Nello scorso articolo vi abbiamo parlato di Aradia, il Vangelo delle Streghe e di come quest’opera di Leland abbia dato il via ad una catena di eventi che avrebbe portato a dar vita ad una nuova forma di medievalismo religioso, la Wicca. Oggi parleremo del secondo step in ordine temporale che ha tentato di legittimare le radici storiche della religione delle streghe. Ma com’è stato possibile? Grazie ad una studiosa, ad un’egittologa per la precisione, che con le sue manipolazioni ha fatto sì che fosse accreditata l’esistenza della stregoneria nel periodo medievale. 
Margaret Alice Murray (1863-1963) fu un’antropologa ed egittologa britannica, ben nota negli ambienti accademici per i suoi contributi di Egittologia e studio del folklore. E, malgrado la sua reputazione come storica della stregoneria fosse scarsa e Murray fosse aspramente criticata, le sue opere divennero bestseller popolari dal 1940 in poi.

La più nota e controversa eredità di Murray fu il libro The Witch-Cult in the Western Europe, pubblicato nel 1921. L’egittologa sostenne, nella sua tesi, che ci fosse un modello comune di resistenza segreta pagana alla Chiesa cristiana in tutta Europa, e che la caccia alle streghe e, in particolar modo, le prove presentate durante i processi non fossero state il risultato di un delirio superstizioso e di pressioni sociali, ma un tentativo da parte della Chiesa cattolica (e più tardi dei nascenti protestanti) di eliminare una setta rivale. Sostenne, inoltre, che le credenze pagane e le religioni di epoca neolitica continuassero ad essere segretamente praticate durante il periodo medievale e che si compissero ancora sacrifici umani.
L’opera risente in modo evidente dell’influenza de La Sorcière (pubblicato in inglese come Satanism and witchcraft, “satanismo e stregoneria”), un componimento letterario del 1862 di Jules Michelet, secondo il quale la stregoneria medievale fu un atto di ribellione popolare contro l’oppressione del feudalesimo e della Chiesa cattolica romana, che prese la forma di una religione segreta ispirata al paganesimo e organizzata principalmente da donne.
A sostegno di ciò, la Murray sceglie di analizzare dei processi avvenuti durante la grande caccia e adopera quindici fonti primarie, per la maggior parte opuscoli inglesi o scozzesi che descrivono processi famosi.
Riportiamo, a titolo esemplificativo, l’analisi che la Murray fece dei processi del Somerset nel 1664 dove cita la testimonianza di Elizabeth Styles:
Per solito ai loro convegni hanno vino o buona birra, dolci, carne e cose simili. Quando sono in sembianze umane mangiano e bevono realmente, ballano e fanno musica. L’uomo in nero siede a capotavola e generalmente Anne Bishop è accanto a lui […]. Prima di mangiare egli dice alcune parole, la sua voce è udibile ma assai bassa.
L’autrice non cita la frase immediatamente precedente: “A ogni incontro lo Spirito svanisce, stabilisce il luogo e il tempo del prossimo incontro e, quando se ne va, rimane un odore immondo”; né si trova menzione alcuna di altri dettagli forniti dalla stessa testimone, poiché Elizabeth Styles disse che, solitamente, il diavolo le si presentava sotto forma di un cane, di un gatto o di una mosca. Il maligno forniva inoltre ai suoi seguaci un olio con cui ungere fronte e polsi, che rendeva loro possibile di essere trasportati da un luogo ad un altro. La donna aggiunse anche che alle riunioni talvolta partecipavano solo gli spiriti delle streghe, mentre i loro corpi rimanevano a casa.
La Murray fu certamente consapevole dell’elemento fantastico nelle confessioni da lei riportate, ma riuscì, manipolando le fonti, a dare l’impressione che esistesse realmente, a partire dal Medioevo, una religione delle streghe con congreghe, riti e credenze proprie, che si contrappose strenuamente al cristianesimo.
Nel suo The God of the Witches del 1933, chiaramente scritto per un pubblico più ampio rispetto ai lettori standard dei suoi lavori accademici, ampliò le sue affermazioni riguardo al culto delle streghe. Secondo l’autrice, fino al XVII secolo una religione più antica del cristianesimo continuò ad esistere in tutta l’Europa occidentale, raccogliendo adepti in ogni ceto sociale. Essa era incentrata sull’adorazione di un dio bifronte e cornuto, conosciuto dai Romani come Diano. A livello pratico, il dio era rappresentato da un personaggio cornuto che presiedeva le riunioni delle streghe, il quale fu scambiato dagli inquisitori per il diavolo, conclusione che li portò ad associare la stregoneria ad un culto satanico.
Il mantenimento del culto di Diano fu un’opera di una razza aborigena, spinta a nascondersi da ondate successive di invasori. Questi profughi erano di piccola statura e in ciò consisteva la realtà sottesa alle storie «della piccola gente» o delle fate. Nonostante la loro condizione errante, mantennero sufficienti contatti con la popolazione comune per trasmettere gli elementi essenziali della loro religione. Le streghe furono le loro seguaci e le loro eredi intellettuali.
L’organizzazione del culto dianico era basata sulla congrega locale di streghe, che consisteva sempre di tredici membri, dodici membri ordinari, maschi e femmine, e un ufficiale. I componenti di una congrega erano obbligati a partecipare sia alle riunioni settimanali “esbat” sia alle assemblee o ai sabba. Le adepte seguivano una disciplina severa: la mancata partecipazione ad un incontro o il mancato adempimento delle istruzioni ricevute comportavano una punizione corporale tale che a volte il colpevole ne moriva.
Durante tutto il Medioevo il culto dianico fu la religione dominante ed il cristianesimo poco più di un velo superficiale. Fu solo con l’avvento della Riforma che il cristianesimo si diffuse tra la popolazione, tanto da poter sferrare un attacco aperto al culto rivale e da cui derivò la grande caccia alle streghe.
Nonostante i lavori di Norman Cohn e di altri studiosi mostrano la fallacia delle opere della Murray, l’egittologa venne considerata da molti come una delle maggiori esperte sulla stregoneria. Questo deve portarci a riflettere, soprattutto sull’importanza delle fonti e del loro studio, affinché non ci siano più manipolazioni o distorsioni della storia e, di conseguenza, credenze infondate sul Medioevo e su ciò che realmente gli appartiene.

 

Martina Corona

 

Per approfondire:
KINLOCH G.R. (a cura di), Reliquiae Antiquae Scoticae, illustrative of civil and ecclesiastical affairs, Thomas G. Stevenson, Edimburgh 1848.
GLANVILLE JOSEPH, Saducismus Triumphatus, London 1689.
MURRAY MARGARET, The Witch-cult in the Western Europe, Oxford University Press, Oxford 1921.
MURRAY MARGARET, The God of the Witches, Oxford University Press, Oxford 1933.
MURRAY MARGARET, The Divine King in England, Oxford University Press, Oxford 1954.

 

ph. Credits: Pietro Nume