Come si raggiunge l’oggetto del proprio desiderio? Quali sono le virtù e i valori da mettere in pratica per conquistare la persona amata? Qual è il codice di comportamento da seguire?

Nobiltà d’animo, liberalità, disponibilità all’amore e prontezza d’ingegno sono le qualità racchiuse all’interno del codice di comportamento cortese. La cortesia nasce in Francia e si diffonde rapidamente nel resto dell’Europa nel corso del XII secolo. Essa unifica, in un rigido sistema di comportamento, tutte le virtù che, nel mondo medievale e cavalleresco, un uomo di corte deve possedere.

Ben presto il codice cortese penetra all’interno del sistema letterario, dando vita alla letteratura provenzale d’amore e ai romanzi cavallereschi. Già nel XIII secolo il modello cortese arriva in Italia e viene subito riadattato alla multiforme e mutevole realtà comunale e mercantile, tanto diversa rispetto al contesto feudale e aristocratico in cui il codice cortese viene messo a punto. Nella letteratura italiana il modello viene ripreso dalla Scuola siciliana e dallo Stilnovismo. Erede di questa affascinante tradizione, è lo stesso capolavoro boccacciano, il Decameron.

 La cortesia rappresenta il perno ideologico intorno al quale la maggior parte dei protagonisti delle novelle di Boccaccio regolano le proprie azioni e il proprio atteggiamento. Nel Decameron la cortesia viene vista come una virtù relazionale. Sapersi comportare in maniera cortese significa innanzitutto distinguersi da chi appartiene a un ceto inferiore al proprio. Tuttavia la cortesia non appartiene alla sola aristocrazia. Al contrario, l’elevatezza dello spirito e l’atteggiamento liberale dipendono dalla nobiltà d’animo, non da quella di nascita. È questo il fulcro ideologico del discorso della giovane vedova Ghismunda, protagonista della novella 1 della IV giornata, sorpresa dal padre Tancredi, principe di Salerno, mentre intrattiene una relazione sentimentale con Guiscardo, membro della sua corte e da lui ritenuto inferiore e indegno. Ghismunda, forse una delle eroine più importanti del Decameron, nel difendere il suo amore e soprattutto la scelta dell’amante, diventa protagonista di un meraviglioso discorso in cui invita il padre ad osservare bene i nobili membri della sua corte e a confrontare il loro atteggiamento villano alle straordinarie virtù mostrate dal suo Guiscardo. La giovane vedova col suo discorso riesce quindi a dimostrare come la cortesia sia una virtù che non si ottiene con la nascita bensì con l’educazione e con i meriti.

 La cortesia ha dunque un ruolo fondamentale all’interno delle relazioni amorose che mirano alla perfezione del sentimento. Essere cortesi significa assumere un atteggiamento liberale e generoso nei confronti della donna amata. Di conseguenza le virtù cortesi si contrappongono ad ogni tipo di comportamento avaro e villano. Lo dimostra perfettamente la novella 5 della III giornata, dove il protagonista Riccardo, soprannominato Zima per la sua eleganza e i suoi modi, riesce a conquistare la donna amata, moglie dell’avaro Francesco Vergellesi, proprio grazie alle virtù cortesi. La novella si basa sul contrasto tra i due diversi codici di comportamento dei protagonisti maschili. L’avaro Vergellesi, consapevole dell’amore di Zima per sua moglie, vuole approfittarne e sfruttare questo sentimento per farsi donare un cavallo da quest’ultimo. Riccardo, chiede come ricompensa per il dono di poter trascorrere un po’ di tempo in compagnia della donna amata. Vergellesi fa questa concessione, ma, nel tentativo di ingannare Zima, impone alla moglie il silenzio per tutta la durata dell’incontro. Il protagonista, resosi subito conto dell’inganno, riesce comunque a conquistare la donna mettendo in scena un dialogo d’amore in cui recita contemporaneamente il proprio ruolo e quello dell’amata. La cortesia di Zima, la sua liberalità e la capacità di esprimere in maniera limpida e chiara i propri sentimenti sconfiggono l’avarizia del suo nemico e spingono la donna ad innamorarsi di lui, risvegliando dei sentimenti che mai prima aveva provato.

Con il passaggio dall’ambiente feudale e aristocratico di partenza a quello mutevole e dinamico dell’Italia dei comuni, il modello cortese subì inevitabilmente degli adattamenti. È chiaro che gli atteggiamenti aristocratici, smodatamente liberali e improntati allo splendore e alla magnificenza, entrano in contrasto con la logica mercantile, calcolatrice e borghese. I due modelli di comportamento finiscono per convivere all’interno della stessa opera, non senza contraddizioni e divergenze

Infatti, se da un lato il Decameron è un’opera conosciuta come epopea dei mercanti, per la netta prevalenza di personaggi provenienti dal ceto mercantile e borghese, dall’altro non si può negare che molti degli atteggiamenti dei membri della brigata siano improntati a moduli di comportamento cortesi ed aristocratici. Per questa ragione accade spesso che i due modelli (quello feudale e quello comunale) si sovrappongano, generando passaggi problematici all’interno dell’opera. È quello che succede nelle novelle 8 e 9 della V giornata, con protagonisti rispettivamente Nastagio degli Onesti e Federico degli Alberighi. Entrambi, nel tentativo di conquistare le donne amate, si spingono troppo oltre nell’applicare il principio della liberalità e finiscono per spendere smisuratamente, fino a dilapidare completamente il loro patrimonio. Dunque, se è vero che le virtù cortesi trovano la loro massima applicazione nelle vicende d’amore, d’altra parte è veramente cortese soltanto colui che sa essere ponderato e razionale. Al di fuori di ogni controllo e misura, il sistema cortese rischia infatti di diventare pura pazzia.

Quest’ultimo caso ci aiuta anche a comprendere che il Decameron si presenta come un’opera problematica, che spinge continuamente il lettore ad una riflessione su quanto narrato. Ben lontano dal fornire aprioristicamente una morale, Boccaccio invita di volta in volta il fruitore a problematizzare il testo, a riflettere e a partecipare attivamente alla narrazione.

 Antonia Paudice

 

Per approfondire:

GIOVANNI BOCCACCIO, Decameron, a cura di AMEDEO QUONDAM, MAURIZIO FIORILLA e GIANCARLO ALFANO, Bur, Milano 2017

ALFANO GIANCARLO, Introduzione alla lettura del «Decameron» di Boccaccio, Editori Laterza, Roma 2019

 

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Written by : Redazione

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