
Ogni anno, per i videogiocatori, è l’anno della svolta e delle uscite più attese. E non parlo dei giocatori singoli, ma dell’intera comunità internazionale, anche dal punto di vista dei sviluppatori e della critica giornalistica.
Non faremo grandi proclami oggi, ma possiamo dire che Febbraio 2025 sarà interessante per i giocatori appassionati di storia e di storie: Civilization VII è sicuramente uno dei titoli più tenuti d’occhio, ma Assassin’s Creed Shadows gli tiene buona compagnia (o cattiva, se siete fan del gossip e delle polemiche).
E poi c’è Kingdom Come Deliverance II.
Nel primo gioco, uscito nel 2018, avevamo lasciato il nostro protagonista Henry in partenza con il suo compagno d’armi Hans Capon (basato su Jan Ptáček di Pirkštejn) per una missione di vitale importanza. In questo nuovo titolo, ambientato sempre in Boemia nei primi anni del 15° secolo, ritroveremo i due in viaggio, alla guida di un manipolo di uomini, verso il Castello di Trosky per incontrare Sir Otto (la versione videoludica di Ottone III di Bergow). Naturalmente, nella miglior tradizione dell’inizio dell’avventura di un qualsiasi personaggio, che sia esso protagonista di un videogioco, di un film o di un libro, le cose andranno ben presto drammaticamente male.

Un inizio turbolento, che a seconda del media ha funzione diverse. In Kingdom Come, come in diversi altri videogiochi, le parti iniziali del gioco hanno la funzione di far prendere la mano al giocatore con le meccaniche di interazione, di movimento e di combattimento. Un tutorial che ci permetterà di prendere la mano sia con i comandi che conosciamo già, sia con le modifiche apportate in questo secondo capitolo. Per risolvere il “problema” del fatto che il nostro personaggio, anche se siamo all’inizio dell’avventura, viene da un gioco precedente e quindi in teoria è già ben addestrato e potrebbe essere in possesso di alcune tipologie di conoscenze (ricordiamo che ci troviamo in presenza di un gioco di ruolo, quindi ciò che il nostro personaggio è in grado di fare dipende dalle scelte fatte da noi giocatori), gli sviluppatori hanno usato uno stratagemma classico in titoli come questo: un trauma fisico e mentale, che mette fuori gioco il protagonista per qualche tempo, per cui necessita di un periodo di riposo che gli fa “dimenticare” le proprie capacità, come ad esempio la manualità nello scassinare le serrature. Il nostro Henry si ritroverà così a dover rimparare da capo le varie abilità necessarie alla sua sopravvivenza, come appunto lo scassinare, l’alchimia, la dialettica.
Le meccaniche di gioco restano molto simili a quelle del primo titolo, a cui vi consigliamo di giocare prima di cimentarvi con questo, di cui è un seguito diretto e che parte dal presupposto che conosciate le vicende ed i personaggi della storia. Ma non possono non saltare all’occhio le migliorie apportate, soprattutto al sistema di combattimento, che trasmettono il messaggio che gli sviluppatori abbiano ascoltato i consigli e le lamentele di chi ha giocato, analizzato e, a volte, perfino buggato all’inverosimile il primo capitolo.
Nonostante il deperimento fisico di Henry, rimane comunque un guerriero avvezzo alle battaglie, sia all’arma bianca che con l’arco. Non avremo le difficoltà riscontrate all’inizio nel titolo precedente, dunque, ma potremmo comunque migliorare il nostro stile, prendendo confidenza con i comandi e migliorando la nostra abilità. Anche il gioco ci viene incontro, tenendo il bersaglio più centrato nello schermo e togliendo dalla nostra visuale diverse impedimenti presenti nel primo capitolo, come le limitazioni alla vista dovute all’indossare determinati tipi di elmi.
Anche diverse delle abilità che possiamo imparare hanno subito dei cambiamenti (un altro dei motivi per cui si è reso necessario disimpararle). Pur rimanendo essenzialmente le stesse, sono state rese più accessibili e divertenti, rendendo meno tedioso il loro utilizzo rispetto a prima. Alcune sono state anche potenziate, come l’alchimia, che ci permetterà di creare pozioni o veleni che, al popolo o ai nostri nemici, daranno l’impressione di trovarsi davanti ad una persona con capacità al limite dell’umano.

Ma non preoccupatevi, Warhorse Studios ha mantenuto fede alle premesse del primo Kingdom Come Deliverance. Il nostro Henry vivrà le sue avventure in una Boemia il più attinente possibile alla verità storica. Niente fantasy, niente magie o mostri, al massimo potremmo incontrare qualche esponente di culti pagani o eretici, che evocano demoni o partecipano a strani riti, per poi ritrovarci il mattino dopo con i postumi di una sbornia o dovuti all’uso di qualche strano fungo datoci dalle “streghe”. Allo stesso tempo, incontreremo pochi personaggi storici, tuttalpiù quelli con cui interagiremo saranno basati su di essi, permettendo così agli sviluppatori di far evolvere il loro rapporto con il nostro protagonista in modo realistico ma senza paura di far arrabbiare gli storici più intransigenti.
Una aderenza che potremmo trovare anche e soprattutto negli ambienti e nelle interazioni con i personaggi non giocanti. I luoghi che visiteremo, in primis Kutná Hora e l’attuale parco nazionale Paradiso Boemo, sono stati ricreati il più fedelmente possibile alle loro controparti reali del 15° secolo, e gli usi, costumi e relazioni degli abitanti sono già considerati, alla pari del precedente capitolo, un esempio di trasposizione fedele di elementi reali all’interno di un media.
Dal punto di vista tecnico, ci troviamo davanti ad un gioco nella media. Non è certo un gioco Tripla A, ma il comparto grafico si comporta egregiamente, pur con qualche sbavatura in determinate situazioni. Gli elementi che hanno bisogno di essere rivisti sono sicuramente gli effetti di luce nelle zone ampie dell’open world. I limiti si rendono più evidenti infatti andando avanti nel gioco, quando lasciata l’area iniziale (e la sezione tutorial) è possibile esplorare liberamente ed interagire, anche in modo violento, con gli abitanti dei villaggi. Il gioco risulta più inquadrato e guidato rispetto al primo capitolo, con diverse limitazioni anche alle interazioni fisiche con il mondo di gioco. Ma al day one sono già disponibili aggiornamenti e migliorie, che risolvono anche alcuni bug che, in determinate condizioni, renderebbero impossibile continuare il gioco.
Un titolo che sicuramente consiglio a tutti, ma solo dopo aver giocato al titolo precedente, che trovate tranquillamente nei vari store digitali in sconto proprio per sfruttare il rilascio del secondo capitolo.
Dario Medaglia
SHARE THIS STORY ANYWHERE
Join the community
Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.
social media
Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!

