L’Italia è uno Stato composto d’innumerevoli città piene di piazze, palazzi, chiese, fontane luoghi che rendono unici questi centri abitati, luoghi che appartengono ai cittadini e che questi sentono ancora loro, e questo attaccamento ha origini antiche, medievali.

Uno dei macro temi della Storia Medievale è l’Italia dei comuni, quel fenomeno che la nostra Penisola vive a partire dall’anno Mille costituito dal ritorno della vita in città, dal fiorire di nuovi centri abitati tutti accomunati da forme di governo peculiari. Governi formalmente dipendenti dall’Impero, se prendiamo in esame le città del Nord Italia, ma di fatto autonomi sotto molti punti di vista. Gli storici hanno diviso in diverse fasi la storia comunale italiana, ma non è questo l’oggetto della recensione che vi propongo.

Pur essendo Jean-Claude Maire Vigueur uno dei più noti studiosi dei comuni italiani, l’ultimo libro pubblicato per la casa editrice Il Mulino, appunto Così belle, così vicine: viaggio insolito nelle città dell’Italia medievale non è il classico compendio dedicato alla storia comunale bensì una descrizione minuziosa della realtà edilizia delle città comunali. 

L’autore ci propone una storia architettonica/artistica di questi luoghi trattati come se fossero esseri viventi dotati di una vita loro proprio perché costruiti con determinate funzioni e motivi, e soprattutto vissuti dalle donne e uomini del Medioevo. Tra le 400 pagine di questo volume scopriamo come secondo i periodi comunali le città cambino da un punto di vista architettonico, come gli spazi del cittadino siano sempre in continuo mutamento ( un po’ come oggi con la teoria della città di 15 minuti) e quali esigenze questi aveva. Ovviamente, essendo Jean-Claude Maire Vigueur uno storico si sofferma il giusto sulle tecniche pittoriche, o sugli equilibri architettonici, per esempio, dando ampio spazio al significato di questi luoghi.

In una storia materiale delle città comunali oltre alla disamina dei palazzi, chiese più importanti non possono mancare analisi di aspetti più pratici della vita cittadina. Ad esempio come dall’XI secolo in poi i cittadini si siano ingegnati nel procurarsi acqua pulita, acqua elemento fondamentale per “l’industria” dell’epoca e proprio per questo rimaneva difficile trovarne di potabile, tra restauri di acquedotti antichi e nuovi sistemi di approvvigionamento come una serie di pozzi capillarmente disposti sul tutto il territorio, le città comunali erano sicuramente all’avanguardia da questo punto di vista.

Maire Vigueur non manca neanche di mettere in luce quale fosse il rapporto tra la città e la guerra. In una situazione politica frammentata i comuni devono potersi difendere senza dipendere da nessun altro e così nascono nuove cinte murarie, o si restaurano quelle più antiche, si costruiscono torri, che hanno una funzione sia militare che simbolica – quale sinonimo di potere della famiglia che la possiede-, sorgono rocche, fortezze, cittadelle fenomeni della fase più tarda del comune medievale a protezione del governo comunale, molto più spesso di un signore.

Infine il libro si chiude con un capitolo dedicato al rapporto tra la città e i mestieri, proprio perché anche il dirompente sviluppo delle attività produttive (anche agricole, non dimentichiamo) e degli scambi commerciali contribuiscono a cambiare il volto di questi luoghi più e più volte. E i mestieri che vengono presi in esame sono proprio tutti, dal pescivendolo ai tessitori, dai tavernieri alle prostitute, da notare come i luoghi della prostituzione fossero vicini ai mercati centrali nella maggior parte delle città.

Concludendo consiglio caldamente la lettura di questo volume, tra l’altro corredato di splendide immagini, a tutti coloro che amano la propria città di origine medievale e desiderano non solo capire com’è cambiata nel tempo ma anche come andare a trovare luoghi ormai perduti o che hanno cambiato funzione.

Giulia Panzanelli

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Written by : Redazione

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