Eccoci tornati con la seconda parte dedicata a Pietro del Morrone e alla sua vita da pontefice con il nome di Celestino V.

ELEZIONE

La scelta dei cardinali si orientò unanimemente verso Pietro del Morrone, il cui nome fu approvato il 5 luglio 1294. La sua elezione costituiva una soluzione insolita alla lunga impasse: la guida della Chiesa veniva affidata a un eremita anziano, la cui esperienza era legata soprattutto alla vita religiosa e non all’amministrazione politica. Informato della decisione, Pietro reagì inizialmente con grande turbamento, ma infine accettò di assumere il pontificato. Il 28 luglio fece il suo ingresso all’Aquila cavalcando un asino e, il 29 agosto, ricevette la consacrazione papale, scegliendo il nome di Celestino V.

Sin dai primi mesi del pontificato, Carlo II d’Angiò ebbe un ruolo rilevante nelle decisioni di Celestino V. Il sovrano aveva contribuito a collocare persone di propria fiducia nell’ambiente della corte papale e mirava a ottenere che il pontefice stabilisse la propria sede a Napoli, rinunciando a trasferirsi a Roma. Il progetto si concretizzò nei mesi seguenti, fino all’arrivo del papa nella città partenopea il 5 novembre 1294.

Le difficoltà incontrate da Celestino nell’amministrazione della Chiesa favorirono l’intervento di coloro che gli erano vicini. La gestione dei benefici ecclesiastici e la concessione di privilegi suscitarono critiche, anche perché alcuni favori risultavano accordati più volte. A queste contestazioni si aggiunse la voce secondo cui il pontefice avrebbe distribuito documenti muniti di sigillo, ma ancora privi del testo. La documentazione originale giunta fino a noi, tuttavia, non offre conferme a tale accusa.

Il 18 settembre Celestino procedette alla nomina di dodici cardinali. È stato ipotizzato che la decisione risentisse anche dell’influenza di Carlo II, intenzionato a incidere sugli equilibri del futuro conclave. Durante il pontificato, Celestino ribadì inoltre le norme sul conclave stabilite da Gregorio X e intervenne a favore della Congregazione religiosa alla quale apparteneva. Tra i provvedimenti adottati vi furono il riconoscimento dell’esenzione dei monasteri dalla giurisdizione episcopale e l’attribuzione ai monaci di estese prerogative in ambito parrocchiale.

Le responsabilità connesse al governo della Chiesa finirono per pesare sempre di più sul pontefice. Poco tempo dopo il trasferimento a Napoli, Celestino iniziò a valutare seriamente la possibilità di lasciare il soglio pontificio. I tentativi dei suoi sostenitori e dello stesso Carlo II di dissuaderlo non furono sufficienti a fargli abbandonare questo proposito.

LA RINUNCIA

La possibilità che un papa rinunciasse al proprio ufficio era già contemplata nelle riflessioni giuridiche della Chiesa medievale. L’età avanzata e le condizioni di salute potevano costituire motivazioni legittime, senza che la decisione dovesse necessariamente ottenere l’approvazione dei cardinali. Prima di procedere, Celestino si rivolse a giuristi esperti di diritto canonico, fra i quali Benedetto Caetani e Gerardo Bianchi. Il confronto con questi esperti contribuì a definire il quadro giuridico della rinuncia. In seguito, Caetani fu accusato di aver favorito la decisione per convenienza personale, ma tale sospetto non trovò fondamento.

Verso l’8 dicembre 1294 Celestino rese nota al Collegio cardinalizio la volontà di abbandonare il pontificato. Fu quindi predisposto un documento ufficiale che illustrava le ragioni della scelta: la salute, la consapevolezza di non possedere le competenze necessarie per governare la Chiesa e il desiderio di riprendere la vita contemplativa. Il 13 dicembre, nel Castelnuovo di Napoli, il pontefice diede lettura della dichiarazione davanti ai cardinali e formalizzò la propria rinuncia. Una volta deposti gli abiti pontifici, riprese a indossare quelli della Congregazione religiosa, tornando alla condizione di Pietro del Morrone. La sua esperienza alla guida della Chiesa si era protratta per cinque mesi e nove giorni.

Pochi giorni dopo, il 24 dicembre 1294, il conclave elesse Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII. Il nuovo papa temeva che Pietro potesse ritornare sui propri passi e mettere in discussione la legittimità del nuovo pontificato, provocando una divisione nella Chiesa. Per questo ne limitò la libertà di movimento e ne dispose la sorveglianza. Pietro riuscì dapprima a sfuggire a chi lo accompagnava e a rifugiarsi nell’eremo di Sant’Onofrio, vicino a Sulmona. La sua permanenza fu però breve: costretto ad allontanarsi ancora, cercò di sottrarsi agli uomini inviati dalla Curia per rintracciarlo.

Intorno alla metà di marzo del 1295 Pietro arrivò in Puglia e si mise in relazione con il monastero di San Giovanni in Piano. Da lì sperava di raggiungere la Grecia, seguendo una strada già percorsa da altri esponenti del movimento spirituale. Il piano non ebbe successo: le condizioni del mare impedirono alla nave di proseguire e la costrinsero a tornare verso la costa. Una volta giunto nei pressi di Vieste, Pietro fu catturato dal capitano del luogo.

Nel giugno 1295 venne trasferito ad Anagni, presso la corte pontificia. Successivamente, per disposizione di Bonifacio VIII, fu condotto a Castel Fumone e rinchiuso in un ambiente angusto all’interno della torre. Nonostante la prigionia e le difficoltà affrontate, nel 1296 riuscì ancora a celebrare la Pentecoste. Il giorno seguente, però, le sue condizioni peggiorarono in seguito a un’infezione associata a un ascesso. Morì la sera del 19 maggio 1296, all’età di ottantasette anni.

 

Eleonora Morante

 

Per approfondire:

P. Herde, Celestino V, papa, Dizionario biografico degli italiani, Enciclopedia Treccani 1979

F. Vigliotti, Celestino V. L’uomo, il papa, il santo, Cosmo Iannone editore 2025

SHARE THIS STORY ANYWHERE

Join the community

Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.

social media

Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!