Ah, le crociate! Tutti le abbiamo sentite nominare, ed anche con Medievaleggiando le abbiamo già cominciate a trattare, ma il punto di vista è sempre lo stesso: quello occidentale.
In pochi forse conoscono o hanno mai letto qualcosa sulle crociate dal punto di vista musulmano, come noi occidentali e cristiani siamo stati visti dagli abitanti di quei luoghi e come hanno reagito all’arrivo di una schiera di invasori.
Va sottolineato che per cinque secoli prima del 1095 (anno in cui fu indetta la prima crociata) i cristiani, protetti dallo statuto legale della dhimma (un patto di protezione dei cristiani d’Oriente), convivevano in pace in Terra Santa e ai pellegrini provenienti dall’Europa e dai territori dell’Impero d’Oriente era permesso visitare tutti i luoghi santi della cristianità. Nessuno aveva mai sentito l’esigenza di una liberazione di Gerusalemme dal controllo musulmano.  Fu solo nel 1009 che la loro tranquilla coesistenza venne turbata dall’ennesima manifestazione delle manie persecutorie del folle al-Hākim. Il califfo fatimide ordinò che la basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme venisse distrutta. Questo episodio di intolleranza non ebbe particolare rilevanza in Occidente, sebbene la notizia sia giunta in territorio bizantino, tuttavia causò le prime tensioni nei rapporti tra cristiani e musulmani.

Come già abbiamo detto in altri articoli, nel 1095 la situazione cambiò, ma la reazione dei musulmani agli invasori occidentali fu per lo più passiva. La passività delle masse era accompagnata da una scarsa preoccupazione per la crociata. Alcuni studiosi hanno voluto vedere in questo la drammatica sensazione di trovarsi stretti tra due fuochi e quello dei crociati era senz’altro il male minore, infatti il mondo islamico era soggetto ad un’altra, molto più catastrofica, minaccia: i Mongoli.
Questa mancanza di rilievo si riscontra anche nella storiografia araba, tanto che non si hanno molte fonti in grado di ricostruire il sentimento di reazione contro le crociate. Contrariamente all’Occidente, non esiste una letteratura specifica su di esse. Tutto ciò che sappiamo si trova in cronache di respiro più ampio (di impianto annalistico, storie di singole città, vite di uomini illustri). In questi testi notiamo però che i crociati non vengono mai definiti in termini religiosi. Nasrāni (“cristiano”) è il termine per definire i cristiani d’Oriente, inclusi e protetti dallo statuto della dhimma. Nelle fonti invece gli invasori sono detti ifranj (“franchi”).
Un elemento che colpisce proviene proprio dalle fonti arabo-cristiane in cui nessuno riporta simpatia nei confronti degli aggressori. Esempio calzante è l’autore copto al-Mākin ibn al-‘Amīd, nella cui cronaca non traspare mai un sentimento di fratellanza nei confronti dell’invasore, pur essendo entrambi cristiani.
Le crociate si inseriscono in un periodo storico molto difficile per la società islamica: la divisione tra sunnismo e sciismo da un lato e le lotte intestine tra i principi selgiuchidi dall’altro. Questo è il motivo che ha spinto a sottovalutare il pericolo dell’invasione crociata. È opportuno sottolineare che la reazione dei musulmani a questi attacchi è sempre stata segnata da scelte diplomatiche, scandita da varie tregue e volta al risparmio di spargimenti di sangue.
Soltanto con l’annientamento dei fatimidi ad opera di Saladino nel 1171 la situazione cambia e l’atteggiamento nei confronti degli eserciti europei muta.
Si tratta di aspetti di questo fenomeno storico che non siamo abituati ad osservare dal punto di vista delle genti che subirono gli attacchi, ma che offrono un quadro migliore degli avvenimenti di quei secoli.
Eleonora Morante
Per approfondire:
CAPEZZONE LEONARDO, Medioevo Arabo: una storia dell’islam medievale (VII-XV secolo), Mondadori, Milano 2016.
COBB PAUL M., La conquista del paradiso. Una storia islamica delle crociate, Einaudi editore, Torino 2016.
MAALUF AMIN, Le crociate viste dagli arabi, SEI, Torino 1989.