Prodotta dalla Toei Animation, la versione italiana de La spada di King Arthur è in realtà composta dalla serie stessa e dal suo seguito. Realizzate e trasmesse in Giappone alla fine degli anni 70, arrivarono in Italia appena un anno dopo, venendo trasmesse sui canali regionali. Famosa è anche la sigla realizzata dai Cavalieri del Re. Pensata originariamente per l’anime di Vicky il vichingo, venne scartata e poi riadattata per King Arthur, ed ebbe un tale successo da portare alla formazione in pianta stabile del complesso musicale, che prese il nome appunto di Cavalieri del Re in onore di Artù.
Due serie, come abbiamo detto, proposte per il mercato italiano in una unica soluzione. Questo procedimento non deve però stupire: la maggior parte delle serie arrivate sul mercato italiano, soprattutto se comprate non dalla società produttrice ma tramite distributori terzi, come quelle già adattate per il mercato statunitense o francese, erano spesso sottoposte ad adattamenti ed accorpamenti, per ridurre i costi di doppiaggio e localizzazione.

La trama della prima parte della serie segue abbastanza fedelmente il mito arturiano. Uther Pendragon, re e marito di Ygraine, viene tradito ed ucciso, ma riesce ad affidare suo figlio Artù al suo consigliere, il saggio Merlino. Questi affiderà il bimbo ad un cavaliere, sir Hector, che lo alleverà come suo. All’età di 15 anni, il giovane Artù si troverà davanti la famosa spada nella roccia, Excalibur, ed estraendola verrà proclamato Re. Riuniti un gruppo di fedeli ed amici, tra cui il fratellastro Kay, Lancillotto e Parsifal, nei Cavalieri della Tavola Rotonda, combatteranno i nemici del regno fino alla vittoria finale.
La storia che tutti conosciamo, quindi, ma con sostanziali differenze che appaio evidenti fin dai primi episodi, a cominciare dai cattivi, tra cui riveste un ruolo di primo piano re Lavik. Costui è il responsabile della morte dei genitori di Artù e del suo esilio, e sarà il nemico principale contro cui combatteranno i nostri eroi; alle sue dipendenze schiere di governanti corrotti – con il denaro o con la paura – alcuni dei quali collegati o imparentati con i cavalieri di Artù, cavalieri neri e pirati vichinghi. Lavik potrà contare anche su un supporto magico, la strega Medessa, e su alcuni monaci che gli forniranno accesso a conoscenze proibite.
Anche per quanto riguarda i protagonisti possiamo notare diverse differenze rispetto al mito. Merlino, per esempio, nonostante quello che potrebbe suggerire la sigla, appare pochissimo, principalmente nel ruolo di consigliere. Sono presenti personaggi originali, come Fiene, valorosa donna cavaliere e messaggera del sopraccitato Merlino. Poco spazio viene concesso anche a Ginevra, promessa sposa di Artù. Vale la pena citare la totale omissione della sua storia d’amore con Lancillotto, probabilmente per rendere il prodotto più fruibile e meno soggetto a critiche.
Ma è con la seconda parte della serie che la storia prende una direzione totalmente diversa. Dopo la morte di Lavik, alla fine della prima parte, la nuova minaccia al regno si concretizza in una invasione vichinga, non più tenuta sotto controllo dal precedente sovrano. Artù deciderà quindi che il modo migliore di affrontare questi nemici sarà di viaggiare per le sue terre, in incognito, allo scopo di raddrizzare i torti, accompagnato da persone che non sono a conoscenza della sua reale identità, non mostrando la sua regalità ma richiamando di nascosto il suo cavallo all’occorrenza, che porta con sé la sua armatura, lo scudo e la spada Excalibur. La serie si concluderà dopo una ventina di episodi, tra navi volanti, mulini a vento e pappagalli parlanti, quando Lancillotto e gli altri cavalieri informeranno il sovrano che un redivivo Lavik minaccia di nuovo Camelot, spingendo Artù a rivelarsi e prepararsi alla battaglia finale.
Una serie molto diversa dagli adattamenti del ciclo arturiano a cui siamo abituati, sicuramente, che mostra anche i segni dell’età nel comparto tecnico. Ma resta una pietra miliare per quanto riguarda il mondo dell’animazione giapponese e il suo modo di vedere ed adattare il medievalismo inglese ed arturiano, tanto da riscuotere negli anni 80 grande successo in molti degli stati non anglofoni in cui venne trasmessa, compresa l’Italia.
Dario Medaglia
Per approfondire:
https://www.imdb.com/title/tt0185825/ – la pagina dell’Internet Movie Database dedicata alla serie