
Cari amici medievaleggianti, il film di cui vi parleremo oggi è In the Name of the King 3: The Last Mission (2013), sequel di In the Name of the King 2: Two Worlds (2011) e In the Name of the King (2007), e disponibile su Amazon Prime Video.
Trama
In the Name of the King 3: The Last Mission fa parte di quel tipo di franchise per cui le trame delle pellicole non sono sequenziali ma conclusive. La storia ricalca lo svolgimento del secondo film: un uomo del XXI secolo viene trasportato indietro nel tempo per svolgere la sua missione da predestinato, ovvero combattere per il bene del regno di turno e tornare a casa da eroe. La trama è davvero tutta qui.
In questo capitolo specifico, il protagonista è un mercenario americano di nome Hazen Kaine che attualmente lavora a Sofia in Bulgaria. Non ci è dato sapere perché lavori lì, ma apprendiamo che deve fare un ultimo lavoro prima di poter uscire dal giro: rapire le figlie della famiglia reale. Ovviamente nulla va mai liscio e lui si ritrova catapultato nella Bulgaria medievale perché una delle bambine aveva un ciondolo che, accostato ad un suo tatuaggio, apre un portale che lo riporta indietro nel tempo.
Arrivato nel Medioevo scopre che il villaggio è attaccato da un drago e nel rifugiarsi fa la conoscenza delle due principesse orfane del Regno. Loro spiegano all’eroe che lo zio ha sterminato la famiglia per appropriarsi del potere e che hanno intenzione di vendicarsi. Nonostante la ritrosia iniziale, Hazen accetta di aiutarle e si impegna per portare a termine la missione.
Dopo agguati, imboscate e parecchie perdite, riesce ad avere la meglio nel duello finale con il cattivo che, avendo anche lui un medaglione uguale al suo tatuaggio, riapre un portale che lo riporta a Sofia. Una volta tornato, decide di cambiare i suoi piani e salva dai cattivi le due bambine rimaste lì in attesa. Sconfitto l’antagonista, il nostro protagonista riporta le fanciulle a casa e se ne andrà libero e con la coscienza a posto. Si è dimostrato un vero eroe, nonostante le tantissime scelte sbagliate prese nel corso della vita.
Commento
Questo film non vale la pena di essere visto, neanche per perder tempo. Tralasciando la trama trita e ritrita, si rivela davvero noioso. Mentre in Two Worlds il protagonista rendeva la visione piacevole grazie al suo atteggiamente, in questo capitolo tutto risulta pesante. Hanno voluto dare un’aura di drammaticità/epicità che il film non ha.
Si assiste così ad un’ora e venti (poco per fortuna) di sguardi penetranti, battute scontate e trama che fa acqua da tutte le parti. Le principesse praticamente sono le uniche in grado di usare la spada, che brandiscono come se fosse fatta di legno per quanto è leggera. Il protagonista è una statua di sale per tutto il film, non apporta nulla alla storia e anzi risulta davvero poco efficace nel suo ruolo da eroe. Degli altri comprimari non parlo nemmeno, ma sono comunque più capaci del protagonista.
L’unico personaggio simpatico è il cattivo, perché è talmente caricaturale da risultare divertente. Anche se le sue motivazioni sono piuttosto adolescenziali, praticamente ha sterminato metà della sua famiglia non perché ambisse al trono ma perché la principessa aveva rifiutato la sua proposta di matrimonio. Tutto bene insomma.
Un altro elemento che si potevano risparmiare è quello del drago. Veramente inutile ai fini della storia e colmo dei colmo segue il protagonista nella Sofia contemporanea, così per farsi un giro praticamente. Forse il Medioevo non lo soddisfaceva più tanto.
Insomma, se avessero scelto una lettura trash della storia sarebbe stato anche divertente. E invece, come molti altri casi purtroppo, hanno deciso di prendersi troppo sul serio, diventando così un film da non guardare neanche a tempo perso.
Un’ora e venti sprecata, speriamo che con la prossima pellicola vada meglio.
Alla prossima!
Martina Corona
Altri film della serie:
- In the Name of the King 2: Two Worlds (2011)
- In the Name of the King (2007)
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