Publio Virgilio Marone, nacque ad Andes, presso Mantova, nel 70 a.C. Durante il periodo della guerra civile iniziò ad interessarsi alla poesia: intorno al 40 a.C. compose le Bucoliche (10 componimenti poetici di argomento pastorale, intesa come poesia di evasione idealizzata della vita agreste). Ottenuta una certa fama poetica, Virgilio entrò a far parte del circolo letterario di Mecenastesso Ottaviano Augustoe di altri poeti, tra cui Orazio. Tra il 37 e 30 a.C. compose le GeorgicheNel 29 a.C. Virgilio si dedicò, per undici anni, al suo capolavoro l’Eneide. Ammalatosi però durante un viaggio in Grecia, tornò in Italia; sbarcò a Brindisi dove morì nel 19 a.C. Il suo corpo fu però seppellito a Napoli, città tanto amata dal poeta latino.

La figura di Virgilio divenne argomento di diverse storie durante il Medioevo: si diffuse sia la leggenda di un poeta mago-taumaturgo che costruiva talismani, sia quella di un Virgilio cristiano che avrebbe addirittura profetizzato la nascita di Cristo, secondo una particolare interpretazione della IV ecloga delle Bucoliche. Queste leggende però non influenzarono Dante, che scelse Virgilio come guida per il suo viaggio divino. Virgilio infatti è per Dante il massimo “auctor” (era tecnica medievale per gli scrittori appoggiarsi a un autore importante per legittimare ciò che affermavano nella propria opera): fondamentali sono infatti i riferimenti letterari all’Eneide nella Commedia dantesca (come i personaggi CaronteCerberoDidone e le Arpie).

Di ispirazione per Dante è la figura del personaggio di Didone, regina di Cartagine, che nell’Eneide si innamora perdutamente di Enea. Quando gli dei ordinano al troiano di riprendere il viaggio in mare, Didone supplica l’amato di restare; l’eroe però è irremovibile. Prima di uccidersi per la disperazione, Didone maledice Enea e tutta la sua futura stirpe. All’abbandono di Enea la figura di Didone è percorsa da emozioni fortissime: in lei si agitano il dolore e il rimorso, per cui il suicidio le appare come l’unica soluzione per recuperare la dignità persa per quell’amore. Dante nel canto V dell’Inferno indica coloro che sono “morti per amore”, tra cui Paolo e Francesca, i dannati nella “schiera ov’è Dido”.

Martina Michelangeli x Medievaleggiando

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Written by : Redazione

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