Se parliamo di economia basso medievale, non possiamo non citare Francesco di Marco Datini, uno dei più importanti mercanti italiani. Di classe borghese, egli merita non solo per la vastità delle sue attività bancarie e finanziarie, ma soprattutto per il suo archivio, custodito nell’Archivio Storico di Prato. Infatti, dal suo casellario ci è giunta una lettera di cambio di piccole dimensioni che rendeva possibile il trasferimento di denaro a distanza. Ad accompagnare Francesco Datini in questa avventura incontriamo anche il mercante-banchiere Antonio Neve. I due protagonisti ci hanno lasciato una lettera del 5 febbraio 1410, scritta in un linguaggio tecnico, non del tutto comprensibile ma non così impossibile da decifrare. 

 

[1]  Al nome di Dio, a dì 5 di febrao 1410

[2] Pagate, per questa prima lettera, a dì 16 vista, a Guirardo Catani, libre                quatrociento otantatre, soldi dodixi, denari cinque, cioè 1b. 483, s. 12, d, 5               barzelonesi; sono per franchi 617, soldi 7, denari 8 a oro, avuti da noi stesi, a soldi 15 denari 8 per franco. [3] Fatene buon pagamento e ponete a conto di Bartolino di Nicolao Bartolini di Parixi. [4] Cristo vi guardi. [5] Pagate a dì sedici vista.

 [6] Antonio di Neve di Monpulieri, salute.

Aciettata, dì 15 febrayo 1409.

La lettera di cambio è un documento che prevede il cambio in due valute. Nel caso specifico che stiamo analizzando, quello di Datini-Neve, si tratta di: la lira di Barcellona e il franco della Francia, dove il tasso di cambio era regolarmente indicato a “soldi” mentre ad oggi i costi bancari s’intendono sotto il termine di “commissione bancaria”.

Vediamo ora quale operazione viene effettuata con la lettera del 5 febbraio 1410. Da parte di Antonio di Neve risulta un pagamento a distanza (pagate…a Guirardo Catani [2]) a favore di Gerardo Cattani, un mercante beneficiario dell’operazione.

Possiamo notare che la somma è indicata prima in lettere poi in numeri, introdotti dal cioè: ovvero, una regola che rispettiamo anche noi, quando compiliamo un bollettino postale o altro. 

Come si facevano gli scambi su lunga distanza?

A disporre un versamento al lucchese Cattani, non è Antonio di Neve ma un suo cliente, (Bartolino di Nicolao Bartolini di Parixi [3]), il quale aveva versato la somma a Antonio di Neve come dichiarato nella lettera (avuti da noi stesi ),

Sono quattro i soggetti di questa lettera:  il datore (Bartolini), colui che versa il denaro; il prenditore o traente (Antonio di Neve, colui che emette l’assegno), che riceve (prende) la somma in Montpellier e scrive la lettera di cambio (trae); il beneficiario (Cattani), che preleva la somma, in valuta a Barcellona, presso il pagatore o trattario (Datini), cioè colui che riceve la lettere di cambio e paga il beneficiario, secondo il seguente schema

prima piazza (Montepellier):  datore → prenditore o traente (di Neve)

seconda piazza (Barcellona):  beneficiario (Cattani) ← pagatore o trattario (Datini)

Una lettera di cambio poteva anche essere rifiutata o protestata. Nel caso in cui il datore Bartolino o il traente (Antonio Neve) non fossero stati affidabili, la compagnia Datini di Barcellona avrebbe potuto rifiutare il pagamento.

Dalla lettera si nota che l’accettazione è il 15 febbraio 1409, mentre la lettera riporta la data del 5 febbraio del 1410. Questo non è un errore. La lettera, infatti, impiega 10 giorni da Montpellier a Barcellona nel febbraio del 1410 e il banco di Datini usa la datazione secondo lo stile di Firenze, dove si faceva iniziare l’anno non il 1° Gennaio, ma 3 mesi più tardi. 

Nel Medioevo anni e giorni si contavano in maniera differente in tutta Europa, come vi abbiamo spiegato qui.  

La lettera di cambio si dimostrò uno strumento particolarmente utile, come è facile intuire, e che si diffuse in tutto il territorio occidentale. Grazie alla sua diffusione aumentò un’economia di mercato basata sulla compravendita di merci. Gli scambi commerciali avevano proprio come presupposto la circolazione della moneta accettata tra le parti della transazione. Il venditore registra il suo credito nei libri contabili del mercante-banchiere che aveva emesso la lettera. Il commerciante – acquirente – era obbligato nei confronti del mercante – banchiere – a restituire la somma presa in prestito con l’aggiunta di un interesse. 

L’invenzione della lettera di cambio, come abbiamo potuto vedere, rese agevoli gli scambi commerciali sia su brevi che su lunghe tratte e si impose come nuovo metodo di pagamento sul mercato. E per noi, oggi, grazie all’archivio Datini sono diventate anche un’importante fonte per comprendere la storia economica del Basso Medioevo.

 

Valentina Gelsomina Maisto

 

Per approfondire: 

  1. Melis, Documenti per la storia economica dei secoli XIII- XVI, Olscki, Firenze 1972 
  2. Melis, La banca pisana e le origini della banca moderna, a c. di M. Spallan e Monnier, Firenze 1987
  3.  Archivio storico di Prato. Fondo Datini

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Written by : Redazione

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