La recensione che vi propongo oggi non riguarda una nuova uscita, ma un volume che rappresenta una pietra miliare della ricerca storica sul Medioevo in Italia, giunto alla sua terza edizione: il libro in questione è L’eresia del male del professor Raoul Manselli. Pubblicato per la prima volta nel 1963, recentemente (2021) grazie all’editore Fuorilinea è stato dato nuovamente alle stampe arricchito di due ulteriori introduzioni scritte da Alfonso Marini e Felice Accrocca, oltre a quella storica di Paolo Vian.

Prima di passare alla recensione vera e propria, mi soffermerò brevemente sulla vita e gli studi di Raoul Manselli. Il nostro nasce nel giugno del 1917 a Napoli dove compie anche i suoi studi universitari e inizia a insegnare; negli anni 1942-1943 è a Brema presso l’Istituto Italiano di Cultura, ma ben presto rientra in Italia per unirsi ai partigiani. Nel 1946 è presso la Scuola Storica Nazionale dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo dove incontra il grande medievista Raffaello Morghen suo maestro. Tra i primi anni ’50 e i primi del ’60 fu professore nelle Università di Lecce, Perugia e Torino per poi tornare a Roma nel 1966 dove occupò la cattedra di Storia medievale che era stata del suo maestro. Manselli si spense improvvisamente a Roma il 20 novembre del 1984. Lo storico ha concentrato i suoi studi su diverse tematiche legate alla religiosità medievale, tra le quali troviamo il profetismo, l’eresia e San Francesco, tutti temi connessi fra di loro e che grazie a Manselli hanno assunto un nuovo carattere.

Ma di cosa tratta il libro?

Il titolo è di per sé esplicativo, infatti argomento principe del volume è l’eresia non una qualsiasi ma quella del male, ossia tutti quelle eterodossie che sono state caratterizzate da un forte dualismo ed essendo Manselli un medievista non poté non concentrarsi sul catarismo. Il volume per meglio indagare il fenomeno del catarismo prende le mosse dal suo antenato per eccellenza: il manicheismo. E da questa eresia Manselli parte a indagare il fenomeno del dualismo inteso come una manifestazione dell’inquietudine religiosa che animava il XII secolo e che s’innesta su una pratica religiosa orientale, e da qui appunto l’attenzione ai precedenti dualistici del catarismo, che forniscono al lettore attento un’ampia panoramica sulla religiosità cristiana. Quindi abbiamo cinque capitoli dedicati alla storiografia e alle eresie dualiste prima del catarismo, mentre i restanti sei indagano ogni aspetto dell’eresia dei buoni cristiani, dai suoi esordi alle sue divisioni fino agli ultimi residui dell’inizio del Trecento.

Secondo Manselli l’eresia medievale era animata da due correnti: una era rappresentata da un filone evangelico-spiritualistico che reagiva alla corruzione del clero proponendo un ritorno al modo di vivere proposto dai Vangeli, a una vita di povertà (per capirci questo era l’ideale di vita offerto dai valdesi). L’altro filone invece si identifica con le tendenze cataro-dualistiche che aspiravano sì a un ritorno alla vita prescritta dal Vangelo, ma miravano anche a un rinnovamento dottrinario del cattolicesimo, che era rifiutato in toto.

Manselli si spinge ancora oltre chiedendosi quale sia stato il ruolo del catarismo all’interno della spiritualità medievale e perché si sia estinto. Alla prima domanda risponde sostenendo che il catarismo è uno di quei mali necessari che hanno permesso il rinnovamento della Chiesa cattolica e il perfezionamento della sua cultura in chiave antieretica. Alla seconda risponde sottolineando che la mancata aderenza alla realtà della vita del catarismo, anzi la completa negazione della stessa, la mancata capacità di evolversi secondo le mutate esigenze dei fedeli e il contemporaneo sorgere degli ordini mendicanti hanno fatto sì, insieme ad altre ragioni ancora, che il catarismo scomparisse.

Ma veniamo alla mia esperienza con questo libro. Lessi il volume tempo fa per la tesi triennale, perché appunto non potevo prescindere dalla lettura de L’eresia del male, ma ricordo le difficoltà che incontrai leggendolo; ora, a distanza di anni, avendo accumulato un certo tipo di studi sono stata agevolata nella lettura. Si tratta di un testo imprescindibile per chi, come me, studia ed è appassionato di eresia, ma è anche un libro che senza avere le adeguate conoscenze alle spalle risulta, per quanto la sua lettura sia sempre godibile, di difficile comprensione. Leggendolo si apprezza e vede tutta la conoscenza, la capacità di ragionamento dell’autore che non solo ha costruito un volume magistrale, che è un caposaldo della saggistica sul Medioevo, ma è anche un libro che indaga l’animo umano medievale, perché Manselli è stato un attento indagatore del destino degli ultimi, degli eretici.

Vorrei quindi ringraziare la casa editrice Fuorilinea per aver ristampato questo volume che era ormai relegato alla conoscenza di pochi eletti, e aver reso più accessibile la conoscenza del pensiero di un grande storico come Raoul Manselli.

Giulia Panzanelli

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Written by : Redazione

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