Questo articolo affronta le vicende politiche che precedettero il celeberrimo sinodo del cadavere, il macabro evento che vide un papa giudicato post mortem da un altro papa. In questo articolo la mia intenzione è quella di contestualizzare questo fatto nel periodo in cui si verificò, il X secolo, e che si svolse tra il papato di Giovanni VIII (872-882) e quello di Stefano VI (896-897).
Durante il X secolo, chiamato Secolo di ferro dalla storiografia nostrana o saeculum obscurum, la penisola italica era frammentata in una serie di poteri locali, data l’implosione di un sistema politico più unitario, quello carolingio, verificatosi nell’887 con la deposizione di Carlo il Grosso. Senza una direzione unitaria, i vari regni dell’Impero, come quello italico, iniziarono ad avere delle tendenze centrifughe, senza che nessuna fazione riuscisse a sopraffare l’altra. Gli attori in gioco in questa disputa furono il Ducato di Spoleto, il Regno dei Franchi orientali ed il papato, lacerato da pesanti lotte di fazione.
Con l’insediamento di papa Giovanni VIII, verificatosi nell’872, alcuni papi iniziarono a prediligere la dinastia dei carolingi occidentali mentre l’altra fazione, che sposava le cause dei carolingi orientali, era comunque molto attiva nella città di Roma e capeggiata dal Vescovo di Porto Formoso. Negli anni caldi del pontificato di papa Giovanni VIII gli eventi precipitarono: si verificarono cruenti scontri nella città avvenuti a causa della successione al trono imperiale, che vide trionfare il re dei Franchi Occidentali Carlo il Calvo nel dicembre dell’875.
Ma gli scontri tra le fazioni nella città eterna continuarono nei mesi seguenti e il vescovo di Porto, insieme ad un gruppo di suoi accoliti, abbando Roma tra la notte del 14 e del 15 aprile dell’876. Papa Giovanni VIII quindi si vide obbligato a convocare un concilio nel Pantheon, dove accusò i suoi avversari di congiura, intimando ai congiurati il rientro in città che, ovviamente, non si verificò. Solamente due anni più tardi, a seguito di un concilio tenutosi nella città francese di Troyes alla presenza> dello stesso papa Giovanni, Formoso ottenne il ritiro della scomunica, dietro la promessa di non rientrare a Roma.
La situazione mutò in favore di Formoso con il successore di Giovanni VIII, Martino I, che ne sciolse la scomunica, cosicché poté riaffermare la propria autorità nella diocesi di Porto. Nel frattempo era salito sul soglio petrino papa Stefano V, che concesse nell’891 la corona imperiale a Guido, già duca di Spoleto, dopo la morte di Carlo il Grosso, successore di Carlo il Calvo.
Arriviamo a Formoso che venne acclamato dal popolo di Roma papa (in quel periodo storico non esisteva il conclave) con il sostegno di Arnolfo di Carinzia, re dei Franchi Orientali, il quale bramava a sua volta la carica imperiale, considerandosi il legittimo erede del Sacro Romano Impero. In quegli anni, l’opposizione a Formoso, era guidata proprio dal neoimperatore Guido di Spoleto, che voleva influenzare le scelte del papato romano tramite forti ingerenze.
Formoso dal canto suo, una volta divenuto papa, non accettava che la corona imperiale fosse cinta da un vicino così ingombrante, sia per ovvie ragioni strategiche sia perché era più propenso a concedere la dignità imperiale proprio ad Arnolfo di Carinzia. Il papa fu però costretto a confermare lo status quo, innalzando il figlio di Guido Lamberto alla coreggenza imperiale, che gli avrebbe permesso di ereditare la corona del padre.
Al seguito di una serie di intromissioni nei confronti dei territori sotto l’influenza papale, realizzate probabilmente dagli spoletini, Formoso richiese l’intervento di Arnolfo di Carinzia che, sfruttando la situazione a suo vantaggio, varcò l’arco alpino nell’894. La spedizione non portò al risultato sperato dal papa, ovvero l’estromissione dalla carica imperiale di Guido di Spoleto.
Nell’894 venne a mancare Guido, ed il figlio Lamberto II, spalleggiato dalla madre Ageltrude, reclamò ed ottenne la corona imperiale. Si trattò di una richiesta alla quale Formoso non poté opporsi, ma questo non gli impedì di riattivare il canale diplomatico con Arnolfo di Carinzia, il quale nell’autunno dell’895 scese ancora una volta in Italia, deciso stavolta ad ottenere il trono. Gli spoletini ovviamente non accettarono le intromissioni di Arnolfo avallate dal papa. Lamberto quindi si barricò nella città umbra mentre Ageltrude fomentò una rivolta nella cittspan style=”font-size: large;”>à di Roma; il tumulto portò alla cattura ed alla carcerazione di Formoso. Arnolfo però ebbe la meglio: le sue forze entrarono in Roma e liberarono il papa, mentre Ageltrude scappò a Spoleto, dove il figlio era rinchiuso.
Passato il momento convulso della crisi, nel febbraio dell’896 il papa incoronò imperatore Arnolfo, che ben presto lasciò Roma e mosse le sue truppe contro il Ducato di Spoleto per sottomettere definitivamente gli spoletini, ma dei gravi problemi fisici indussero il neoimperatore a rientrare in Baviera anzitempo. Ovviamente gli spoletini fomentarono nuovi disordini in città, mentre Formoso si trovava in una situazione davvero sgradevole. La sorte arrise agli spoletini: la morte colpì il papa nell’ aprile span style=”font-size: large;”>dell’896. In questo periodo tumultuoso, venne infine acclamato papa Bonifacio VI e, solo dopo poche settimane, il soglio petrino venne occupato da Stefano VI, il papa che acconsentì al giudizio post mortem di Formoso.
Ovviamente la storiografia ha molto dibattuto sul perché di questo macabro evento. L’obiettivo degli spoletini era quello di dimostrare alle fazioni romane il pericolo che si correva nel sostenere i Franchi Orientali e disdegnare il crescente potere del ducato di Spoleto. Ovviamente questa fase durò un brevissimo arco di tempo: entro pochi anni la corona imperiale venne reclamata dalla nascente dinastia ottoniana

Andrea Feliziani

Per approfondire:

CAMMAROSANO PAOLO, Storia dell’Italia Medievale dal VI all’XI secolo, Editori Laterza, Roma-Bari 2008.

CAMMAROSANO PAOLO, Nobili e Re. L’Italia politica dell’Alto Medioevo, Editori Laterza, Roma-Bari 2009.

FUMAGALLI VITO, Il regno italico, UTET, Torino 1987.

GATTO LUDOVICO, Storia di Roma nel Medioevo, Newton&Compton editori, Roma 2004.