Cari amici medievaleggianti, il film che recensiamo per voi oggi è Lupi Mannari, una pellicola francese del 2024 disponibile su Netflix. Il film è ispirato al noto gioco da tavolo francese Lupi mannari di Roccascura.

Lupi mannari, a noi cresciuti negli anni ‘90, ricorda un po’ il mitico Jumanji e adesso scopriremo il perché. Ci troviamo a Roccascura, un paesino della Francia, all’interno della casa della famiglia Vassier dove attorno al tavolo sono seduti il nonno (Jean Reno), i due genitori e i tre figli. Il padre, Jerome, sta spiegando le regole di un gioco da tavolo a cui aveva giocato da piccolo: Lupi mannari. Il gioco è composto da diverse tessere di legno che corrispondono ai personaggi che dovranno interpretare: il cacciatore, la strega, la bambina, il ladro e il lupo mannaro. A quanto racconta Jerome, la storia si ambienta nel Medioevo e tutto ha inizio con un uomo con una pelle di lupo che distribuisce le tessere dei personaggi “lupi mannari” a chi non gli apre la porta. I mal capitati sono così costretti a trasformarsi ogni notte e a mietere vittime. L’obiettivo del gioco è scovare e uccidere i lupi mannari.

I componenti della famiglia però non sembrano particolarmente interessati a giocare, ma il gioco stesso è di un’altra opinione. Una volta richiuso, prende vita e trasporta tutta la famiglia… nel Medioevo! Così i Vassier si ritrovano all’interno del gioco che è ambientato sempre a Roccascura nell’Anno del Signore 1497. A parte lo stordimento iniziale, capiscono in breve che è necessario finire il gioco se hanno intenzione di tornare a casa. Inizia così l’avventura di questa famiglia francese che si ritrova ad avere dei superpoteri corrispondenti ai personaggi che erano stati assegnati loro. Guest star e deus ex machina della pellicola è l’inventore Piero, che alla fine si scoprirà essere iente di meno che Leonardo da Vinci in persona. Infilare nelle pellicole qualche personaggio famoso non fa mai male.

E’ inutile che vi dica come va a finire il film, perché sicuramente ci siete già arrivati da soli. E’ una commedia, e come tutte le pellicole di genere, vige la regola del “tutto bene quel che finisce bene”. 

Finale a parte, come ci si aspetta da film di questo tipo, gli stereotipi sul Medioevo si sprecano e anche l’introduzione di temi ovviamente contemporanei. Riconosco il merito di averli inseriti in maniera non anacronistica, perciò ce li facciamo andare bene. 

E’ tutto un “ah è vero siamo nel Medioevo”, accompagnato da luoghi comuni anche abbastanza beceri: processi sommari a chiunque fosse tacciato di essere una belva, uomini che picchiano le donne, lo straniero che viene visto come stregone e soprattutto le donne dotte viste come streghe e arrestate, poi andranno sul rogo ovviamente perché i roghi stanno bene ovunque.

Non è che mi aspettassi una scelta molto diversa però mi sembra che strizzi un po’ troppo l’occhio al confronto. Il mondo di oggi è sicuramente meglio dell’epoca medievale. Immancabile il discorso femminista che suona più o meno così: “Arriverà il giorno in cui le donne saranno al pari degli uomini, in cui potranno studiare, lavorare e addirittura votare. Oggi ci chiamano streghe ma un giorno saremo ricercatrici. Battetevi per questo”.

Anche le gag non sono un granché ma voglio dire non possiamo pretendere troppo. Se non sapete cosa guardare e avete un’ora e mezza da buttare allora potete dare una chance a Lupi Mannari. Altrimenti passate oltre e godetevi uno degli altri film che abbiamo recensito, almeno qualche risata con quelli è assicurata.

Alla prossima!

 

Martina Corona

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