
Non sono molti i libri in italiano (tradotti e non) che si occupano e preoccupano di divulgare al grande pubblico la storia non europea, ci si può concentrare sulla quella mediterranea quindi discutere del rapporto tra cristiani e musulmani ma difficilmente ci si allarga al Vicino Oriente o alle steppe asiatiche.
Il volume di Frederick Starr, L’epoca geniale. Avicenna, Bīrūnī e l’illuminismo perduto (Einaudi 2024), invece ha proprio questo obiettivo: presentare al grande pubblico la vita di due importanti pensatori vissuti a cavallo tra X e XI secolo nelle steppe asiatiche (in quelli che sono oggi gli Stati dell’Uzbekistan, Turkmenistan, ecc): Ibn Sīnā, noto in Occidente come Avicenna, e al-Bīrūnī.
Se forse qualcuno ha già sentito parlare di Ibn Sīnā, latinizzato in Avicenna, perché su alcuni manuali di filosofia liceale nostrani magari è riportato se non altro perché alcune sue rielaborazioni del pensiero aristotelico sono alla base della filosofia di Tommaso D’Aquino, sicuramente la storia di al-Bīrūnī è ignota.
Il volume ci porta a scoprire la vita di questi due personaggi, per la prima volta messi a confronto non giudicando chi sia meglio tra i due, che vivendo nello stesso momento e soprattutto per un periodo nello stesso luogo si sono inevitabilmente incontrati e anche scontrati. I loro interessi e scritti riflettono l’eclettismo intellettuale medievale che non disdegna lo studio di più di una materia, e così i nostri protagonisti non sono solo esperti di filosofia, ma anche di medicina, astronomia, matematica, fisica e molto altro.
L’approccio di Starr mira a rendere più vivi i due intellettuali che non sono raccontati solo attraverso le loro opere ma anche e soprattutto attraverso le loro vite usando fonti di persone che li conoscevano e contestualizzando il loro operato. Il risultato è un affresco molto vivido non solo dei due protagonisti ma anche di un’epoca e di un luogo così geograficamente lontano da noi che ha le sue peculiarità e attrattive.
La narrazione non si conclude con la morte di al-Bīrūnī e Ibn Sīnā, ma Starr dedica gli ultimi due capitoli: uno a come i due siano stati recepiti dai posteri, non solo nei secoli immediatamente successivi ma anche ai nostri giorni; l’altro a trovare differenze e punti di contatto tra i due, un capitolo che tira le somme su questi grandi intellettuali che ancora oggi avrebbero molto da insegnarci.
Il volume è molto interessante e non ho difficoltà ad ammettere che molte informazioni non le conoscevo quindi sono stata bene contenta di avere l’opportunità di leggerlo per voi e ovviamente mi sento di consigliarvelo caldamente!
Giulia Panzanelli
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