
Tra le mille sfaccettature dello studio della storia medievale da molto tempo si approfondisce quella del Mediterraneo, si propongono monografie, si scrivono manuali (come “Storia del Mediterraneo medievale. Tempi, spazi, interazioni” a cura di Antonio Musarra e Pietro Silanos di recente pubblicazione) oppure si propongono testi a più mani che collegano più mondi.
Questo è il caso di “I mondi mediterranei nel Medioevo” di Baloup, Bramoullé, Doumerc, Joudiou, edito da Il Mulino nel 2020.
Gli autori sono tutti docenti di storia medievale all’Università di Tolosa – Jean Jaurès e ognuno ha la sua area di competenza diversa dagli altri e questa diversità si riflette nel libro, come vedremo più avanti. Daniel Baloup ha concentrato i suoi studi sulle pratiche militari e le ideologie di guerra nella Penisolo Iberica; David Bramoullé, invece, si occupa di Islam medievale, soprattutto del mondo fatimide; Bernard Doumerc è specializzato nella storia della Repubblica di Venezia soprattutto in riferimento alle politiche di espansione nel Mediterraneo; Benoît Joudiou svolge attività di ricerca sull’ideologia di potere nel mondo bizantino.
Insomma, ogni autore è sicuramente ben qualificato per scrivere questo saggio ( è anche da ammirare la capacità di scrivere un libro a 16 mani!)
“I mondi mediterranei nel Medioevo” si presenta diviso in 3 parti: la prima si concentra sulla frammentazione dell’unità mediterranea a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, di come quel Mare Nostrum si sia trovato conteso da più parti e abbia dato la possibilità ad altre società di emergere o sorgere sia sulle coste che nell’entroterra più immediato. Mentre questa prima parte la si può definire più evenemenziale, la seconda, invece, racconta la convivenza e lo scontro tra religioni e identità differenti, l’integrazione dell’altro e lo schiavismo, portando tra gli altri esempi il Sud della Francia terra ospitale e ricca, luogo di scambi, d’intellettuali e di tolleranza religiosa (almeno fino alla crociata contro gli albigesi). Infine, l’ultima parte prosegue il discorso sugli scambi, culturali e non, ampliandolo con discorsi più pragmatici legati alle vie di mare e di terra con racconti di viaggio.
Il pregio maggiore di questo libro, dal mio punto di vista, risiede nella reale visione plurale che offre sul mondo mediterraneo, le società descritte spaziano a livello geografico, oltre che temporale, in modo da offrire al lettore una panoramica del Mediterraneo medievale che non sia troppo eurocentrica o binaria.
A riprova vi riporto un breve passaggio dall’introduzione al libro:
«Questo libro non riprendere, sintetizzandola o sviluppandola, una trama storica dedicata al Mediterraneo medievale: l’intenzione degli autori è quella di presentare la grande varietà dei mondi mediterranei al di là dell’idea di un insieme omogeneo o binario, cioè ridotto all’opposizione fra cristianità e islam. »
Altro pregio è la presenza di mappe e di un dizionario che aiutano a districarsi con quanto scritto dagli autori.
Questo volume è veramente alla portata di tutti e dimostra come società diverse possano convivere, non utopisticamente nella completa pace, limitando gli scontri e raddoppiando gli incontri.
<p>Giulia Panzanelli
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