla produzione di vetrate, molto richieste dai cantieri di chiese neogotiche, per poi passare ai mobili, alla tappezzeria e alle celeberrime carte da parati floreali, anticipatrici della tendenza floreale del liberty.             

Morris riesce quindi a democratizzare il sogno preraffaellita, calandolo nella realtà traducendolo e divulgandolo per il grande pubblico britannico ormai stanco dell’arredamento vittoriano. 

L’intento democratico, però, riesce a realizzarsi solo parzialmente dal momento che gli alti costi di produzione dovuti alla dimensione artigianale dell’impresa non riescono a permettere un posizionamento nel mercato diverso dalla nicchia elitaria. Il medioevo sognante dunque rimase un sogno per pochi, almeno in quel periodo.

 

Cristiana Pieragnoli x Medievaleggiando

 

Per approfondire:

BARILLI, I Preraffaelliti, Milano, Fabbri,1967

M.T. BENEDETTI, I Preraffaelliti, Firenze, Giunti, 1998R.

R. BORDONE, Lo specchio di Shalott, Napoli, Liguori, 1993

Preraffaelliti-amore e desiderio, catalogo della mostra a cura di C. Jacobi, Milano, Palazzo Reale, 19 Giugno-6 ottobre 2019, Milano, 24 Ore, 2019

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Written by : Redazione

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