
Il matrimonio come contratto che sancisce l’unione tra due famiglie è un istituto che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Le modalità sono cambiate nel corso dei millenni secondo i luoghi e le tradizioni, ma la sostanza contrattuale non è variata. Se però avete sempre immaginato il matrimonio medievale come viene rappresentato nei film, allora la realtà storica vi deluderà parecchio, non c’è niente di romantico.
Ma andiamo con ordine!
L’istituto del matrimonio – ovviamente si parla di matrimonio cristiano – è assai mutevole nel corso del Medioevo, periodo lungo da mille anni, quindi ciò che è valido per l’Alto non lo sarà per il Basso Medioevo.
Con l’innalzamento del cristianesimo a religione ufficiale dell’Impero Romano si pone il problema se continuare o meno a celebrare le nozze come si era sempre fatto. Il matrimonio romano prevedeva un semplice requisito: la dichiarazione consensuale di entrambe le parti a volersi sposare, insomma la parola scambiata liberamente era l’unico requisito necessario per sposarsi.
Dopo lo scambio reciproco di consenso, i due sposi si stringevano la mano (dextrarum junctio) per sancire la loro unione. Questa è la base del matrimonio cristiano, almeno per quello dei primi secoli, con l’aggiunta di un sacerdote per benedire il patto tra gli sposi, rimanendo comunque un elemento accessorio nel sancire l’unione.
Ma l’istituto romano prevedeva un’azione che mal si conciliava con la nuova religione. Il divorzio, molto comune nel mondo romano pagano, non può essere contemplato dal cristianesimo proprio perché la Sacre Scritture imponevano l’assoluta indissolubilità del vincolo coniugale.
I Padri della Chiesa Ambrogio, Gerolamo, Agostino, iniziarono a formulare regole che riguardavano anche l’unione tra due persone. Il matrimonio doveva essere monogamo, il concubinato non era assolutamente ammesso: questo precetto permetteva di definire chi erano i figli e quindi gli eredi legittimi del patrimonio famigliare. Per lo sposo era possibile ripudiare la moglie se questa fosse trovata colpevole di tradimento e ovviamente l’uomo era molto più libero, ma questo non comportava uno scioglimento del vincolo matrimoniale o la possibilità di risposarsi.
Com’è vero per altre usanze, la Chiesa dovette scontrarsi con le tradizioni matrimoniali dei popoli germanici che ormai spadroneggiavano per tutto l’Impero.
L’istituto matrimoniale tra le popolazioni germaniche aveva vari gradi, sarò volutamente breve.
Alcuni popoli avevano il Muntehe, chiamato anche in altro modo ma nella sostanza uguale, per cui non era necessario il consenso degli sposi poiché si trattava di un contratto tra famiglie, ed era l’unica unione che garantiva la legittimità della prole.
Proprio per la sua alta valenza questo matrimonio era diviso in più fasi: dopo le trattative veniva reso pubblico l’accordo tra le parti, con il padre della sposa che successivamente trasferiva il Mundium a fronte di una somma corrisposta dal futuro sposo nel momento in cui la ragazza passava da una casa all’altra. Insomma, tramite il trasferimento del Mundium lo sposo comprava il potere sulla donna senza che questa perdesse le sue capacità giuridiche.
Per divenire effettiva, l’unione richiedeva un ultimo passaggio: il “dono del mattino”, Morgengabe. Dopo aver consumato il primo rapporto, il marito ringraziava la sposa consegnandole le chiavi di casa; dall’VIII secolo, poi, la sposa riceveva in dono anche una parte dei beni dello sposo.
Accanto all’unione Muntehe vi era il Friedelehe: un uomo poteva sposare un’altra donna, di rango libero, senza il trasferimento del Mundium. Si trattava di un’unione più sessuale, anche la nuova sposa riceveva il “dono del mattino”, meno consistente, ma i figli generati da questo matrimonio legittimo non era previsto che diventassero eredi.
Ovviamente, secondo quanto scritto sopra, la Chiesa non poteva tollerare questa legislazione matrimoniale ma ci volle del tempo, ad esempio nell’826 un concilio vietò ai laici di avere due mogli riconoscendo la validità del solo Muntehe.
Dunque, nel IX secolo l’unione con una seconda donna non è più legittima, ma è possibile avere delle concubine – la Chiesa accetta il male minore, non si può divorziare dalla propria sposa e ottenere l’annullamente del matrimonio è praticamente impossibile, Quindi se un uomo, soprattutto di alto rango, vuole contrarre un nuovo matrimonio, cosa deve fare?
Ebbene, la soluzione più spiccia era l’eliminazione fisica della donna. Un’alternativa più intellettuale prevedeva una ricerca genealogica che andasse a trovare un legame di parentela tra gli sposi, perché era proprio la Chiesa a vietare le nozze tra parenti fino al quinto/sesto grado. Essendo quindi le famiglie nobili tutte imparentate tra loro era anche facile trovare legami di parentela lontani ma incriminanti.
I cambiamenti nel modo in cui si contrae matrimonio sono molto lenti e riflettono i cambiamenti sociali.
Ad esempio, già dalla fine del X secolo le donne vedono scomparire il loro diritto ad ottenere metà dei beni del marito in favore di un usufrutto su di essi. Questo perché, con la progressiva erosione del potere regio in favore di quello locale, le famiglie avevano bisogno di mantenere il loro patrimonio intatto, trasmettendolo di padre in figlio. 
Nasce così l’usanza di liquidare con la dote la parte di patrimonio che spettava alle figlie nel momento delle nozze.
Ma che ne è stato del fatto che il matrimonio doveva essere frutto di libera scelta?
Ebbene, il consenso rimane importante ma è un consenso guidato dalle pressioni famigliari e sociali quindi non proprio frutto di una libera scelta. Il matrimonio è pur sempre un contratto e nella società bassomedievale viene visto soprattutto come una possibilità di ascesa sociale.
Così, col tempo si vengono a creare delle “figure professionali” che aiutavano le famiglie nella ricerca dell’unione perfetta.
I sensali erano degli intermediari bravi a muoversi nel “mercato” matrimoniale alla ricerca della sposa o dello sposo perfetti, secondo i requisiti indicati.
Una volta instaurato un primo contatto interveniva un mediatore, il mezzano, che conosceva entrambe le famiglie e che si occupava delle trattative tra le parti.
La Chiesa, per quanto abbia cercato d’imporre la propria presenza nella cerimonia matrimoniale medievale, riuscì soltanto a combattere l’usanza germanica di avere più mogli, ma per la legittimità di un’unione non era necessario che fosse benedetta da un sacerdote, così com’è oggi.
La liturgia delle benedizioni nuziali si sviluppò a partire dall’XI secolo, la presenza di un notaio era fondamentale, mentre come già detto non era necessaria quella di un prete; anche se già caldamente consigliata, divenne condizione obbligatoria di validità solo con il Concilio di Trento (1545-1563).
Insomma, rimane ancora altro da dire sul matrimonio medievale e con questo articolo vi ho voluto fornire una panoramica che attraversa tutti i secoli!
Giulia Panzanelli
Per approfondire:
DUBY GEORGES, Matrimonio medievale. Due modelli nella Francia del XII secolo, Il Saggiatore, Milano 2013
LOMBARDI DANIELA, Storia del matrimonio. Dal Medioevo a oggi, Il Mulino, Bologna 2008
ORLANDO ERMANNO, Matrimoni medievali. Sposarsi in Italia nei secoli XIII-XVI, Viella, Roma 2023
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