
Il XIII secolo rappresenta un punto di svolta importante per studiare l’evoluzione degli eserciti medievali. Da un lato la rivoluzione commerciale stava facendo circolare sempre più moneta, dall’altro gli stati necessitavano di eserciti sempre più grandi e reclutabili in tempi brevi. Si stavano creando le condizioni ideali per lo sviluppo di guerrieri professionisti che si mettevano a disposizione dietro pagamento.
Un caso interessante è dato dall’assedio di Trento del 1201. Il vescovo Corrado da Biseno chiese a un suo vassallo, Briano da Castelbarco, signore della Val Lagarina (tra Verona e Trento), di assediare la città rivoltatasi al suo comando. In teoria l’esercito sarebbe dovuto essere reclutato tra i fedeli del vescovo, ognuno col proprio seguito. Tuttavia Briano si rivolse ai “milites” (termine che nel corso dei secoli cambia più volte significato, ma a quest’altezza cronologica sta ad identificare i professionisti della guerra, di solito nobili) veronesi. Individuati i migliori combattenti gli fu chiesto di “assoldare” 20, 30 o 50 uomini, disposti a servire. Il fatto che si chieda espressamente di assoldare uomini indica che la possibilità di esser pagati per combattere viene data per scontata.
Durante tutto il secolo, caratterizzato dalle guerre tra i comuni settentrionali e tra alcuni di loro e l’imperatore Federico II di Svevia, il fenomeno degli “stipendiarii” aumenta, diventando praticamente fatto corrente. Nel 1231 l’esercito della Lega lombarda è composto da 3.000 milites , 10.000 fanti, principalmente provenienti dai contadi e dalle città, e 3.000 balestrieri, tutti stipendiati. Ancora nel 1259 le città di Cremona, Mantova e Ferrara ingaggiano 1.200 cavalieri per attaccare Ezzelino III da Romano, signore della Marca Trevigiana e Veronese. Lo stesso Ezzelino utilizzerà, durante le sue campagne militari, non solo i fedeli, spesso pagati per convincerli a seguirlo, ma anche centinaia di cavalieri tedeschi, legati a lui da null’altro che il soldo.
Per il panorama italiano centrosettentrionale va segnalato un altro fatto: le lotte fra guelfi e ghibellini diedero una fortissima spinta al fenomeno del mercenariato. Se in un comune una parte riusciva a vincere e a far esiliare l’altra, non significava per forza la fine di quello schieramento. Spessissimo gli esiliati andavano a dare man forte agli alleati in altre città: un esempio sono i fiorentini guelfi che, persa la battaglia di Montaperti del 1260, furono espulsi dalla città. Essi si mossero per andare ad aiutare i guelfi a Modena e a Reggio Emilia nel 1264. Il punto interessante è che il limite fra alleato politico e mercenario è sottilissimo: spesso si chiedeva comunque un soldo per combattere, mentre altre volte la causa era così forte da parteciparvi senza chiedere nulla, soltanto una parte del bottino eventuale.
Nel resto d’Europa le cose non erano troppo diverse: un po’ ovunque gli obblighi militari feudali, che va detto rimasero ancora per lungo tempo, iniziarono a declinare. Sempre più spesso i fedeli disertavano le chiamate dei re, alludendo al fatto che i loro obblighi fossero limitati al proprio territorio. Molte volte usarono questa scusa per combattere dietro compenso, sebbene i vincoli li obbligassero a un certo numero di giorni e gratuitamente, mentre altre volte si rifiutarono di partecipare del tutto, pagati o meno. Un esempio è la chiamata del re di Francia Filippo III a Tours, per marciare contro un vassallo ribelle. Su quasi 3.000 cavalieri su cui il re poteva fare affidamento ne arrivarono solo 672. Bisognava reagire in qualche modo.
La rivoluzione commerciale e lo sviluppo dei centri urbani poteva essere una soluzione: quale che fosse la loro dimensione le città erano importantissime, per via degli uomini, del denaro e delle armi che contenevano. Ecco che re e principi iniziarono a chiedere sempre più spesso il loro contributo per la guerra: uomini armati, nella maggioranza dei casi arcieri e balestrieri, o denaro per poter assoldare gruppi
armati già pronti a servire. Nel 1233 il re Luigi IX di Francia riunì a Issoudun, comune della Francia centrale, a metà strada tra Parigi e Bordeaux, più di 3.000 uomini provenienti da comuni francesi.
Ma come si reclutavano gli uomini?
Per il Duecento disponiamo di moltissimi atti di reclutamento di soldati. Il metodo più usato era il contratto, un documento legale in cui venivano definiti lo stipendio di base, la durata dell’impegno, la percentuale del bottino. Un esempio di contratto sono gli “endetures de guerre”: un foglio con su scritto il medesimo testo, poi diviso in due in modo che una copia restasse a entrambe le parti. Tali contratti legavano fra di loro i signori e i capitani, ognuno seguito dai propri uomini. I capi militari si affidavano a dei loro fedeli, legati da obblighi o da uno stipendio, che a loro volta si affidavano ad altri sottoposti, legati allo stesso modo, che portavano propri fedeli, salariati del piccolo casato e braccianti agricoli che coltivavano le proprie terre. Quello che si creava, più o meno, era una sorta di schema ad albero di natale in cui tutti erano legati da obblighi di fedeltà, di contratto, di coercizione, e che rendeva l’esercito un insieme di gruppi più che un corpo unitario.
Insomma se da una parte gli obblighi militari-feudali rimasero, sempre più spesso essi saranno ottenuti mediante una contropartita in denaro, tutto ovviamente messo per iscritto. Censimenti, chiamate alle armi, approvvigionamenti, pagamenti: tutti compiti affidati ad esperti che muovevano gli ingranaggi del reclutamento. Nel 1277 Carlo I d’Angiò, divenuto re di Napoli, ordina ai suoi tesorieri di versare a un suo segretario 5 mila once d’oro per lo stanziamento di mercenari, cavalieri, scudieri e balestrieri a cavallo. Verranno stilati dei quaderni dove venivano segnati i nomi/soprannomi dei mercenari, la cifra versata, il giorno e il luogo del pagamento ed eventuali errori.
Siamo ancora agli inizi di questo fenomeno che tra Trecento e Quattrocento esplose, come potrete leggere in un prossimo articolo!
Riccardo Benfante
Per approfondire:
CONTAMINE PHILIPPE, La Guerra nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 2014.
GRILLO PAOLO e SETTIA ALDO, Guerra ed eserciti nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 2018.
TYERMAN CHRISTOPHER, Come organizzare una crociata, Milano, UTET, 2018.
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