È con estremo piacere che oggi ci troviamo in compagnia di Maurizio Amoroso, CEO e Senior Game Designer della Entertainment Game Apps Ldt., nostri partner dall’inizio del nostro viaggio come Medievaleggiando.
Classe 1972, Maurizio Amoroso dopo gli studi presso l’Università di Salerno si specializza nel campo dei sistemi informatici, dove opera con successo fino al 2014, anno della svolta.
Nel 2014, infatti, sceglie di cambiare le vesti della sua professione, credendo in un sogno chiamato EGA e realizzandolo: da sistemista perciò si cimenta nello sviluppo di mobile games, arrivando a conseguire diversi riconoscimenti a livello europeo. Oggi, ripercorreremo insieme la sua carriera e ci avventureremo nel fantastico mondo dei videogiochi.

 

  1. Ciao Maurizio, innanzitutto ti ringraziamo per essere qui con noi oggi. Prima di addentrarci in questa avventura, vorrei chiederti di fare una piccola presentazione ai nostri lettori. Chi è Maurizio Amoroso?
Maurizio Amoroso è una persona molto semplice, un uomo di quasi 48 anni che nella vita ha voluto fare tante esperienze e non si è mai tirato indietro di fronte alle difficoltà, grazie al fatto che intorno a me ho una famiglia che mi aiuta e mi appoggia al 100% in tutte le mie scelte. Grazie a questo appoggio ho visto e vedo tutt’ora la mia vita come qualcosa di unico e che quindi va goduta al massimo.

 

  1. Diventi programmatore ma nasci come sistemista se non erro. Hai studiato e seguito per anni, dal 1996 al 2014, questo percorso all’interno del campo informatico: che cosa ti ha affascinato di questo mondo?
Non so bene quale sia stata la scintilla che mi ha fatto capire che strada prendere, so solo che un giorno ho capito che il computer è qualcosa di magico e se ‘istruito’ bene è capace di fare grandi cose. Da allora ho sempre studiato da autodidatta alternando successi a clamorosi errori, ma con la consapevolezza che dagli errori si può sempre imparare per migliorarsi, soprattutto in un mondo tecnologico che corre ad una velocità incredibile.
 
  1. Nel 2014, nonostante una carriera decennale alle spalle, cambi strada. Lasci il “certo per l’incerto” e ti avventuri con coraggio nell’universo dei videogiochi. Che cosa ti ha spinto a prendere questa decisione?
Io sono sempre stato un appassionato di videogiochi, non ho mai potuto giocare agli “sparatutto” o ai giochi in prima persona ed ho avuto grandi difficoltà a giocare con titoli per pc molto importanti, per il semplice fatto che essendo mancino ogni volta dovevo riconfigurare tutti i tasti dei comandi. Allora un po’ per pigrizia, e soprattutto perché perdevo sempre, nel tempo ho virato la mia passione sui giochi di strategia, dove potevo prendermi tutto il tempo che avevo per fare i miei comandi. Da allora ho giocato praticamente a qualsiasi gioco che prevedeva un raccogliere → costruire → diventare più grande. Tutto questo coltivando un grande sogno e cioè di farne uno tutto mio.
Ho un diario, un diario nero, dove ho segnato tutto, tutto quello che mi piaceva e tutto quello che invece ritenevo noioso. Nel tempo ho capito che alcune cose ‘fanno parte del contesto’ e non ne puoi fare a meno, ma certamente si può provare a trovare un modo per dare le stesse cose in modo diverso.

 

  1. Cambiare non è mai semplice, richiede, insieme alla creatività, una certa lungimiranza e visione d’insieme, oltre a fare i conti con difficoltà e imprevisti. In termini di energie, quanto ti è costato intraprendere questo nuovo percorso?
Io non posso parlare al passato, perché ancora oggi costa tanto cercare di capire cosa fare, come farlo, entro quanto tempo e soprattutto con quali soldi. Ma facendo parte della realizzazione del mio sogno, qualsiasi sia il suo costo viene abbattuto all’istante. Per fare bisogna provarci, lo dico sempre. Puoi anche fallire dopo, ma è meglio vivere sapendo di averci provato piuttosto che rimanere con il pensiero e il rimpianto. No?

 

  1. A giudicare dai risultati ottenuti direi che la scommessa l’hai vinta. EGA è una realtà riconosciuta a livello europeo e ha all’attivo sei giochi, di cui uno che verrà lanciato ufficialmente tra pochi giorni. Sei emozionato per Mediterranean? Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova avventura grafica?
Mediterranean rientra in progetto europeo (TRAMES) legato al filone dei progetti COSME. Il progetto presentato a dei partner europei è stato selezionato proprio perché al suo interno c’era anche la realizzazione di un videogioco, il primo nel suo filone. Vincere un progetto europeo ha sempre una sua importanza dal punto di vista di immagine. Allo stato attuale i Deliverable (obiettivi di EGA) nel progetto sono stati tutti realizzati, abbiamo anche avuto l’ok da parte della Commissione Europea e quindi al momento stiamo solo aspettando il momento migliore per pubblicarlo (che sarà all’incirca questa settimana).
Il gioco è uno strategico ambientato sulle antiche rotte dei Fenici sin dalla prima comparsa e per tutta la loro vita, attraverso uno studio storico preciso e accurato abbiamo posizionato su ogni città le risorse economiche che venivano prodotte e grazie ad un sistema di missioni con i loro imprevisti si vinceranno delle carte che serviranno a sbloccare altre città, partendo dal 1 primo livello fino ad arrivare al 50°.
Dal punto di vista puramente tecnico ci siamo spinti realizzando una mappa del mediterraneo in 3d Low Poly, e posizionando sopra modelli 3d di navi che attraverso un sistema di rotte si muoveranno nelle varie città. È la prima volta per noi, vedremo come andrà, è una scommessa. Sappiamo solo che al momento il gioco sarà distribuito gratuitamente e non ci saranno acquisti in app.
Sono previsti due aggiornamenti nel tempo, e una sessione (nella versione italiana) di archeologia pura in collaborazione con Musei Archeologici le cui collezioni hanno reperti Fenici.
 
  1. Mediterranean è l’ultimo gioiellino di casa EGA, ma tutto è iniziato con Prosperity – 1434, gioco strategico ambientato nel Medioevo. Cosa ti ha spinto a scegliere questo periodo storico? Che ricordi hai di questo progetto?
Prosperity è stato un bagno di sangue dal punto di vista della realizzazione: noi partivamo da zero esperienza sul campo e ce la siamo fatta proprio con questo gioco. Al momento non è più sul mercato, ma sta avendo un forte stravolgimento tecnico, la nuova uscita è prevista per il 2022.
Io vivo a Firenze, in Toscana, e ogni pietra di Firenze parla Medievale, non potevo non innamorarmi di questo periodo storico. Ho visitato tutti i castelli, fortezze e torre medievali della toscana da quando vivo qui. È un periodo incredibilmente ricco di storia e ancora oggi, a distanza di secoli, il retaggio di quella storia è presente intorno a noi.
Prosperity nasce come un gioco di strategia economica, dove sceglievi una famiglia nobiliare realmente esistita e da lì potevi – come in tutti i giochi di strategia – espanderti sulla mappa. Mappa che per realizzarla ci sono volute 49 tavole A4 disegnate e colorate a mano, di cui conservo ancora gelosamente gli originali. Il gioco in sé era molto interessante, aveva alcune particolarità che sono ancora oggi presenti in molti giochi del genere.
Molti non lo sanno ma per realizzare Prosperity abbiamo fatto una campagna su Kickstarter nel 2015 e per molti anni fu uno dei progetti che prese più contributi nella sua categoria (giochi per mobile). Raccogliemmo una cosa come 34.000$. Che ci permise di partire senza grandi problemi. La nuova versione avrà la mappa 3D, le città avranno una gestione più dettagliata e il giocatore non solo sceglierà una famiglia, ma dovrà anche gestirne la sua dinastia, assicurandosi che tutti i suoi paesi controllati siano felici del suo operato, altrimenti… beh ci saranno tristi sorprese.

  1. Legati al Medioevo sono anche Mercantia – Italy 1252, Sigerico: il viaggio e Time Tales: I Medici. A questo punto vogliamo chiederti, perché ambientare un gioco in questa precisa epoca? Offre più spunti all’utente? Hai in programma di approfondire altri aspetti del Millennio?
Perché al netto di ogni particolare, questo periodo ha tutto quello che si deve cercare in un gioco di strategia. Ci sono territori da gestire e conquistare che cambiavano geografia di anno in anno, c’erano potenti famiglie che potevano permettersi di assoldare eserciti personali e di diventare delle potenze fortissime, c’era la chiesa che attraverso i suoi intrighi poteva rovesciare l’esito di una battaglia a favore di un’altra, e infine c’erano personaggi incredibilmente unici nella loro storia che vuoi per un motivo o per un altro hanno messo le basi per quello che poi nei secoli è diventata la nostra storia. Difficilmente la totalità degli elementi che contraddistinguono un gioco di strategia è presente in altri periodi storici, ecco perché secondo me, non solo noi, ma gran parte di questi giochi viene ambientata in questo periodo.
E per rispondere alla domanda sì, personalmente ho una grandissima voglia di avere a che fare con i Longobardi.
 
  1. EGA è una realtà che si concentra sullo sviluppo di videogiochi per telefoni e tablet, perché la scelta di concentrarsi su questo mercato specifico?
I giochi per mobile hanno una vita e un mercato completamente diverso da quello da pc o da consolle. Hanno un consumo immediato, puoi giocarci mentre fai la coda al supermercato o mentre sei in ufficio o mentre stai mangiando, chiunque di noi lo ha fatto almeno una volta. Ecco perché, pur limitati dall’hardware, il nostro mercato di riferimento sarà il mobile.
 
  1. Margo, Clizia, Michela, Nina, Emanuela, Giulia, Marta, Gabriella ed Elisa: nove professioniste che concorrono a realizzare i progetti grafici di EGA. Quanto è importante il lavoro del singolo elemento del team per arrivare all’obiettivo?
E come fare un grande puzzle, ognuna di loro ha delle capacità, conoscenze e esperienze diverse, ecco perché servono e sono tutte importanti. Quando mi arriva un progetto da far partire, riesco ancora prima di raccontarlo a capire chi fra di loro potrà lavorarci, in che tempi e soprattutto in che modalità. Quando trovi delle personalità molto trasversali diventa anche facile poter dire di sì ad un nuovo gioco da realizzare o ad un nuovo bando a cui partecipare.
Solo a luglio grazie alla velocità di risposta che abbiamo saputo dare, abbiamo partecipato a 3 bandi pubblici diversi, proponendo per ognuno di essi un progetto ad hoc scritto e pensato per quel particolare bando.
Lo scorso anno abbiamo realizzato Memories grazie ad un bando di cui abbiamo avuto l’ok formale a partire ad aprile e la cui consegna era obbligatoriamente prevista per dicembre dello stesso anno. Solo un gioco di squadra ben organizzato ha permesso di fare questa cosa senza tralasciare gli impegni che avevamo già preso. E quest’anno, anche se mancano solo 4 mesi alla fine, potremmo essere chiamati a fare un altro miracolo.
A loro devo solo dire grazie per l’entusiasmo che ci mettono ogni volta.
 
  1. Ora è il momento di svelare una curiosità che abbiamo tutti noi profani: com’è lavorare nel mondo dei videogiochi? Quali sono le fasi di preparazione di un gioco? E, soprattutto, quanto tempo passa dall’ideazione al rilascio sul mercato?
Credo che la risposta dipenda molto dai propri obiettivi. Se hai quello di realizzare dei prodotti diversi, particolari, che prediligono alcune caratteristiche rispetto ad altre, e che nel tempo queste scelte portano a soddisfazioni personali molto belle, credo che lavorare in questo mondo sia bello. Creare qualcosa partendo da una idea è sempre stimolante. Vederla poi usata da altre persone dà ancora molte più soddisfazioni, no?
Per i tempi, dipende molto dal tipo di progetto. Un gioco ha un suo parto prima di vedere la luce, possono passare 6 mesi, ma a volte per esigenze di progetto bisogna stringere i tempi e fare l’impossibile oppure fare come con Mediterranean e prendersi tutto il tempo di cui uno ha bisogno e farlo durare 2 anni.
Al momento possiamo portare avanti due progetti contemporaneamente in un anno. L’obiettivo per i prossimi 2 anni è riuscire ad avere la possibilità di farne partire e portare a termine uno in più.

 

  1. Ultima domanda, ma non per importanza, prima di salutarci. Scegliere di lavorare con e al servizio della cultura è una scelta coraggiosa, quasi impopolare, soprattutto ai giorni nostri. Cosa ti ha spinto prendere questa strada? Pensi che questo sia il punto di forza della vostra realtà?
Ho fortemente voluto che nei miei giochi fossero presenti contenuti attendibili. Non ho nulla in contrario nei confronti di giochi fantasy o di altro genere, solo che da amante della storia credo vivamente che possiamo dare un piccolo contributo alla divulgazione culturale anche nei videogiochi. Sfruttando delle piccole leve commerciali (come il regalare qualcosa in cambio di …) alla fine lo scopo viene raggiunto sempre. Da una parte i giocatori consumano contenuti culturali, dall’altra parte chi offre questi contenuti ha la sua visibilità e infine il gioco acquisisce una certa importanza dal punto di vista dei contenuti. È un passaggio fondamentale in cui ci guadagnano tutti e non ci perde mai nessuno. Perché non farlo allora?
 
Ringraziamo Maurizio per il tempo che ci ha dedicato e gli auguriamo “in bocca al lupo!” per Mediterranean e per i prossimi progetti… medievaleggianti!

 

Grazie a voi e alla vostra incredibile avventura!

 

Martina Corona