La serie di articoli che inizia con quello di oggi, e che ci terrà compagnia per il prossimo mese, analizzerà la creazione “ex novo” di questa religione, molto in voga nel XX e soprattutto nel XXI secolo, che trova la sua origine, secondo i seguaci, nel corso del Medioevo. Il caso della Wicca è emblematico, non solo per quanto riguarda il medievalismo religioso, ma anche sotto il punto di vista storiografico e rende, a mio parere, ancora più importante lo studio ed il confronto con le fonti utilizzate per creare questa fede.
Com’è stato possibile dare vita a un fenomeno di questa portata? La risposta giusta sarebbe con il tempo e con l’ausilio di personalità che hanno iniziato, dato credito e continuato, un percorso sulla falsa riga della veridicità storica. Per analizzare questa religione oggi partiremo dalle origini, ovvero da Charles Godfrey Leland e dal suo Aradia, il Vangelo delle Streghe (Gospel of Witches), per poi continuare nelle prossime settimane con Margaret Murray e la manipolazione delle fonti, Gerald Gardner e l’inizio di una nuova era e, per finire, Wicca, la religione delle streghe.
Aradia, il Vangelo delle Streghe è una collezione di miti, leggende, rituali, incantesimi, invocazioni e scongiuri raccolti in Toscana, verso la fine del XIX secolo, da Charles Godfrey Leland, studioso americano di folklore.
Il lavoro di Charles Godfrey Leland (1824-1903) sulla stregoneria italiana rappresenta il completamento di una serie di ricerche volte a documentare la sopravvivenza di antiche tradizioni pagane nella cultura dell’Italia contadina. Come ci informa lo stesso autore nella sua prefazione, egli iniziò a documentarsi sulla sopravvivenza della mitologia etrusca e romana nelle tradizioni dei contadini della Romagna Toscana, a partire dal 1886. Attraverso queste indagini Leland fu introdotto nell’universo culturale delle streghe toscane da una donna di nome Maddalena, di cui non si hanno precisi riferimenti storici e che si rivelò essere proprio una fra le streghe residenti nella regione, da lui assunta come informatrice sulle arti occulte e alla quale affidò il compito di raccogliere tutti i dati possibili riguardo le tradizioni dei tempi antichi a loro ancora note. Tra le molteplici nozioni raccolte sicuramente la più importante fu una copia, trascritta da Maddalena, del Vangelo delle streghe, un manoscritto, che l’autore riporta integralmente nella sua opera, contenente la dottrina, le credenze e rituali della “stregheria” italiana, risalente a prima della “grande caccia”.
Il materiale si incentra sul mito di Aradia, figura sconosciuta nella mitologia romana, figlia di Diana, mandata dalla dea sulla terra per insegnare le arti magiche agli oppressi (“Tu sarai la prima strega, / La prima strega divenuta nel mondo. / Tu insegnerai l’arte di avvelenare, / di avvelenare tutti i signori, / di farli morti nei loro palazzi, / di legare lo spirito dell’oppressore.”) e costituisce, nell’interpretazione dell’autore, il nucleo centrale della “vecchia religione” tramandata e preservata tra il ceto contadino dell’Italia ottocentesca.
Quando Aradia fu pubblicato nel 1899, la reazione generale dei critici fu sostenere che Maddalena avesse inventato il materiale per soddisfare la richiesta di Leland. Nonostante il ruolo decisivo avuto dal Vangelo nel revival pagano contemporaneo, gli storici hanno negato che questo testo possa costituire una prova della sopravvivenza in Italia di un culto delle streghe che veneri Diana. Nel suo libro Jeffrey Russell definisce Aradia come “[…] una mescolanza di stregoneria, eresia medievale, concetti derivanti dalla caccia alle streghe e radicalismo politico”.
La critica più articolata di Aradia è stata sviluppata dallo storico Elliot Rose nel suo libro A Razor for a Goat (1962). La critica di Rose prende inizio da un’analisi formale del testo per dimostrare che Aradia, anziché essere una testimonianza di autentiche tradizioni magiche a sfondo pagano, è in realtà un prodotto delle eresie medievali. Lo storico ritiene di riconoscere nei vari stili del Vangelo, dalla filastrocca popolare allo stile “verboso e ampolloso”, un fattore che contribuisce a renderlo un mero “prodotto d’arte”. Passa poi ad analizzarne i contenuti dimostrando che l’opera rivela in realtà un insieme di idee riconducibili alle eresie dei Catari, dei Valdesi e dei Luciferani.
Ma, a prescindere dalla ricezione dell’opera, l’influenza di Leland sul revival wicca si manifesta non solo nella concezione di stregheria come antica religione, ma anche nell’incorporazione di alcuni elementi di Aradia nei riti wiccan. Nel formulare il suo sistema di pratiche religiose, ad esempio, Gerald Gardner, fondatore della nuova religione, ha infatti utilizzato i passi del Vangelo in cui Aradia istituisce il rito del plenilunio per elaborare il rituale conosciuto come The Charge of the Goddess (l’Incarico o il Lascito della Dea).
In conclusione, possiamo vedere come la “vecchia religione” descritta da Leland abbia esercitato un’influenza notevole sui movimenti magici contemporanei, ergendosi a “guida” delle correnti stregoniche e per le opere della studiosa inglese Margaret Murray, di cui parleremo nel prossimo articolo.
 
Martina Corona
 
Per approfondire:
LELAND CHARLES G., Aradia, Il Vangelo delle Streghe, Leo S. Olshki Editore, Città di Castello (PG) 1999.
ROSE ELLIOT, A Razor for a Goat, University of Toronto Press, Toronto 1962.
RUSSELL JEFFREY B., A History of Witchcraft, Thames and Hudson, Londra 1980.
VALIENTE DOREEN, An ABC of Witchcraft, Past & Present, St. Martin’s Press, New York 1973.
ph. Credits: Pietro Nume