Oggi vi parleremo di un avvenimento storico considerato fortemente periodizzante: la discesa di Carlo VIII in Italia. Re di Francia e figlio di Luigi XI, Carlo era un sognatore: voleva imitare le gesta di Carlo Magno, riportare pace nella cristianità e creare un impero con una proiezione mediterranea.
Carlo VIII bramava la dignità imperiale, che il solo regno di Francia non poteva certo garantirgli. Questo obiettivo poteva essere raggiunto perseguendo l’ambizione di strappare Costantinopoli ai Turchi ed il primo passo da compiere era quello di ottenere il Regno di Napoli.
Gli stati italiani, alla vigilia di questa spedizione, erano così schierati: il ducato Sabaudo, capeggiato dalla duchessa madre Bianca del Monferrato era acquiescente nei confronti del re francese, mentre Milano era in mano a Ludovico il Moro, alleato della Francia in funzione anti-napoletana, anche se lo storico David Abulafia crede che il Moro non volesse un’invasione massiccia da parte di forze esterne allo scacchiere politico italiano.

Alla morte di Ferrante di Napoli (1494) seguì l’ascesa al trono del figlio Alfonso duca di Calabria nel maggio dello stesso anno, che però destò svariati malumori nella cerchia dei grandi baroni napoletani.
Il momento era propizio. L’armata francese valicò il passo del Monginevro e, attraversato senza colpo ferire il ducato Sabaudo, Carlo VIII scelse la via del Tirreno per proseguire la marcia. L’esercito francese imboccò la Val di Taro ed il 22 ottobre giunse a Sarzana, un’enclave medicea in territorio ligure. La cittadina era stata dotata di una fortezza di ultima generazione, protetta da un poderoso muro a scarpa, così che potesse respingere le palle di cannone.
Lo Stato maggiore francese, per non dilungarsi in estenuanti operazioni di conquista, optò per un’azione dimostrativa nella cittadina di Frivizzano, difesa ancora da mura medievali, quindi molto alte e sottili. Dopo un incessante bombardamento, le sottili difese vennero squarciate e fu ordinato il saccheggio.
Il re di Francia ottenne la sottomissione di Piero de’ Medici che finanziò il proseguimento della spedizione, prelevando denaro dall’omonimo banco.
Una volta raggiunta Roma, l’esercito francese si diresse verso Castel Sant’Angelo dove il papa rimaneva asserragliato. Secondo le Memorie di Philippe de Commynes, un diplomatico al seguito di re Carlo, iniziò una scrosciante pioggia che causò il crollo di un muraglione di contenimento della fortezza. Questo evento fu interpretato dagli astanti come un segnale del volere divino. Papa Borgia fu costretto a concedere il lasciapassare per Carlo, che in cambio mantenne lo status quo della curia romana.
Arrivato nella provincia di Campagna e Marittima, la difesa napoletana si liquefece: l’esercito partenopeo, svantaggiato dalle sollevazioni popolari, non trovò un punto dove dare battaglia.
Alfonso II duca di Calabria, e da pochi mesi re di Napoli, vista la disastrosa situazione tentò di salvare la dinastia, dandole nuovo slancio: abdicò in favore del figlio Ferrante, detto Ferrandino. Così Alfonso scappò in Sicilia, dove di lì a pochi giorni, spirò, protetto dalle solide mura di un convento e dalla sua sincera devozione.
Ferrandino, succeduto al padre, non riuscì a risollevare le sorti del regno: una volta capito che l’invasione francese era incontenibile, scappò alla volta di Ischia chiedendo aiuto al suo parente spagnolo Ferdinando d’Aragona, detto il Cattolico. La strada per l’occupazione del regno era tracciata: Carlo VIII entrò a Napoli in trionfo il 24 febbraio 1495.
Una volta stabilite le basi nel Regno, iniziarono i preparativi per orientare i propri >sforzi verso Costantinopoli, quando Venezia nel 1495 divenne promotrice della riscossa antifrancese. A questo grido di libertà si unirono il papa e Ludovico il Moro che, da estremo calcolatore qual’era, stracciò la sua alleanza con Carlo e si unì alla compagine italiana.
Grazie al lavoro diplomatico del papa, si unirono alla causa della Lega anche la Spagna e l’Inghilterra. In questo modo avvenne, secondo le parole dello storico Marco Pellegrini “l’internazionalizzazione della questione italiana” e la nascita del “sistema degli stati europei dell’Età Moderna.
Carlo VIII temette il peggio, ovvero di rimanere tagliato fuori dalla Francia, con il rischio di perdere 30.000 uomini. Risalì quindi la penisola con una parte degli armati: lo scontro decisivo tra l’esercito della Lega e quello Francese ebbe luogo a Fornovo. Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, fu investito del ruolo di capitano generale della Lega, mentre Venezia si fece carico degli oneri militari, raccogliendo 20.000 armati. Alla fine della battaglia campale, entrambi gli schieramenti si dichiararono vincitori: gli stati italiani riuscirono a liberarsi dal gioco francese mentre Carlo VIII riuscì a riportare l’esercito in patria.
Con questa campagna militare prese le mosse quel periodo della storia conosciuto come le guerre d’Italia. La penisola divenne terreno di scontro per la supremazia europea tra la casata di Francia ed il Sacro Romano Impero. I combattimenti si conclusero solamente nel 1527, con il sacco di Roma da parte del Lanzichenecchi; ma questa è un’altra storia, e saremo ben lieti di raccontarvela prossimamente.
Andrea Feliziani
Per approfondire:
ABULAFIA DAVID, I Regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500, Editori Laterza, Bari 2012.
PARKER GEOFFREY, La rivoluzione militare. Le innovazioni militari e il sorgere dell’Occidente, il Mulino, Bologna 1999.

PELLEGRINI MARCO, Le guerre d’Italia 1494-1530, Il mulino, Bologna 2010.