È capitato a tutti di avere uno screzio o una discussione con il proprio vicino di casa: il rumore notturno, le piante che perdono acqua, la macchina parcheggiata male e così via. Se per noi queste sono questioni di poco conto, piccoli diverbi su cui mettere una pietra sopra, per Dante Alighieri non era esattamente così.

Vissuto nel XIII secolo, a Firenze, c’è un vicino di casa divenuto particolarmente famoso: Filippo de’ Cavicciuli o Cavicciuoli, chiamato da tutti Filippo Argenti per la sua abitudine di far ferrare i propri cavalli con ferri d’argento. Guelfo di parte Nera, quindi avverso al Bianco Dante, l’Argenti apparteneva alla consorteria (associazione di famiglie nobili) degli Adimari. Questi ultimi si opposero fermamente al ritorno dall’esilio di Dante e l’odio tra le famiglie Adimari e Alighieri culminò quando, durante l’assenza del poeta, si impadronirono dei beni dell’esule.

Da alcuni racconti dell’epoca viene fuori che durante una lite Dante avrebbe addirittura ricevuto uno schiaffo dall’Argenti, famoso per la sua violenza. Si pensava andasse a cavallo con le gambe aperte per poter colpire, direttamente con i piedi, il viso dei passanti. Lo schiaffo, però, ferì Dante nel profondo al punto tale che condannò Filippo Argenti alla dannazione eterna.  Nello specifico colloca l’Argenti nel quinto cerchio dell’Inferno, tra gli iracondi. Il canto VIII è da tempo al centro degli studi filologici perchè, anche a lettori meno esperti, è chiaro sin da subito un odio sproporzionato che il poeta prova verso questo dannato e l’approvazione di tale odio da parte di Virgilio, l’unico caso in tutta la Commedia. 

Le vicende narrate nel canto VIII si svolgono in una sorta di fiume paludoso, chiamato Stige, che circonda la città di Dite (luogo del sesto cerchio). Dante e Virgilio, all’inizio del canto, salgono su una barca che li porterà sino all’altra parte della palude accompagnati dal traghettatore Flegiàs. Ad un tratto  si avvicina alla barca un peccatore completamente ricoperto di fango che viene immediatamente riconosciuto da Dante, è Filippo Argenti. Quest’ultimo allunga entrambe le mani verso la barca ma Virgilio lo respinge dicendogli «via costà con li altri cani!» («via di qui, vai a stare con gli altri dannati») e poi loda Dante per il suo nobile sdegno. A questo punto il Sommo Poeta esprime il desiderio di veder immergere il dannato in quel fango dicendo «Maestro, molto sarei vago/ di vederlo attuffare in questa broda/ prima che noi uscissimo dal lago». Subito dopo gli altri dannati si scagliano contro l’Argenti al punto tale che egli rivolge l’impotente ira contro se stesso mordendosi. Assistendo a questa scena Dante ne è talmente contento e afferma «che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio». La barca si allontana dalla palude e Dante dice «quivi il lasciammo, che più non ne narro». 

Lo studioso Umberto Bosco fa notare che c’è una sproporzione tra il peccato commesso dall’Argenti in vita e l’odio provato da Dante. Quest’ultimo è stato in altri casi crudele nei confronti dei dannati (ad esempio con Vanni Fucci del canto XXIV, Bocca degli Abati del canto XXXII, con frate Alberigo e Branca Doria del canto XXXIII) ma qui il suo odio sembra talmente motivato da dover essere elogiato dallo stesso maestro Virgilio. L’ira di Dante ci riconduce ad una Firenze fatta di angherie e rivalità. Spesso capitava che famiglie magnatizie, come quella degli Adimari, umiliassero semplici cittadini o piccoli nobili, come gli Alighieri. Ci troviamo di fronte dunque ad una sorta di vendetta, non tanto personale, quanto sociale.

Il personaggio di Filippo Argenti compare anche nel Decameron, in particolare nell’ottava novella della nona giornata. Biondello e Ciacco, i due protagonisti, si burlano a vicenda; il primo, incastrato dall’amico, sarà proprio la vittima di Filippo Argenti. Quest’ultimo, infatti, sentendosi preso in giro dai due giovani, reagisce in maniera violenta picchiando Biondello. Boccaccio lo descrive come un «uom grande e nerboruto e forte, sdegnoso, iracundo e bizzarro più che altro». Il termine “bizzarro” si ritrova già nel canto VIII dell’Inferno in cui si legge «spirito bizzarro». La caratterizzazione che ne fa Boccaccio è inevitabilmente influenzata dal poema dantesco. Entrambi gli autori utilizzano proprio il termine “bizzarro”, con accezione differente all’italiano di uso contemporaneo, tanto ad indicarne il carattere stizzoso e l’imprevedibilità d’animo e d’azione.

Come la maggior parte dei personaggi della Commedia, però, a Filippo Argenti non è concessa una replica alle parole schiette e forti pronunciate da Dante. È quello che fa il cantautore Caparezza nella canzone Argenti vive in cui permette al dannato di chiarire la sua posizione. Il brano, infatti, si apre con «Ciao Dante, ti ricordi di me?/ sono Filippo Argenti/ il vicino di casa che tu ponesti tra questi violenti/ sono quello che annega nel fango/ pestato dai demoni intorno/ cos’è vuoi provocarmi sommo?/ Puoi solo provocarmi il sonno!». L’Argenti di Caparezza è un violento, questo non viene negato, ma le sue parole fungono da forte provocazione con l’intento di invitare a riflettere: in fin dei conti, chi era tra i due il vero violento? Si potrebbe rispondere “entrambi”. Questo perché entrambi sono aggressivi ma con armi differenti; l’ira dell’Argenti si esprime con la violenza fisica mentre quella di Dante sfrutta la poesia. Quello che il protagonista della canzone di Caparezza rimprovera a Dante è il suo pensare di possedere una certa superiorità rispetto agli altri che gli permette, non solo di decidere il destino degli uomini dopo la morte, ma di “annientarli” con le parole. La poesia è un’arma potente, però, per molti, come in questo caso per Filippo Argenti, le parole non lo colpiscono in alcun modo e afferma «le tue terzine sono carta straccia» contrapponendo «le mie cinquine sulla tua faccia lasciano il segno» (con chiaro riferimento all’episodio dello schiaffo). Il Filippo Argenti di Caparezza combatte perché sa che nel mondo, purtroppo, l’unica forza capace di vincere è la sua «il mondo non è dei poeti, il mondo è di noi prepotenti».

 

Chiara Squarcio

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Written by : Redazione

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