
Raramente ci soffermiamo a riflettere su come nomi di luoghi, strade, nomi propri di persone, cognomi, insomma l’onomastica in generale, possano avere dei chiari rimandi al Medioevo sia a quello vero che a quello “inventato”. Come spesso ci capita di scoprire, il Medioevo pervade le nostre vite più di quanto immaginiamo. Ma quanto si è consapevoli di questa invasione medievale nell’onomastica? Che ragionamenti ci sono nella scelta di chiamare la propria figlia Ginevra? Semplice moda? Conoscenza, omaggio, reverenza nei confronti della moglie di re Artù? Magari il pensiero è rivolto alla città svizzera?
Queste sono le domande, assieme a molte altre, che si pone Enzo Caffarelli nel suo volume L’anima medievale nei nomi contemporanei (Olschki 2024).
L’autore, fondatore della Rivista Italiana di Onomastica-RIOn, contribuisce in maniera significativa allo studio dell’onomastica in particolare nei settori dell’antroponimia, della toponomastica, dei crematonimi, delle mode onomastiche e molto altro. La scelta di dedicarsi a questa branca di studi è sicuramente inusuale e, se si pensa che Caffarelli decide di indagare il rapporto col Medioevo, il risultato è un volume unico nel suo genere.
L’analisi proposta dall’autore non tralascia nessun aspetto dell’onomastica.
Dopo un’introduzione obbligatoria sui concetti di Medioevo, Medievalismo e la terminologia specifica di questa branca di studi, l’autore inizia la sua analisi dai nomi di strade o quartieri (odonominia, per gli addetti ai lavori) di alcune città italiane.
S’inizia con Roma che, per quanto il suo passato medievale non sia facilmente visibile, questo viene omaggiato principalmente attraverso i nomi delle strade. Per chi vive in questa città strade come Viale Gregorio VII, Via Cola di Rienzo, Via Lorenzo il Magnifico, Via Cristoforo Colombo, sono assai note; forse più per essere affollati snodi di traffico automobilistico che per i personaggi a cui sono legate. In pochissimi sanno che molti nomi di queste vie sono stati dati in epoca fascista, dato interessante che rimarca ulteriormente una doppia anima del fascismo: esaltazione del passato imperiale di Roma e del frammentario ma “libero” Medioevo. Caffarelli analizza anche altre città: Firenze, Milano, Palermo, Bologna, ecc. A fine capitolo si trovano interessanti tabelle che riportano la frequenza sul territorio italiano di nomi di strade dedicati a personaggi medievali: Dante e San Francesco dominano la classifica, che stupisce in negativo per la rarità di donne medievali a cui sono titolari di strade.
Successivamente, con la toponomastica si passa a un interessante focus sul recupero fatto da diversi borghi dei loro toponimi medievali, per svariate ragioni, tra le quali spicca quella commerciale. A questo aspetto si lega il capitolo dedicato alla rievocazione storica in senso ampio, che va a rimarcare come sagre, palii e ricostruzioni storiche siano frutto di una riscoperta novecentesca (in particolare, guarda caso, avvenuta sotto il fascismo) e che i legami con l’epoca medievale, sempre indagati attraverso i nomi, sono spesso molto labili se non inesistenti.
La parte più corposa del libro si concentra sui nomi e cognomi della popolazione italiana che hanno rimandi al Medioevo tout court, che siano di origine latina o germanica, che facciano parte della letteratura cavalleresca o meno. Quindi sappiate che se il vostro cognome è Rossi/Rosso/Russo probabilmente deriva da un soprannome medievale, magari dato a chi aveva capelli o barba rossicci, oppure a chi presentava evidenti chiazze rubiconde sul viso per motivi che andavano dall’eccessivo consumo di alcol a una qualche forma di dermatite. Ma lascio a voi la scoperta se il vostro nome o cognome (o entrambi) possono essere rimandati al mondo medievale, attraverso la lettura del libro.
Un altro aspetto interessante portato alla luce da questo volume è l’uso di nomi medievali che caratterizzano attività commerciali e sociali. Numerosi sono i ristoranti che omaggiano il simpatico imbroglione del Decameron, Chichibio; o esercizi commerciali di vario genere che si rifanno a Dante e alle sue opere; o richiamo a elementi della leggenda arturiana, come la Tavola Rotonda e Avalon. Senza trascurare, nell’ultimo capitolo, l’analisi di Caffarelli dei nomi medievali o d’ispirazione presenti nei prodotti letterari, filmici, fumettistici ecc.
Volendo concludere, L’anima medievale nei nomi contemporanei di Enzo Caffarelli è un libro che mi sento di consigliare a chi già possiede una buona conoscenza del Medioevo, in particolare della branca che studia il revival di questo periodo storico, il Medievalismo, e desidera una prospettiva diversa che porterà a interrogarsi su quanto questo periodo storico, a livello conscio e inconscio, invada la nostra quotidianità.
Giulia Panzanelli
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