Abbiamo già parlato della figura di Federico II, della sua storia e del mito che lui rappresenta, ma non abbiamo mai raccontato di ciò che successe dopo la morte del grande imperatore. Federico II di Svevia morì, come già sappiamo, a Castel Fiorentino nel 1250. 

Il contesto a cui facciamo riferimento parte quindi dalla seconda metà del XIII secolo. 

Per poter capire appieno il contesto successivo alla morte dobbiamo anche indagare i diversi territori governati dal sovrano svevo. Dopo la morte di Federico II, nei territori dell’impero seguì un interregno ed infine, nel 1273, i principi elettori scelsero come loro sovrano Rodolfo I, appartenente alla potente famiglia degli Asburgo. Gli Asburgo già possedevano numerosi feudi nell’Alta Alsazia e nella Svizzera tedesca ma fu con Rodolfo I che ampliarono i propri possedimenti, spostandosi verso il territorio del Danubio, in particolare verso l’Austria. 

Spostandoci in Italia, in particolare nel Regno di Sicilia il figlio naturale di Federico, Manfredi, divenne dapprima reggente del fratellastro Corrado IV, il quale morì prematuramente nel 1254. Successivamente continuò la reggenza in nome del nipote Corradino ed infine venne incoronato nel 1258 come re di Sicilia. Fu un sovrano, come si suol dire, degno figlio del padre: un uomo colto e ambizioso. Fu anche lui abile nelle alleanze matrimoniali: sua figlia Costanza fu promessa sposa a Pietro III d’Aragona, re dell’omonima regione spagnola, mentre lui stesso sposò la figlia del re dell’Epiro. Non finirono qui le alleanze, poiché Manfredi si accordò anche con le repubbliche di Venezia e Genova.

Politicamente in Italia Manfredi fu dalla parte della fazione ghibellina di cui favorì la ripresa e in molti conoscono la famosa battaglia di Montaperti dove le truppe di Manfredi, assieme a quelle senesi, sconfissero le truppe della parte Guelfa della città di Firenze nel 1260. La politica e il governo di Manfredi, quindi, preoccupavano il pontefice. Clemente IV (1265-1268) scomunicò il figlio di Federico II ed elesse come nuovo imperatore Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia. Ovviamente era stato stabilito un accordo tra Carlo e la Chiesa. In questo accordo l’imperatore si impegnava a rinunciare alla corona ma manteneva il governo pagando un grosso tributo al pontefice e ad esentare il clero dalle tasse. 

Manfredi purtroppo fece una brutta fine, fu sconfitto e ucciso nella battaglia di Benevento nel 1266. Purtroppo, anche la sua dinastia ebbe vita breve, il nipote Corradino che Manfredi aveva nominato suo successore, fu catturato a Tagliacozzo nel 1268 e successivamente giustiziato. 

La dinastia Sveva era caduta in rovina e al suo posto subentrarono gli Angioini. Questo periodo non fu tra i più felici, per usare un eufemismo. Come prima cosa a rimetterci furono i più fedeli alla dinastia Sveva. Furono confiscati i loro beni e donati ai nobili francesi. Ci fu un trasferimento di capitale, da Palermo divenne Napoli e, inoltre, furono aumentate notevolmente le tasse per coprire i danni della guerra e il grosso tributo da dover donare al papato.

L’ambizione di Carlo d’Angiò non si fermò e l’imperatore tentò di ampliare il proprio dominio estendendosi fino a Costantinopoli. Venne fermato, tuttavia, dal popolo siciliano che covava un forte malcontento dovuto alla cattiva gestione del governo da parte degli angioini. Gli abitanti, quindi, chiesero l’intervento di Pietro III d’Aragona, considerato dai siciliani come l’erede legittimo degli svevi (essendo marito di Costanza, figlia di Manfredi). 

Nel 1282 scoppiò una rivolta nell’ora del Vespro del lunedì di Pasqua: un soldato francese perquisì una donna davanti alla chiesa del Santo Spirito di Palermo. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso e il popolo si ribellò e tra i francesi vi furono numerose vittime. Le truppe spagnole a quel punto sbarcarono e difesero il popolo siciliano. Pietro III d’Aragona fu incoronato a Palermo nello stesso 1282. Seguì la cosiddetta guerra del Vespro, che durò vent’anni e che vide la conclusione con la pace di Caltabellotta del 1302. Questa stabiliva che il governo della Sicilia andasse a Federico, fratello di Giacomo d’Aragona (successore di Pietro III), con la condizione che alla sua morte, il governo sarebbe andato nuovamente agli angioini. Quest’ultima condizione non ebbe luogo e i due territori continuarono ad essere divisi tra aragonesi e angioini e la guerra non ebbe fine fino a quando nel 1442 Alfonso d’Aragona vinse la guerra sconfiggendo gli angioini e riconquistando Napoli, unificando nuovamente il regno. 

 

 

Eleonora Morante

PER APPROFONDIRE: 

A. Giardina, G. Sabbatucci, V. Vidotto, Manuale di storia. 1. Il Medioevo, Laterza 1988

P. Grillo, Manfredi di Svevia. Erede dell’imperatore, nemico del papa, prigioniero del suo mito. Salerno Editrice 2022

 

 

 

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