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L’antichità classica non scompare nel Medioevo ma assume nuova linfa grazie a reinterpretazioni in ottica cristiana. I miti latini e greci venivano interpretati secondo i dettami del cristianesimo e le grandi storie del passato, seppur scritte da pagani, non vengono rigettate ma anzi assumono nuova forma e fungono da bussola morale per la società laica (o almeno così sperava chi si cimentava nel proporre interpretazioni dei miti).
Con questo articolo, in occasione dell’uscita nelle sale dell’attesissimo (e molto discusso) “Odissea” di Christopher Nolan, cerchiamo di capire come l’Odissea e il suo eroe siano stati recepiti (e rimaneggiati) nel Medioevo.
La conoscenza della mitologia nel Medioevo
Innanzitutto, occorre fare una doverosa premessa: questo articolo si concentrerà sulla letteratura medievale dei secoli XI/XIII nell’Occidente europeo, che conosceva la mitologia greca attraverso le traduzioni (e reinterpretazioni) latine e non aveva accesso agli originali greci. Anzi, spesso i “medievali” si trovavano in difficoltà a consultare testi scritti per un pubblico in confidenza con le storie di Troia, per il quale erano sufficienti poche parole per alludere a un fatto epico o mitologico.
Premesso ciò, vi farà piacere sapere che l’Odissea era sconosciuta ai “medievali”. Se quindi, giustamente, vi chiedete: dove va a parare questo articolo? Proseguite la lettura e non ve ne pentirete!
Una traduzione latina dell’Odissea non esisteva, nell’Europa occidentale era difficile incontrare qualcuno che sapesse il greco; ma quella dell’Iliade sì, così come quella di alcuni miti (senza contare i classici della mitologia scritti originariamente in latino come le Metamorfosi di Ovidio). Quindi i letterati medievali sapevano chi fosse Ulisse e conoscevano le sue peripezie per sommi capi.
Non deve sorprendere che l’Iliade godesse di somma fama e, soprattutto, che i “medievali” simpatizzassero per i troiani…! Ma questa storia la racconteremo un’altra volta.
Le fonti utilizzate
Le fonti principali usate per scrivere della guerra di Troia erano 3.
La Ilias Latina degli inizi del I secolo d.C., che proponeva un riassunto del poema omerico originale. Poi, altri due testi presentati come storicamente attendibili: Ephemeris Belli Troiani e De Excidio Troiae Historia.
Il primo raccoglie le presunte memorie di un cretese, Ditti, che avrebbe combattuto dalla parte dei Greci; l’altro invece è su un certo Darete Frigio che avrebbe preso le armi per i troiani.
Questi due resoconti erano al tempo considerati più credibili di quelli di Omero stesso, perché scritti da (presunti) testimoni oculari. Oggi sappiamo che risalgono ai secoli IV e VI d.C..
Il Roman de Troie
E proprio all’Ephemeris e al De Excidio attinge un romanzo francese che godette di molta fama nei secoli centrali del Medioevo: Roman de Troie di Benoît de Sainte-Maure, scritto tra il 1155 e il 1160. La sua influenza fu talmente ampia che ispirò un genere chiamato roman antique o Materia di Roma, inoltre fu tradotto e rielaborato in mezza Europa. Insomma, un vero best-seller!
Prima di proseguire, bisogna tenere a mente un’altra cosa: il pubblico a cui erano destinati questi romanzi era costituito da aristocratici e lo scopo dei testi non era solo l’intrattenimento ma soprattutto l’insegnamento di lezioni morali. Gli scritti classici erano rielaborati secondo le leggi morali dell’epoca, quindi non ci dobbiamo stupire di fronte a forzature o interpretazioni forse troppo fantasiose per i nostri gusti.
In questo romanzo, appunto, è narrata la vicenda della guerra troiana e verso la fine possiamo leggere dei ritorni degli eroi (i nostoi), tra cui quello di Ulisse, il più ampio di tutti. Non si tratta dell’Odissea che noi tutti conosciamo, però contiene gli aspetti salienti del testo originale.
Il ritorno di Ulisse secondo Benoît de Sainte-Maure
Questa “Odissea” si compone di 2 parti: la prima racconta del viaggio per mare di Ulisse e compagni fino a Itaca; la seconda degli ultimi giorni dell’eroe.
Il viaggio dell’Ulisse di Benoît de Sainte-Maure si articola in 7 tappe narrate con diversi gradi di dettaglio, ad esempio lo scontro con i Lotofagi è accennato brevemente mentre l’incontro con Circe gode di ampio spazio.
C’è un aspetto che differenzia in maniera sostanziale il racconto omerico da quello di Benoît de Sainte-Maure: nel testo medievale l’intervento delle divinità è ridotto quasi a zero. Nei poemi omerici gli dei interferiscono molto nelle azioni umane, ma Benoît de Sainte-Maure critica aspramente questo aspetto, anche perché non lo ritiene plausibile, e cancella quasi del tutto le divinità.
Questo cambia la presentazione stessa della guerra e delle avventure di Ulisse. Nell’Odissea omerica Ulisse è ostacolato nel suo ritorno a casa da Poseidone perché ha accecato suo figlio Polifemo, mentre nell’opera medievale è il mare (viene anche nominato Poseidone) a ostacolare l’eroe senza un motivo scatenante.
Annullato qualsiasi intervento divino, le vicende dell’Ulisse di Benoît de Sainte-Maure risultano essere più umane, le entità contro cui l’eroe deve lottare per tornare a casa sono la Fortuna e il Destino, che governano la vita di ognuno di noi.
Inoltre, in Benoît de Sainte-Maure Ulisse non è propriamente un eroe limpido così come lo vediamo noi. Rimane intelligente, saggio e maestro di retorica; ma dal punto di vista medievale, le sue trame e i suoi inganni non sono virtù, così Ulisse diventa un bugiardo e un imbroglione (ricordate dove lo colloca Dante), quindi non è un esempio positivo.
D’altra parte, l’Ulisse del Roman de Troie affronta un vero e proprio viaggio dell’eroe che lo porta a cambiare. Ancora qualche riga e scoprirete tutto.
L’amore assume un ruolo centrale
Tema centrale della rielaborazione di Benoît de Sainte-Maure è il ruolo che l’amore, o meglio l’eros, ha nella narrazione, soprattutto nei versi dedicati agli incontri con Circe e Calipso dove viene rimarcata la carica erotica di queste due donne di straordinaria bellezza e fascino, ma anche di facili costumi e senza marito.
In questi due episodi – e in quello delle sirene, come vedremo tra poco – vengono messi in luce i pericoli della natura femminile, amplificati ancor di più dal fatto che queste donne possiedono poteri magici che usano per sedurre Ulisse, il quale non viene assoggettato del tutto perché a sua volta conosce la magia. Insomma, proprio qui si legge l’intento moralizzante dell’opera (e anche la misoginia dell’autore).
La rielaborazione più interessante operata da Benoît de Sainte-Maure, frutto di stratificazioni storico-letterarie precedenti, è l’incontro con le sirene.
Ulisse novello Cristo
Nel mondo omerico questi esseri, che hanno sembianze di donne uccello, sono onniscienti e hanno il grande potere della narrazione: la loro sensualità sta nella bellezza della loro voce, non in quella estetica, e promettono a Ulisse di cantare le sue gesta, fanno leva sul piacere della celebrazione.
Le sirene medievali, invece, le conosciamo: donne-pesce con una natura fortemente erotica. Quelle di Benoît de Sainte-Maure sono malvagie e hanno perso la loro onniscienza, ma Ulisse non ha più bisogno di essere legato per resistere alle loro tentazioni. L’eroe si salva grazie alla sua conoscenza, alla sua abilità: qui si nota che Ulisse è cambiato rispetto all’inizio della narrazione; anzi, viene addirittura paragonato a Cristo!
Nel mondo medievale tutto ha una valenza cristiana, perfino quell’imbroglione di Ulisse. L’interpretazione in chiave cristologica risale al I secolo, ai Padri della Chiesa ai quali piacque molto l’immagine evocata dall’episodio delle sirene. La visione di Ulisse legato all’albero maestro era assimilabile a quella di Cristo sulla croce. Cristo si è sacrificato per l’umanità ed è un faro per essa, l’Ulisse “cristiano” fa lo stesso: si sottopone a una tortura per guidare i suoi compagni fuori dal pericolo.
Il paragone cristologico ritorna anche sul finire del poema, quando Ulisse trova la morte, per sbaglio, per mano del figlio avuto con Circe, Telegono. La sua agonia dura 3 giorni, però non risorge.
Ulisse alla fine del viaggio
Alla sua morte, come dicevamo prima, Ulisse non è più lo stesso uomo partito da Troia, il viaggio lo ha cambiato, un viaggio non più governato dalle divinità ma dalle scelte compiute, unite a caso e fatalità. Le sofferenze del suo viaggio per mare hanno trasformato l’uomo ingannevole e bugiardo, l’uomo amorale, in un uomo saggio e colto. La sua conoscenza e la sua capacità di affrontare i pericoli e, soprattutto, le tentazioni, gli hanno conferito una santità che lo avvicina a Cristo.
Insomma, il viaggio per mare dell’Ulisse di Benoît de Sainte-Maure ricorda le sfide che ognuno di noi deve affrontare nel corso della vita, sfide che lo porteranno a cambiare e maturare.
Giulia Panzanelli
Per approfondire:
BOITANI PIERO, L’ombra di Ulisse, il Mulino, Bologna 1992
CERRITO STEFANIA, La mer dans le Roman de Troie : les aventures d’Ulysse au Moyen Âge, in Mondes marins du Moyen Âge, a cura di Chantal Connochie-Bourgne, Presses universitaires de Provence, Aix-en-Provence 2014
Ulisse da Omero a Pascal Quignard, Fiorini Verona2000
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