Il tema iconografico del Trionfo della Morte – così come quello della Danza della Morte e dell’Incontro dei tre vivi con i tre morti – è un celebre soggetto macabro del Tardo Medioevo, diffuso in Europa, specialmente in area franco-tedesca e nell’arco alpino.

Il Trionfo della Morte è connesso, in particolare, con il messaggio evangelico, salvifico ed escatologico del Giudizio Universale oppure, a partire dal 1348, con la drammatica esperienza collettiva della Peste Nera, responsabile della decimazione della popolazione europea. Nei Trionfi, che compaiono nei raffinati affreschi che punteggiano le chiese, le abbazie, gli oratori, le cattedrali di Francia, Germania e Italia, la Morte viene rappresentata come una regina scheletrica, giudice supremo della vita e del destino degli uomini, oppure come cavaliere scheletrico armato della classica falce o di arco (e verso la fine del Quattrocento anche di più moderni archibugi), il quale, dal dorso del suo cavallo cadaverico, scaglia dardi mortali sulla popolazione, senza distinzione di ceto, sesso o età delle sue vittime.

Famoso esempio è il Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis di Palermo (1446 circa), dell’artista noto genericamente come Maestro del Trionfo della Morte, attivo all’interno della corte di Alfonso il Magnanimo, affresco originariamente sito nel cortile del nobiliare Palazzo Sclafani di Palermo.

Nel secolo del Romanticismo il macabro tema medievale, attraverso il tramite fornito dalle incisioni di Albrecht Dürer (1471-1528), ha ispirato e influenzato diversi pittori e artisti: si pensi allo statunitense Benjamin West (1738-1820) autore della Death on the Pale Horse (1817), o all’ancor più noto Gustave Dorè (1832-1883), celebre illustratore della Divina Commedia e autore di più di un’opera incentrata sul trionfo del tristo Cavaliere dell’Apocalisse, nelle quali traspare il gusto per un Medioevo fantastico, gotico, soprannaturale, inquieto.

Nel secolo dei medievalismi e dei risorgimenti la rinascita del tema del Trionfo della Morte si deve anche ad un eclettico quanto irrequieto pittore tedesco, Alfred Rethel (1816-1859), autore di numerosi dipinti di storia ed incisioni a soggetto medievale come il ciclo della Der Tanz des Todes (La Danza della Morte). Il ciclo, per il quale l’autore trae spunto dalle rivoluzioni belghe del 1848 e dalla immane tragedia umana scaturita, comprende diverse incisioni su tavola di legno, aventi per soggetto diverse personificazioni della Morte (la tetra Signora è ritratta, di volta in volta, come Vendicatrice, Guida-eroe della Rivoluzione, Giudice).

Per lo stile delle sue opere Rethel si ispira direttamente alle incisioni di Durer e agli affreschi e dipinti bassomedievali d’area franco-tedesca, dei quali rielabora in chiave moderna il tema del Trionfo. Tra le diverse incisioni una è di particolare interesse, per il capovolgimento di valori tradizionali che è possibile leggervi: in Der Tod als Sieger (La Morte come Vittoria), pubblicata successivamente come xilografia (1851), Rethel rende ancor più drammatica e tragica la valenza simbolica della Morte. La tetra Signora viene infatti rappresentata a cavallo, trionfante, come vera e propria “divinità della Vittoria” (come si evince dalla corona di alloro, attributo della divinità classica), con uno stendardo bianco innalzato, mentre lascia la città devastata dall’insurrezione e dalla repressione dell’esercito. Ai suoi piedi i rivoluzionari, gente del popolo, umili, giacciono morti o morenti. Una contrapposizione paradossale: se, tradizionalmente, la Dea Nikè, per Greci e Romani la personificazione della Vittoria, sta a simboleggiare il trionfo sulla Morte o sul nemico (conquistato sul campo di battaglia), qui è la Morte a trionfare. Nell’incisione, infatti, sotto la cavalcata del cadaverico cavaliere a soccombere sono i protagonisti del Quarantotto: gli umili e il popolo in rivolta. L’opera diviene l’emblema della Morte della speranza, dei valori e delle aspirazioni dei rivoltosi, soffocate nel sangue durante i moti risorgimentali.

Se la Nera Signora rappresentata nelle iconografie tardomedievali non risparmia nessuno, a prescindere dalla provenienza sociale, colpendo sia sovrani, sia vescovi, sia nobili che gente comune (specchio della “democratica” Peste del 1348), la nuova Morte di Rethel, che si manifesta con la soppressione dei moti europei, è tirannica e inesorabile: si scaglia soltanto contro i ribelli in nome della libertà e dei diritti, mentre sono risparmiati i Re, i nobili e gli ufficiali lealisti, proprio perché sono loro i mandanti, i veri responsabili della “morte della rivoluzione”. L’opera del tormentato e visionario artista tedesco, diviene così anche una critica accesa alle feroci repressioni monarchiche dei moti quarantottisti.

Questo è il primo di una serie di articoli dedicati al tema!

 

Nicolò Maggio

 

Per approfondire:

RETHEL ALFRED, Auch ein Todtentanz. Elischer, Leipzig, 1891

BAUMGART FRITZ, Rethel Alfred, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma, 1931

FRUGONI CHIARA, FACCHINETTI SIMONE, Senza misericordia. Il «Trionfo della Morte» e la «Danza macabra» a Clusone, Einaudi, Torino, 2016

MAGGIO, NICOLÒ, Il Trionfo della Morte (XV sec.), Palazzo Abatellis, Palermo, in «Costruire Storie», 04 giugno 2022

SHARE THIS STORY ANYWHERE

Join the community

Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.

social media

Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!