Ad Ariano Irpino (in provincia di Avellino) ogni anno si svolge una rievocazione storica medievale con l’intento di far rivivere il periodo che va dal 1255 al 1269. La città, infatti, nel corso dei secoli ha subito diverse dominazioni come quella longobarda e successivamente normanna, entrambe hanno contribuito alla costruzione del Castello, tuttora visitabile, sorto sul colle omonimo. Il territorio di Ariano, sede delle Assise convocate dal re normanno Ruggero II d’Altavilla nel 1140, visse il suo periodo più buio però dopo la morte di Federico II di Svevia. Suo figlio Manfredi, infatti, approfittando dell’assenza del fratellastro Corrado, decise di impadronirsi dei territori persi con la morte del padre.

Gli eventi si complicarono con la morte nel 1254 di Corrado. Il Regno di Sicilia, infatti, venne rivendicato dalla Chiesa poiché il territorio era stato concesso agli Altavilla e ora non vedevano di buon occhio la casa imperiale di Svevia. A questo punto Manfredi passò all’attacco uccidendo Borrello d’Anglona, nobile che aveva ricevuto da Papa Innocenzo IV la contea di Lesina; un territorio che, secondo Manfredi, spettava a lui. Vedendo la situazione aggravarsi il Legato pontificio, che in quel momento era il Cardinale di Sant’Eustachio, ritenne opportuno rifugiarsi con le truppe, pronte per un eventuale scontro armato, prima a Troia e poi ad Ariano. Manfredi, intanto, entrò a Lucera acclamato dai Saraceni e iniziò la sua marcia in direzione del Cardinale. Fu proprio la morte improvvisa del Papa a Napoli che permise al Legato di allontanarsi per raggiungere la città partenopea.

La città di Ariano rimase così da sola a difendersi dalle truppe imperiali accusata da Manfredi di aver appoggiato l’esercito papale contro di lui.  Nonostante ciò Ariano resistette a lungo e duramente grazie ad un forte sistema difensivo e alla posizione strategica. Fu proprio questo a causare l’ira dello zio di Manfredi, Federico Lancia, che era a comandante delle truppe assedianti, e decise di prendere la città con l’inganno.

Il modo in cui Lancia organizzò l’attaccò non fu dissimile dal famoso “Cavallo di Troia”; egli, infatti, mandò ad Ariano alcuni soldati di Lucera che si finsero disertori dell’esercito nemico desiderosi di collaborare per la difesa della città. In questo modo i Saraceni ottennero l’ingresso tra le mura e durante la notte del 5 aprile 1255 Ariano fu colpita in maniera astuta e cruenta. Gli abitanti vennero per la maggior parte uccisi o costretti ad andare via da quel luogo. La città venne saccheggiata e, a causa di un incendio, completamente distrutta. Per ricordare questo evento sanguinoso vi è ancora oggi una strada del centro storico chiamata “la Carnale”.

Gli scontri continuarono a lungo al punto che il papa Urbano IV, per contrastare le truppe sveve e saracene, chiese l’aiuto di Luigi IX di Francia che rifiutò l’incarico lasciando tutto nelle mani del fratello Carlo d’Angiò. Il 26 febbraio 1266 Manfredi affrontò le truppe di Carlo d’Angiò nei pressi di Benevento e fu proprio lì che venne sconfitto trovando la morte. Dante considerava Manfredi un abile re dalle gesta eroiche e lo ricorda nel canto III del Purgatorio, al verso 187 si può leggere «in co del ponte presso a Benevento».

 Carlo d’Angiò divenne, quindi, sovrano assoluto del Regno di Napoli e di Sicilia a seguito della sconfitta di Manfredi e della decapitazione del nipote Corradino. Con l’intento di ricostruire il regno, Carlo d’Angiò affidò alcuni territori andati distrutti dopo gli scontri con i Saraceni di Lucera, tra cui Ariano, al suo fedele collaboratore Enrico di Vaudemont. Fu in questa occasione che, per la fedeltà dimostrata dalla città al papato, Carlo d’Angiò nel 1269 scese in Italia e passando per Ariano donò al vescovo dell’epoca, Monsignor Pellegrino, due Sante Spine della corona di Cristo.

Le due spine sono lunghe 6 e 5,5 centimetri, di colore avorio con la punta nera, sono conservate oggi in una teca d’argento in due ampolle di cristallo presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta di Ariano Irpino. Sul reliquiario sono presenti delle incisioni raffiguranti i gigli di Francia. Il culto delle Sante Spine dura da secoli, ne è esempio una ingente tradizione folkloristico-letteraria come il canto religioso popolare Spina pungente e il sonetto del poeta Pietro Paolo Parzanese intitolato Le Sante Spine.

L’annuale Rievocazione storica del dono delle Sante Spine vuol far rivivere le tappe principali della distruzione-rinascita della città di Ariano e si sviluppa nelle tre giornate dell’11, 12 e 13 agosto. In questo periodo la città si immerge in un clima medievale: addobbi e stendardi delle varie contrade, figuranti in abiti d’epoca, spettacoli di giocolieri e sbandieratori. Nei pressi del Castello, all’interno della Villa Comunale, vengono ricostruiti accampamenti militari, mercatini e giochi d’armi.

Prima giornata 11 agosto: rievocazione dell’Eccidio della Carnale ad opera delle truppe di Manfredi, la rappresentazione scenica della conquista della città, dell’incendio del Campanile e degli edifici circostanti.

Seconda giornata 12 agosto: corteo storico, con partenza dal Castello, tra le vie principali del centro raffigurante il dono delle Sante Spine ad opera del re Carlo d’Angiò con la sua corte e il popolo della città.

Terza giornata 13 agosto: palio delle contrade.

 

Lasciatevi emozionare dagli spettacoli immersivi e da suggestive attività. Un’esperienza unica che condensa in tre giornate storia, cultura, arte, musica e spettacolo. Questo e tanto altro ancora vi aspetta ad Ariano Irpino: toccare con mano la storia è possibile.

Chiara Squarcio

Per approfondire:

«Borrello d’Anglona» in Enciclopedia online Treccani.

«Le sacre spine» in Associazione Sante spine.

DONATO MINELLI, La basilica cattedrale, L.E.R., Roma/Napoli 1992.

GIOVANNI VILLANI, GIOVANNI PORTA (a cura di), Nuova Cronica (1348), Ugo Ganda editore, Parma 1991.

 

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Written by : Redazione

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