
INTRODUZIONE
La popolazione degli Unni è forse poco conosciuta ai più, se non fosse per la figura di Attila, il loro celebre sovrano, che regnò dal 434 al 453. Proprio per questo motivo risulta naturale dedicargli il nostro articolo. La sua figura, infatti, è strettamente legata a uno dei momenti più complessi e dinamici della storia tardo-antica.
IL CONTESTO STORICO
Il contesto storico in cui visse Attila fu infatti caratterizzato da profondi cambiamenti e da continui mutamenti politici e territoriali. In questo periodo numerose popolazioni si insediarono all’interno dei territori dell’Impero Romano: tra queste si possono ricordare gli Svevi, gli Alani e i Vandali. Anche il popolo degli Unni, tuttavia, rappresentava una presenza sempre più minacciosa per l’Impero.
LA STORIA DI ATTILA
Fu all’interno di questo scenario che visse il nostro protagonista, Attila, sovrano degli Unni. Egli giunse al potere nel 434 insieme al fratello Bleda, assumendo il controllo del regno come successore dello zio Rua, fratello del padre Munzuco. Il governo condiviso tra i due fratelli durò fino al 444, anno in cui Bleda venne ucciso. Dopo la morte del fratello, Attila rimase l’unico sovrano del territorio unno e poté così consolidare pienamente la propria autorità.
Uno degli obiettivi principali che Attila si pose fu quello di unificare le diverse tribù degli Unni. Fino a quel momento, infatti, esse avevano vissuto separate e mantenevano tra loro soltanto rapporti di alleanza deboli e poco stabili. Questa situazione di frammentazione rendeva gli Unni vulnerabili e facilmente sfruttabili dalle altre potenze del tempo. La condizione di debolezza venne progressivamente superata grazie all’azione di Attila che, proseguendo una politica già avviata in precedenza dallo zio Rua, riuscì a concentrare nelle proprie mani tutto il potere.
L’operato di Attila non si limitò però soltanto all’unificazione delle tribù e all’accentramento dell’autorità politica. Il sovrano unno puntò anche a rafforzare ed espandere la potenza del proprio dominio. Attila era infatti un guerriero e un capo dotato di una forte personalità e di grandi capacità di comando; grazie alla sua azione riuscì a riunire sotto la propria autorità una vasta confederazione di popoli che si estendeva dal Volga fino al Reno. Una realtà politica di tale ampiezza costituiva inevitabilmente una seria minaccia sia per l’Impero Romano d’Oriente sia per quello d’Occidente.
Nel 451 Attila intraprese una campagna militare nelle Gallie, ma venne sconfitto nella battaglia dei Campi Catalaunici, combattuta nell’area della Francia nord-orientale. A fermarlo fu il generale romano Ezio, che riuscì a coalizzarsi con altri popoli germanici, tra cui i Goti e i Franchi. Nonostante questa battuta d’arresto, l’anno successivo Attila continuò la propria avanzata e scese in Italia, conquistando città importanti come Aquileia, Padova, Verona, Milano e Pavia.
Secondo quanto viene tramandato, il sovrano meditava di spingersi fino a Roma quando venne raggiunto da un’ambasceria guidata dal pontefice Leone I, che fu papa dal 440 al 461. La leggenda racconta che il pontefice, apparso con la spada di Dio, riuscì da solo a convincere Attila a rinunciare al proposito di devastare la città di Roma. Sebbene sia storicamente accertato l’incontro con l’ambasceria papale, la decisione di Attila di non procedere oltre sarebbe stata in realtà determinata da motivi legati alla difficoltà dell’impresa.
Attila morì nel 453 e, con la sua scomparsa, anche il suo impero iniziò progressivamente a dissolversi, perdendo nel tempo quella compattezza e quella forza che il sovrano era riuscito a costruire durante il proprio regno.
Eleonora Morante
PER APPROFONDIRE:
M. Bocci, Attila. Il flagello di Dio, Rusconi libri 2019
A. Giardina, G. Sabbatucci, V. Vidotto, Manuale di storia. Il Medioevo, Laterza 1988
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